SPEZZATINO DI INIZIO ANNO IN CASA TELECOM – DOPO LA SVENDITA DELL’ARGENTINA, VOCI DI UN’OFFERTA “CONSORTILE” PER LA SPARTIZIONE DI TIM BRASIL – MA LA SOCIETA’ RIBADISCE: “L’ASSET E’ STRATEGICO”

1-TELECOM ITALIA NON A CONOSCENZA DI OFFERTE SU TIM BRASIL
Da "Reuters"

Telecom Italia precisa di non essere a conoscenza di alcuna offerta per Tim Brasil. In una nota, la società ribadisce "ancora una volta, la strategicità di Tim Brasil". Oggi il Sole 24 ore ha scritto di un'accelerazione di Telefonica sul break up della società brasiliana.

Secondo il quotidiano, ci sarebbe un piano di Telefonica per la costituzione di un veicolo locale per rilevare la compagnia telefonica brasiliana e la successiva divisione delle attività tra i tre principali concorrenti.

L'offerta 'consortile' potrebbe arrivare entro fine mese. Anche il Giornale scrive che gli spagnoli puntano a trovare una soluzione entro fine mese e che l'opzione più probabile è lo 'spezzatino' di Tim Brasil.

2-TELEFONICA ACCELERA SUL BREAK UP DI TIM BRASIL
Antonella Olivieri per il "Sole 24 Ore"

Telefonica accelera su Tim Brasil. A quanto risulta da fonti attendibili, un'offerta per l'operatore carioca di Telecom Italia (il secondo del Paese nel mobile) è in fase avanzata di confezionamento e potrebbe vedere la luce già entro fine mese. Gli spagnoli dovrebbero riunirsi nei primi giorni della settimana prossima per fare il punto della situazione e valutare le condizioni di fattibilità, ma a grandi linee il progetto che «Il Sole-24Ore» è in grado di anticipare prevederebbe la costituzione di un veicolo locale per rilevare Tim Brasil e spacchettarne poi le attività tra i tre principali concorrenti su piazza: oltre a Telefonica, il gruppo America Movil di Carlos Slim che in Brasile ha il terzo operatore mobile Claro e il "campione nazionale" Oi-Telemar, primo a pari merito con gli spagnoli nella telefonia fissa, ma solo quarto nella telefonia cellulare.

Al lavoro sul dossier c'è la banca d'affari brasiliana Pactual, la stessa che sta curando l'integrazione tra Oi e Portugal Telecom. Il veicolo avrebbe il vantaggio di facilitare l'ottenimento di finanziamenti da parte di banche pubbliche per agevolare il consolidamento del settore che rafforzerebbe la posizione di tutti i partecipanti alla spartizione, ma in particolare proprio il gruppo nazionale, cui, di default, sarebbe riservata la parte del leone. E oltretutto consentirebbe a Oi di guadagnare tempo, dato che di fatto non sarà in grado di intervenire concretamente in partita fino a quando non avrà completato la complessa fusione con Portugal Telecom, non prima cioè della fine dell'anno.

Per Telefonica del resto è vitale disinnescare la mina del Cade, che a dicembre ha dichiarato incompatibili con gli impegni antitrust del 2010 i nuovi accordi Telco del 24 settembre, imponendo a Telefonica di sciogliere l'incrocio con Telecom Italia oppure di tornare in condominio al 50% in Vivo, il primo operatore mobile del Paese che fino a qualche anno fa era in joint con Portugal Telecom, facendo entrare nel capitale un altro gruppo di tlc non ancora attivo in Brasile.

In teoria ci sarebbero 18 mesi di tempo per adeguarsi alle disposizioni dell'Antitrust brasiliano, verso le quali il gruppo guidato da Cesar Alierta si è riservato peraltro di ricorrere. Ma in pratica la situazione che si è venuta a determinare in Telecom dopo l'assemblea del 20 dicembre - convocata su richiesta della Findim di Marco Fossati per valutare la revoca dei consiglieri Telco in supposto conflitto d'interessi - avrebbe suggerito di passare all'azione, sebbene in ambienti spagnoli si ribadisca che Telefonica non si interessa delle attività di Telecom in Brasile.

Infatti, per un un soffio, la revoca del board Telecom non è passata, ma il fronte del dissenso è stato ampio, tanto da non permettere di integrare il cda con la cooptazione di due candidati Telco (Angelo Tantazzi e Stefania Bariatti) in sostituzione dell'ex presidente Franco Bernabè e di Elio Catania.

Al termine dell'assemblea l'ad Marco Patuano aveva promesso che il segnale del mercato non sarebbe caduto nel vuoto e che nel nuovo anno Telecom si sarebbe messa al lavoro per strutturare una nuova governance in modo da rinnovare il consiglio, in scadenza con la prossima assemblea di bilancio del 16 aprile, con una formula più indipendente da Telco. Una compagine, quest'ultima, comunque in sfaldamento, con i soci italiani - Generali, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo - desiderosi di porre termine, con i minori danni possibili, all'avventura Telecom.

Il nodo è il prezzo. Per la riuscita del progetto, che troverebbe l'appoggio delle autorità brasiliane, non sono ammessi imprevisti. L'offerta cioè dovrebbe essere ufficializzata a condizioni irrifiutabili. Fino a qualche mese fa circolavano stime massime di 7 miliardi di euro per la quota del 67% di Tim Participaçoes, holding locale di Tim Brasil. Telecom Italia ha ribadito però più volte che il Brasile è strategico e che eventuali offerte, certo non sollecitate, non sarebbero state valutate se non al di sopra dei 9 miliardi.

A ben guardare, un'asticella neppure troppo alta, se si considera che il piano aziendale di Tim Brasil, a quanto risulta, prevede un aumento dell'Ebitda dai circa 4,5 miliardi attuali a 6,5 miliardi di reais (circa 2 miliardi di euro) nel 2016, quando andranno a regime gli effetti delle acquisizioni fatte negli ultimi anni. A 10,5 miliardi per la quota di Telecom, si valuterebbe Tim Brasil quasi 8 volte l'Ebitda 2016, il che potrebbe sembrare molto generoso se non si tenesse conto che in realtà le sinergie da spalmare sui partecipanti al banchetto sono stimate tra i 2 e i 3 miliardi di euro.

 

 

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