boschi family

ETRURIA DI FAMIGLIA - STEFANO AGRESTI, ZIO DI MARIA ELENA BOSCHI, HA LAVORATO NELLA SAICO (CHE HA PRESO SOLDI IN PRESTITO DALL’ETRURIA E NON LI HA MAI RESTITUITI) E HA PRESIEDUTO ALCUNE SOCIETÀ QUASI TUTTE FALLITE

STEFANO AGRESTI ZIO DI MARIA ELENA BOSCHISTEFANO AGRESTI ZIO DI MARIA ELENA BOSCHI

Fabrizio Boschi per “Il Giornale”

 

La storia della famiglia Boschi sta diventando una sorta di «Dallas» dei tempi moderni. Una telenovela dai contorni grotteschi che intreccia affari e politica, soldi e partiti, banche e società. Ma anche padri, madri, cognati, fratelli, figli e, da ieri, anche zii. L' uomo del momento non è più Pierluigi Boschi, del quale si è chiacchierato per settimane, ma il cognato, Stefano Agresti, il fratello della moglie Stefania e, dunque, lo zio di Maria Elena.

 

Per anni lavora nel gruppo Saico, azienda leader nei forni da verniciatura, intrecciata alla storia di Arezzo e a quella dei partiti che qui hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo: Pci, Pds, fino al Pd. Lui, partito da Spoleto con un semplice diploma da ragioniere in tasca, si ritrova a ricoprire incarichi importanti, affiancato da uomini di partito e faccendieri locali.

 

stefania  agresti madre di maria elena boschistefania agresti madre di maria elena boschi

Le aziende che presiede, gravitano attorno alla sinistra aretina, e sono tutte (o quasi) fallite: dall' aprile 2001 è socio accomandante della «Ayr di Luciano Baielli & C.» (cessata nel 2012). Baielli, «il ragioniere» come si fa chiamare, è amministratore storico della Saico e deus ex machina del Pd. Fino al gennaio 2002 Agresti è amministratore unico della «Saico Co.» di via delle Biole, oggi in liquidazione, e fino al marzo 2010 consigliere della medesima società. Fino al novembre 2006 è amministratore unico anche della «Ayr Srl» di Laterina (in liquidazione) e fino al marzo 2010 ha l' incarico di amministratore delegato di questa azienda.

 

maria elena boschi stefania agrestimaria elena boschi stefania agresti

Ma la parte interessante arriva con la «Saico Refinish Srl» (49 dipendenti per fabbricazione di macchine industriali) con sede a Laterina, a pochi metri dalla casa dei Boschi. Stefano Agresti è sia amministratore delegato che presidente del consiglio di amministrazione fino al marzo 2010. Partita a dicembre 2006, a maggio 2011 è già fallita e Agresti lascia un buco di 11 milioni e 231mila euro. Ma non finisce qui: fino all' aprile 2010 è anche consigliere di un' altra azienda satellite del gruppo Saico, la «Boss engineering Srl» (che produce forni industriali) e pure della capofila «Saico Spa» (in liquidazione).

 

stefania agresti madre di maria elena boschistefania agresti madre di maria elena boschi

A corto di poltrone, zio Stefano si fa dare dalla famiglia Zucchi, quella dell' impero orafo Unoaerre, un posto da consigliere nella «Società cooperativa lavoro Ar Uno», anche questa finita in liquidazione con un buco di quasi un milione. La famiglia Zucchi, per inciso, ha incarichi amministrativi anche in Saico.

 

Quando il gruppo comincia a precipitare, dopo il 2008, accumulando enormi debiti anche nei confronti di Banca Etruria (circa 10 milioni di euro), Agresti è a capo di una serie di aziende, la più importante delle quali la Saico Refinish (la prima a fallire), e consigliere di amministrazione di altre. «Banca Etruria ci è rimasta dentro con tutte le scarpe. Una commistione vergognosa con l' azienda.

maria elena boschi al mare con la madre stefania agrestimaria elena boschi al mare con la madre stefania agresti

 

Etruria era esposta per tanti milioni senza garanzie: dal 2008 iniziano finanziamenti a pioggia a Saico senza possibilità di essere recuperati», conferma l' avvocato Daniele Occhini che seguiva i dipendenti iscritti alla Cgil. «Quei crediti erano di qualità pessima. Soldi dati in maniera scriteriata, crediti in sofferenza e percentuali di recupero nemmeno quantificabili. Li chiamavano crediti ma erano inesigibili», gli fa eco il collega Stefano Arrighi che difende la Ipc Srl di Michele Mosconi, una piccola impresa di logistica che ci ha rimesso 150mila euro.

 

Un buco che supera i 100 milioni. Nel settembre 2010 parte il concordato. Il macchinista dell' operazione è Paolo Nicchi, presidente di Energia & Ambiente Srl, uomo forte del Pd, ex vicesindaco ed ex presidente della Fiera Antiquaria.

 

pier luigi   boschipier luigi boschi

Fonda una società ad hoc, la SE Ambiente, con una sospetta sede legale a Granarolo, che si assume i debiti delle quattro aziende facendosi rilasciare una fideiussione da 5 milioni di euro da una società finanziaria di Napoli, poi sparita nel nulla. La SE Ambiente fallisce nel febbraio 2013, dopo appena 7 mesi dalla sua costituzione. Come tutte le telenovela che si rispettino alla fine della storia c' è sempre una fuga. Da due anni Stefano Agresti fa il consulente per la «Saico Zero» di Stabio, in Svizzera: «Non sapevamo di avere il parente di un ministro a lavorare con noi». Beati loro.

 

 

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