1- E TRE! USCITO DA RCS, MEDIOBANCA, GENERALI, COSA HA IN MENTE DI FARE LO SCARPARO? L’OBIETTIVO È MEDIOBANCA: SE IL PROGETTO FONSAI-UNIPOL SALTA, SALTANO ANCHE NAGEL E PAGLIARO (UN’OTTIMA NOTIZIA PER DIEGUITO: SEMBRA CHE LE BANCHE INTERNAZIONALI - BARCLAYS, CREDIT SUISSE, DEUTSCHE BANK, MORGAN STANLEY, NOMURA, UBS - RIUNITE PER GLI AUMENTI DI CAPITALE DI UNIPOL E FONDIARIA SAI, SIANO SUL PUNTO DI FAR SALTARE IL CONSORZIO DI GARANZIA CON LA SCUSA DEL RISCHIO ITALIA) 2- A PERISSIROTTO NON RESTA CHE FARE I CONTI DELLA LIQUIDAZIONE: OLTRE QUATTRO MILIONI 3- QUIZ: PERCHÉ GRECO FU SOSTITUITO IN MODO BRUSCO DA CUCCHIANI DENTRO ALLIANZ? 4- IL “MANUALE SALZA” DI PASSERA: PER FINIRE SUI GIORNALI E TV, CON ANNUNCI ANCHE AL LIMITE DELLA CREDIBILITÀ, BISOGNA SFRUTTARE IL VUOTO DI NOTIZIE DEL WEEKEND

1- E TRE! USCITO DA RCS, MEDIOBANCA, GENERALI, COSA HA IN MENTE DI FARE LO SCARPARO?
E tre! Con le dimissioni da consigliere delle Generali che presenterà oggi, Dieguito Della Valle esce per la terza volta nello spazio di otto mesi dai salotti cosiddetti buoni della finanza e dell'editoria.

Se non si conoscesse il suo forte radicamento italico, la sua ritirata si potrebbe interpretare come la volontà di uscire da questo paese per emigrare in uno dei tanti mercati prosperosi dove il suo made in Italy ha trovato finora grandi successi. Ma sicuramente non è questo il suo intendimento anche se le porte sbattute cominciano a diventare tante e pongono la domanda di che cosa intenda realmente fare da grande lo scarparo marchigiano alla soglia dei 60 anni.

Il primo strappo porta la data del 3 ottobre quando è uscito dal patto di sindacato di Mediobanca all'indomani della pubblicazione sui giornali di un atto d'accusa a tutta pagina contro la classe politica "per lo spettacolo indecente non più tollerabile e per la totale mancanza di competenza e di amor proprio per le sorti del Paese". In quell'occasione si limitò a dire che uscendo dal patto avrebbe avuto la libertà di crescere ma pochi mesi dopo la scena si ripeté dentro il Gruppo Rcs che controlla il "Corriere della Sera" di cui Dieguito.

In questa occasione la sua sortita fu interpretata come l'intenzione di aumentare la quota e il titolo Rcs schizzò oltre il 15%. In realtà è stato quello il momento in cui è venuto alla luce il profondo malessere dello scarparo marchigiano nei confronti del presidente di Mediobanca, Renato Pagliaro, e del "ragazzino" Elkann bollati come due "dilettanti allo sbaraglio".

L'atto d'accusa, piombato in pieno clima pasquale, riguardava la gestione dell'azienda e anche allora Dieguito lo accompagnò con le parole "preferisco uscire e avere le mani libere".

Con le dimissioni dalle Generali, che arriveranno oggi con una lettera raccomandata sul tavolo dello sbalordito presidente Galateri di Genola, Della Valle conferma la sua ritirata di sabato che lo ha visto difendere il povero Perissirotto contro il blitz ordito con la regia del pallido Alberto Nagel e la mano "assassina" di Lorenzo Pelliccioli e Caltariccone.

In questa vicenda non è stato protagonista e nella patetica difesa dell'ex-capo delle Generali ha dichiarato di non condividere né il metodo né la sostanza del golpe.

E dopo aver aggiunto che il buon Perissirotto "si è fatto fucilare al petto, non alla schiena", Dieguito (che ha dimostrato più volte di essere maestro nella forma e nel metodo) ha dovuto prendere atto della destituzione dell'uomo che con zelo è entrato con il 15% della Compagnia assicuratrice dentro Ntv, la società dei treni presieduta (per adesso) dal compagno di merenda Luchino di Montezemolo.

A un occhio superficiale le tre uscite di scena dello scarparo marchigiano ricordano la ritirata della Beresina che nel 1812 finì in modo disastroso tra la grande armata di Napoleone e l'esercito russo. E' presto comunque per leggere le scelte di Della Valle come una sconfitta definitiva, ma non si sbaglia immaginando che il suo stato d'animo sia piuttosto agitato di fronte a un insieme di avvenimenti che lo costringono ai margini di quella che ieri il giornalista Massimo Mucchetti ha definito "la nebulosa dei poteri impalliditi".

Che questo sia un momento difficile per orientarsi nella galassia dei salotti è un fatto sicuro come certo è lo scotto che Dieguito paga per essere entrato con le scarpe chiodate dentro il capitalismo opaco dove i padroni più ricchi (Del Vecchio, Caltariccone) dettano il copione.

La loro forza è tale in termini finanziari da fottere i padroncini, soprattutto quelli come Della Valle che sono entrati nel consiglio d'amministrazione di Generali senza avere un'azione in mano. È un capitalismo talmente "opaco" (la definizione risale al 2005 per bocca del giurista Guido Rossi) da mettere in discussione non solo la classifica della ricchezza ma anche il ruolo di quei manager come Perissirotto che considerano le aziende e le public company e con aurea mediocrità gestiscono la governance da padroni assoluti.

Resta il fatto che le tre "sortite" di Della Valle da Mediobanca, Rcs e Generali lasciano aperto l'interrogativo iniziale, vale a dire che cosa intenderà fare il patron di Tod's nei prossimi mesi. L'uomo è troppo ambizioso e violento nelle sue iniziative da badare alla forma piuttosto che alla sostanza, per cui è possibile che stia mettendo insieme le munizioni necessarie per scatenare un'offensiva finale.

L'obiettivo è Mediobanca, la merchant bank guidata dal pallido Nagel e dall'impiegato Pagliaro, che con il ribaltone alle Generali sta cercando di riposizionarsi al centro della nebulosa dei poteri impalliditi. Nella pancia di Piazzetta Cuccia che si è sgonfiata per l'operazione maldestra di Perissirotto e delle Generali, c'è una fame di credibilità da recuperare pena il rischio di far crollare il mito costruito con l'intelligenza diabolica di Enrico Cuccia. Questa fame di credibilità e di reputazione ha bisogno di trovare nuovi alimenti in modo da rendere meno opaco e incerto il suo ruolo nella finanza.

La minaccia più grande è oggi rappresentata dall'operazione FonSai-Unipol nella quale è in ballo più di 1 miliardo di crediti concessi alle società del socio Ligresti e ai suoi figli giocherelloni. Dieguito sa che questo è il punto debole che terrorizza il pallido Nagel perché una volta persa la partita del nuovo polo assicurativo potrebbe riaffacciarsi prepotentemente il profilo di Matteuccio Arpe, il rothweiler ex-Mediobanca che non vede l'ora di vendicarsi mettendo su piatto insieme alla Palladio di Meneguzzo, una proposta alternativa.

Se il progetto FonSai-Unipol salta saltano anche i due alani di Piazzetta Cuccia. Questo (con buona pace di Scalfari) non è gossip, ma un'equazione matematica da numeri primi che lo scarparo marchigiano sa interpretare con la sua cultura contadina.

Per incoraggiarlo a non ritirarsi come Napoleone e a concentrare le forze nella battaglia finale contro Piazzetta Cuccia, Dagospia può dargli una notizia in anteprima che gli solleverà il morale. Sembra infatti che le banche internazionali (Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Nomura, Ubs) riunite per gli aumenti di capitale di Unipol e Fondiaria Sai, siano sul punto di far saltare il Consorzio di Garanzia costituito a febbraio con la scusa del rischio Italia.

E questa per Dieguito è un'ottima notizia.


2- A PERISSIROTTO NON RESTA CHE FARE I CONTI DELLA SUA LIQUIDAZIONE: OLTRE QUATTRO MILIONI
È probabile che Giovanni Perissinotto abbia trascorso la domenica ripensando al colpo di mano che dopo 30 anni l'ha costretto a lasciare il vertice del Leone di Trieste.

Ed è altrettanto probabile che oltre a soffocare l'ira profonda per il voltafaccia di quegli azionisti traditori che ha sempre cercato di coinvolgere nelle sue operazioni, il manager ravennate abbia riletto la lettera di tre pagine inviata ai consiglieri di amministrazione per difendere il suo operato.

Non era una lettera qualunque quella scritta di getto giovedì sera (dopo la convocazione di Mediobanca) e nemmeno un'informativa (come lui scrive nelle righe iniziali), ma un vero e proprio atto d'accusa nei confronti dell'azionista di Piazzetta Cuccia in preda a un irrazionale sospetto rispetto alla vicenda Unipol e FonSai "che Mediobanca sta sponsorizzando".

Giudizio generale è che la missiva di Perissirotto sia stata un vero autogol ma adesso che la poltrona è stata abbandonata per lasciare il posto al manager Mario Greco, al buon Perissirotto non resta che fare i conti della sua liquidazione. Qualcuno li ha già fatti e il "Sole 24 Ore" assicurava ieri che l'amministratore uscente non ha preteso né trattato "buonuscite faraoniche". Nulla di simile, per intenderci, alla liquidazione di 16,6 milioni che Cesarone Geronzi ha intascato per un solo anno di presidenza. Secondo il giornale i conti dovrebbero portare a 2 milioni di euro e Perissirotto avrebbe dichiarato "non voglio soldi in più".

Il calcolo esatto deve tener conto della cifra che si legge sul sito della Compagnia triestina a proposito delle remunerazioni dei top manager. Qui si apprende che il buon Perissirotto dall'aria paciosa lo scorso anno ha incassato dalla Compagnia 2,35 milioni di euro, di cui 1,8 milioni di emolumenti fissi e il resto come direttore generale. Questo importo è più leggero dei 3,4 milioni intascati nel 2010 e la ragione va cercata nella modifica sulla parte variabile della retribuzione "in coerenza con i risultati d'esercizio".

Se poi volete saperne di più anche per gli altri manager allora si può dire che anche l'altro amministratore delegato Sergio Balbinot e il direttore generale Raffele Agrusti hanno perso per strada parecchi soldini perché il primo è passato da 3,5 milioni a 2,7 (una cifra comunque superiore a quella di Perissirotto) mentre Agrusti ha intascato 1,5 milioni.

A completare il quadro ci sono i compensi di Gabriele Galateri di Genola che fa il presidente (un mestiere per lui consueto e indolore) per soli 584mila euro, mentre i vari Nagel, Bollorè, Caltariccone, Pelliccioli, Scaroni l'hanno scorso hanno raccolto una manciata di spiccioli leggermente superiori ai 200mila euro. Il più povero di tutti è Leonardo Del Vecchio (il più ricco di tutti) che si è visto riconoscere soltanto 29.500 euro.

In queste ore negli uffici amministrativi di Trieste si stanno facendo i conti per la liquidazione di Perissirotto al quale comunque dovranno essere riconosciuti sei mesi di preavviso e conteggiata una mensilità per ognuno dei 30 anni trascorsi alle Generali.

Se la matematica non è opinione i 2,2 milioni stimati ieri dal "Sole 24 Ore" dovrebbero almeno raddoppiare.


3- PERCHÉ GRECO FU SOSTITUITO IN MODO BRUSCO DA CUCCHIANI DENTRO ALLIANZ?
La scelta di Mario Greco, il 53enne manager napoletano, per il vertice delle Generali non va attribuita alla selezione della solita Egon Zehnder o di qualche altra società di consulenza. Il manager proveniente dalla compagnia di assicurazione Zurich è stato scelto tagliando fuori gli headhunter e pescato nel salotto tedesco di Allianz che sembra diventato la chioccia per i pulcini nobili della finanza italiana.

Nello spazio di pochi mesi la chioccia ha tirato fuori personaggi come Cucchiani e Giuseppe Vita, il radiologo ex-presidente di Deutsche Bank Italia che è salito sulla poltrona dell'altro tedesco Dieter Rampl.

La scelta di Greco fa godere gli uomini di McKinsey dove il neo-amministratore delegato delle Generali ha lavorato all'inizio della sua carriera come partner leader per il settore assicurativo. Insieme ad altri big come Colao Meravigliao, Greco parteciperà anche quest'anno alla maratona delle Dolomiti, la gara in bicicletta che si svolgerà a metà luglio , dove a dire il vero non si è mai piazzato tra i primi 400 arrivati.

Sulla poltrona di Generali si piazzerà alla fine di giugno, ma ancor prima che arrivi c'è qualcuno che già comincia a ragionare sullo spessore di quest'uomo che ha avuto una spinta formidabile nella carriera anche per aver sposato la figlia di Franzo Grande Stevens.

Le domande che circolano in queste ore tra Milano e Trieste sono maliziose e una soprattutto prevale sulle altre: perché Greco fu sostituito in modo brusco da Cucchiani dentro Allianz?


4- IL "MANUALE SALZA" DI PASSERA: PER FINIRE SUI GIORNALI E SULLE TELEVISIONI BISOGNA SFRUTTARE IL VUOTO DI NOTIZIE DEL WEEKEND. È QUESTO IL MOMENTO IDEALE PER FARE ANNUNCI ANCHE AL LIMITE DELLA CREDIBILITÀ.
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che anche ieri come in altre domeniche Corradino Passera ha rispettato alla lettera il "manuale Salza" che prende il nome dalla moglie Giovanna Salza, esperta di comunicazione.

Secondo il manuale per finire sui giornali e sulle televisioni bisogna sfruttare il vuoto di notizie del weekend. È questo il momento ideale per fare annunci anche al limite della credibilità.

Dal palco del Festival dell'Economia di Trento, Corradino ha applicato diligentemente la regola numero 1 del "manuale Salza" e con aria sofferta ha annunciato che in Italia la crisi colpisce 28 milioni di persone.

Per dare più forza alla sua esternazione ha aggiunto che il governo ha messo a disposizione 160 miliardi per le energie pulite. In platea l'economista Tito Boeri, che ha organizzato il Festival di Trento, si è messo le mani nei capelli".

 

 

 

LE SCIARPE DI DIEGO DELLA VALLEALBERTO NAGEL E RENATO PAGLIAROJOHN ELKANN LORENZO PELLICCIOLIFRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE GABRIELE GALATERI DI GENOLA PERISSINOTTO LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO DEL VECCHIO MATTEO ARPE PERISSINOTTO E GERONZI PERISSINOTTO GALATERI BALBINOT AGRUSTImario greco generali Enrico Cucchiani Corrado Passera e famiglia

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