SIENA, NULLA SARA’ COME PRIMA - LA FONDAZIONE AFFONDA E SPALANCA IL PORTONE AI PRIVATI

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

«This is the oldest italian bank, was founded in fourteenseventytwo, when Leonardo Da Vinci painted "L'Annunciazione"...». Banchi di Sopra, un caldo pomeriggio di luglio. Nella Babele umana che sciama nelle strade intorno a piazza del Campo, la guida spiega che vent'anni prima della scoperta dell'America i senesi avevano già una loro banca. Gli occhi di una ventina di anziani turisti americani, tutti con il cappellino giallo, scrutano silenziosi e increduli il palazzo che affaccia su piazza Salimbeni dove c'è scritto: Monte dei Paschi di Siena. Senza sapere che sta per cambiare tutto.

La notizia è che a Siena niente sarà più come prima. C'è chi può giudicare il termine «divorzio» un po' eccessivo, anche se ieri è finito un pezzo di storia. Soltanto fino a qualche mese fa sarebbe stato impensabile per la Fondazione mettere in discussione il proprio ruolo di azionista di controllo del Monte dei Paschi. Peggio: una bestemmia in chiesa. Ma la tempesta che si è abbattuta sulla banca, sulla città e sul Partito democratico non lasciava alternative alla rottura del cordone ombelicale fra il Monte e la Fondazione, cioè la politica.

L'ultimo schiaffo è arrivato con la decisione del tribunale di respingere la richiesta di sequestro di 1,8 miliardi alla giapponese Nomura, la banca con cui il Monte aveva stipulato il contratto sui derivati dello scandalo che ha travolto l'ex presidente Giuseppe Mussari e un gruppo di alti dirigenti dell'istituto. Così la giornata di lunedì 15 luglio sarà ricordata per la caduta dell'ultimo tabù: il vincolo che impediva ai soci privati di esercitare diritti di voto superiori al 4 per cento.

Per sperare nel risveglio del titolo in borsa e invogliare qualche compratore (italiano? straniero?) a farsi avanti non c'era altra strada. Con lo sconsiderato acquisto della Banca Antonveneta la Fondazione si è svenata: prima ha messo sul piatto tutti i soldi che aveva. Poi si è indebitata per un altro miliardo, nel tentativo di mantenere il controllo del Monte. E adesso che la situazione è ormai precipitata, da ricchissima che era, le sono rimasti sul groppone debiti per 440 milioni.

Novanta soltanto sono gli impegni già assunti che non ha potuto onorare, per mancanza di soldi. Dieci al Comune, 25 alla Provincia... Bei tempi, quando la Fondazione Montepaschi era il bancomat del territorio: un miliardo distribuito in dieci anni. Peccato che siano irrimediabilmente finiti. Non bastassero i debiti, c'è anche la crisi della controllata Siena Biotech, nonché la situazione della società immobiliare Sansedoni alle prese con un indigesto affare immobiliare a Roma nella zona di Casal Boccone ereditato dal gruppo Ligresti. Insomma, un macello.

Quell'ente controllato finora dal Comune e dagli enti locali, quindi dalla politica, per onorare gli impegni dovrà intaccare la propria quota che ora è del 35 per cento. Ed è chiaro che gli resteranno briciole. Il dieci, il cinque per cento: se non un divorzio fra la città e la banca, qualcosa che gli assomiglia molto. Eppure c'è stato chi ha provato a resistere fino alla fine. Qualche giorno fa in consiglio comunale è arrivata una mozione che chiedeva di rinviare la decisione.

Autori, due consiglieri dell'area del Pd che fa riferimento al presidente del consiglio regionale toscano Alberto Monaci, capo degli antidivorzisti. Ma a nulla è valso nemmeno il sostegno dei grillini. Perfino il presidente uscente della Fondazione Gabriello Mancini, inossidabile monaciano, ha preso atto che non aveva senso scavare altre trincee, arrivando addirittura a farsi lui promotore dell'abolizione del 4 per cento. Proprio come voleva Alessandro Profumo.

Il presidente del Monte, strenuamente sostenuto lo scorso anno dall'ex sindaco Franco Ceccuzzi, aveva minacciato le dimissioni se quel vincolo non fosse caduto. Ben sapendo che l'esito del braccio di ferro, nell'uno o nell'altro senso, avrebbe avuto conseguenze incalcolabili. Sul nome di Profumo e sul terremoto che il suo arrivo avrebbe potuto provocare (e ha provocato) negli equilibri di potere, si è consumata una lunga e logorante guerra di posizione.

Ceccuzzi ci ha rimesso il posto da sindaco, tanto era granitico il muro contro cui è andato a sbattere dopo essere stato per anni dalla stessa parte, anch'egli paladino della senesità della banca: mezzo Pd, l'opposizione, i sindacalisti della Fisac-Cgil... Per non parlare di tutto quel mondo i cui interessi da decenni ruotano intorno alla banca. Su otto candidati sindaci alle elezioni comunali di maggio, sette erano apertamente contro Profumo. Compreso il nuovo sindaco pd, Bruno Valentini, dipendente del Monte come molti suoi predecessori, renziano.

Così renziano da sentirsi fin troppo a suo agio, sostengono i maligni, sotto l'ala protettrice del sindaco di Firenze piuttosto che sotto quella di Monaci, che pure l'aveva appoggiato nella corsa al Comune. E che da tutta questa battaglia esce sconfitto. Sconfitto lui, ridimensionata l'influenza di sua moglie Anna Gioia sull'azienda sanitaria dopo l'arrivo del nuovo direttore sanitario Pierluigi Tosi, e frustrata a quanto pare perfino una piccola aspirazione del di lei figlio della precedente unione Alessandro Pinciani, vicepresidente della Provincia di Siena. Lo davano per sicuro assessore al Comune, ma Valentini evidentemente non era dello stesso avviso.

La prossima prova per il sindaco è in programma il 2 agosto. Quel giorno si dovrà procedere alle nomine della Fondazione, con le nuove regole. Finora i rappresentanti degli enti locali erano ben 14 su 16 membri: il solo Comune aveva otto poltrone, la metà. Adesso sono invece sette su quattordici, e al Comune ne spettano appena quattro. Boccone decisamente amaro per i politici che l'hanno dovuto mandar giù, appena mitigato dall'obbligo, per quei quattro, della residenza a Siena. Per quanto non è detto che il presidente debba essere scelto fra di loro.

Potrebbe toccare ad Alessandro Piazzi, amministratore delegato della Estra, multiutility di Siena, Prato e Arezzo, cresciuto alla scuola dell'ex ministro pidiessino Luigi Berlinguer. Oppure all'ex presidente della Banca Pierluigi Fabrizi. Ma si fa anche il nome del pisano Divo Gronchi, ora alla Cassa di risparmio di San Miniato. E quante chance ha il capo del comitato elettorale di Valentini, Giovanni Minnucci? In ogni caso, per il sindaco sarà una scelta cruciale. Anche se di soldi non ce ne sono più, la Fondazione resta il cuore di una città stremata e disorientata.

Cinquantatremila abitanti, cinquemila dipendenti del Monte, 700 impiegati comunali, l'università in difficoltà, la disoccupazione che aumenta, un turismo che non si ferma. Una città che forse più di ogni altra, oggi, è la fotografia dell'Italia di oggi. Meravigliosa, che tutto il mondo invidia, ma dilaniata dalle beghe interne e dall'incapacità della politica di affrontare i problemi. E dove le tensioni finiscono per scaricarsi sullo sport. L'hanno toccato con mano, Profumo e l'amministratore delegato della banca Fabrizio Viola, aggrediti verbalmente da un gruppo di tifosi infuriati perché il Monte dei Paschi ha chiuso i rubinetti.

La squadra di calcio è finita in serie B e non potrà più contare sugli 8 milioni di sponsorizzazione che ogni anno garantiva la banca. Ovviamente, oltre alle linee di credito. La Ac Siena, cui partecipa indirettamente con una piccola quota anche la Fondazione Monte dei Paschi, è di proprietà dei costruttori Mezzaroma attraverso Progetto Siena, di cui controllano l'84 per cento: quota che risulta interamente in pegno alla banca Monte dei Paschi.

E il basket? Dal 2014 anche la Mens Sana, squadra di basket che ha appena vinto l'ottavo scudetto, il settimo consecutivo, dovrà fare a meno della sponsorizzazione della banca, già ridotta a un paio di milioni dagli otto che incassava un tempo, esattamente come il club calcistico. Basterà cedere i pezzi pregiati, come sta già avvenendo, per far quadrare i conti? Forse. Ma non per il nono scudetto, temiamo...

 

mpsmontepaschi siena sedealberto monaci 01Gabriello Mancinibruno valentini franco ceccuzzi Profumo Alessandro GIUSEPPE MUSSARI FABRIZIO VIOLA

Ultimi Dagoreport

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...