donald trump george soros huawei

SOROS APPOGGIA LE STRATEGIE DI TRUMP! NON È UN ERRORE DI BATTITURA, MA L'APPLICAZIONE DI UN PRINCIPIO IMMUTABILE: PER I MILIARDARI AMERICANI NON ESISTE LA POLITICA. ESISTE SOLO LA GEOPOLITICA. E I SOLDI - AL PALADINO DELLA SOCIETÀ APERTA PIACE MOLTO L'IMPOSTAZIONE DI CHIUSURA DEL PUZZONE ARANCIONE. BENE IL BLOCCO DI HUAWEI, BENE PURE I DAZI - NON VI STUPITE: QUANDO C'È UN NEMICO ESTERNO, NEGLI USA SI PROCEDE ALLINEATI E COMPATTI

1. IL DEMOCRATICO EDITORIALISTA DEL ''NY TIMES'' THOMAS FRIEDMAN PAZZO D'AMORE PER BANNON E PER IL SUO PIANO PER SCHIACCIARE LA CINA

(18 maggio 2019, Dagospia)

https://m.dagospia.com/tom-friedman-ny-times-si-sbaciucchia-con-bannon-sulla-guerra-alla-cina-203683

 

 

2. SOROS PER UNA VOLTA APPOGGIA TRUMP: BENE LA STRATEGIA ANTI-CINA

Marco Valsania per www.ilsole24ore.com

 

SOROS

Donald Trump trova un alleato insolito nella sua guerra commerciale alla Cina. Il miliardario George Soros, grande sostenitore di cause democratiche - e del partito democratico - con il quale si è altrimenti scontrato con veemenza. Ma l'ottuagenario Soros questa volta ha preso carta e penna per fare i complimenti alla strategia cinese della sua nemesi, definita come forse l'unico, vero successo (oltretutto bipartisan) del presidente in politica estera. La Casa Bianca avrebbe correttamente definito la grande potenza asiatica come un pericoloso “rivale strategico”.

 

john bolton

Non manca però un severo avvertimento, nel commento che il finanziare ha affidato alle pagine del Wall Street Journal. Soros teme che in realtà Trump alla fine ceda all'opportunismo in vista delle elezioni del 2020. Una pressione che potrebbe oltretutto aumentare se la Casa Bianca rimarrà a corto di trofei internazionali viste finora le debacle dall'Afghanistan a Israele, dall'Iran alla Corea del Nord, e le spaccature interne alla stessa amministrazione simboleggiate oggi dall'improvvisa uscita di scena del falco e consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton.

 

trump xi jinping

Una pace affrettata con Pechino, avverte Soros, saboterebbe la stessa strategia di Trump. In particolare il miliardario chiede che quale merce di scambio non venga utilizzata Huawei, o meglio una revoca della messa al bando dell'influente colosso cinese della futura generazione di collegamenti mobili e Internet 5G.

 

Trump potrebbe essere «disperato per un accordo» e Soros chiede così al Congresso di agire da barriera, di intervenire rendendo, anche per legge, impossibile rimuovere Huawei dalla lista di “entità” che pongono rischi posti alla sicurezza nazionale e che impedisce alla società cinese di aver rapporti di business con gruppi americani. «Se i repubblicani consentono a Trump di salvare quel gigante delle telecomunicazioni gestito dal partito comunista, avranno abdicato alle loro responsabilità democratiche di base», ha affermato nell'op-ed.

HILLARY CLINTON SOROS

 

 

Leggendario nei decenni per le sue grandi scommesse contro la sterlina prima e poi sulla crisi asiatica, Soros ha una lunga storia di scontri politici con Trump per le sue opinioni politiche liberal e pro-democrazia, su temi caldi quali l'immigrazione. Correnti conservatrice vicine a Trump - e gli stessi familiari del Presidente - l'hanno bersagliato come fonte di cospirazioni. L'ex sindaco di New York e confidente di Trump, Rudolph Giuliani, l'anno scorso amplificò un tweet che lo definiva l'Anticristo e chiedeva il congelamento dei suoi asset.

george soros

 

Nel caso della politica cinese dell'amministrazione, però, il finanziare la definisce «coerente e genuinamente bipartitica»; appunto il «più grande - se non unico - risultato di politica internazionale dell'amministrazione». A capo delle fondazioni Open Society Foundations, dedicate alle società aperte al sostegno alla transizione alla democrazia, Soros è preoccupato che la Cina sia agli antipodi della sua agenda, con implicazioni non solo per il futuro della potenza asiatica ma per il mondo, pilastro di tendenze autoritarie e di controllo capillare della società anche attraverso sistemi hi-tech, uno spettro che aveva sollevato con forza anche all'ultimo summit di Davos. In quell'occasione aveva denunciato il sistema di “social credit” che la Cina intenderebbe lanciare a tutti gli effetti fin dall'anno prossimo e che supervisiona e assegna punteggi ai cittadini sulla base del comportamento sociale.

 

 

donald trump xi jinping

Pechino «è un pericoloso rivale nell'intelligenza artificiale e nel machine learning» ha scritto adesso Soros sottolineando come tuttavia dipenda molto, a cominciare da Huawei, da una trentina di aziende americane quando di tratta di tecnologia 5G. «Come fondatore delle Open Society Foundations, il mio interesse nello sconfiggere la Cina di Xi Jinping va oltre gli interessi nazionali degli Stati Uniti - ha precisato Soros - Sono convinto che il sistema di social-credit che Pechino sta costruendo, se verrà permessa la sua espansione, potrebbe suonare una campana a morto per le società aperte non solo in Cina ma nel mondo».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…