IL TRENO È PARTITO, MA I CONTI NON TORNANO – L’NTV DI MONTEZEMOLO E DELLA VALLE E PUNZO ETC. PERDE 190 MILIONI IN TRE ANNI E BANCA INTESA, GRANDE SOCIO E CREDITORE SVALUTA PER 66 MILIONI (GRAZIE PASSERA!)

1. IL TRENO DI MONTEZEMOLO E DELLA VALLE PERDE 190 MILIONI IN TRE ANNI E INTESA, GRANDE SOCIO E CREDITORE SVALUTA PER 66 MILIONI.

Fa.P. Il Sole 24 Ore

 

italo montezemolo italo montezemolo

Un altro anno di passione per Ntv, la società del treno veloce Italo posseduta da Montezemolo, Della Valle e Punzo con il 35% e partecipata tra gli altri da Intesa (20%) e Generali (15%). Il 2013 si è chiuso con 77,6 milioni di perdite, replicando i 77 milioni di rosso del 2012 e portando le perdite cumulate dal 2011 a 190 milioni. La nota positiva però è che il fatturato è più che raddoppiato a quota 239 milioni e il primo semestre di quest’anno sembra ben intonato.

 

Corrado Passera Corrado Passera

Restano aperti tutti i problemi sul debito finanziario a quota 668 milioni a fronte di margini ancora negativi e capitale a 108 milioni. Va ristrutturato, dato che il break even è ora atteso per il 2016 e la società ha affidato l’incarico a Lazard. Ntv lamenta il nodo degli alti costi dell’energia e dei pedaggi che non fanno che appensatire il passo del treno veloce. Ben prima dei dati di bilancio diffusi ieri, Intesa grande creditore e socio aveva già svalutato a fine 2013 la sua quota di ben 66 milioni sui 77 milioni del 2012. Altrettanto ha fatto l’altro socio Bombassei (con il 5%) che ha tagliato il valore da 20 a 12,4 milioni.

 

2. IL TRENO È PARTITO, MA I CONTI NON TORNANO

Camilla Conti per il “Fatto quotidiano

 

Era il 28 di aprile 2012. Il primo treno Italo rosso fiammante parte da Milano Porta Garibaldi diretto a Napoli alle 8.19 spaccate, passa con cinque minuti di anticipo a Rogoredo e tre a Bologna.

 

DELLA VALLE LETTA SCIARRONE MONTEZEMOLO BOMBASSEI TAGLIANO IL NASTRO DI ITALO DELLA VALLE LETTA SCIARRONE MONTEZEMOLO BOMBASSEI TAGLIANO IL NASTRO DI ITALO

A poco più di due anni dal debutto, i conti di Ntv non viaggiano ancora ad Alta Velocità, anzi. Il breakeven (punto di pareggio) è stato già spostato dal 2014 al 2016 e la società (che conta tra i principali azionisti Intesa Sanpaolo, le ferrovie francesi Sncf, gli imprenditori Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo riuniti nella holding Mdp e le Generali) ha chiuso il 2013 in rosso per 77,6 milioni (77 milioni nel 2012) con un fatturato di 239,1 milioni rispetto ai 103 milioni dell’anno precedente, 108 milioni di patrimonio netto ma anche con 666 milioni di debiti tra prestiti bancari e leasing per l'acquisto della flotta di Agv della Alstom.

 

Antonello Perricone Antonello Perricone

Le principali scadenze dei rimborsi sono fissate nel periodo 2020-2025. Non ci sono dunque date impellenti ma i finanziamenti con i creditori vanno rivisti. Gran parte dell'esposizione è nei confronti del socio (col 20 per cento) Intesa Sanpaolo che ha investito nei treni Italo ai tempi della gestione di Corrado Passera: Ntv deve rimborsare 127 milioni a Banca Imi e 424 milioni a Leasint, che ha finanziato in leasing l’acquisto dei treni Alstom.

 

Ecco perché il consiglio di amministrazione che si è riunito ieri ha affidato a Lazard l’incarico di mettere a punto un piano di ristrutturazione del debito e ha deciso di rivedersi a settembre per approfondire le linee guida del piano industriale dopo una prima ricognizione dell’advisor e una volta ridefinita in modo più compiuto la tematica finanziaria.

 

Nel frattempo i vertici di Ntv dall’autunno scorso hanno iniziato a fare un’azione di contenimento dei costi, dai contratti di solidarietà al taglio del 10 per cento degli stipendi al top management alla ridefinizione dei contratti con i fornitori. Eppure crescono i passeggeri (6,2 milioni nel 2013 saliti a oltre 10 milioni nell’aprile scorso) e aumentano le tratte con 25 treni in circolazione.

 

mauro moretti
mauro moretti

È anche scattato l'armistizio con le Ferrovie dello Stato: dopo anni di polemiche e denunce finite sul tavolo dell’Antitrust, il 15 giugno Italo è sbarcato anche alla stazione Termini, finora monopolio di Trenitalia, con i primi due collegamenti non-stop che collegano Milano alla capitale partendo e arrivando non più solo da Ostiense e Tiburtina, ma dalla stazione più importante d’Italia nel cuore di Roma. La notizia arriva a due giorni dalla nomina di Mauro Moretti, ad di Trenitalia, a guida della Finmeccanica.

 

L’allargamento dei servizi di Italo sembra anche essere il primo effetto concreto della conclusione di una chilometrica vertenza all’Authority della concorrenza, chiusa nel marzo scorso con le Fs che si sono impegnate a non fare più ostruzionismo nei confronti di Ntv. Lo scorso 17 luglio il presidente Antonello Perricone è però tornato sulle barricate denunciando un provvedimento che “mette al tappeto la concorrenza nel trasporto viaggiatori sull'alta velocità”.

 

IL MODELLINO DI ITALO IL TRENO DI NTV IL MODELLINO DI ITALO IL TRENO DI NTV

Sul banco degli imputati c’è il decreto competitività del governo che “prevede un costo di circa 20 milioni all'anno per i maggiori oneri della bolletta elettrica”. L'atto d'accusa — “siamo molto arrabbiati” — arriva dopo la prima relazione tenuta alla Camera dal presidente dell’Authority dei trasporti Andrea Camanzi, commentata dal numero uno dei treni Italo come “un discorso ineccepibile, belle e condivisibili intenzioni per il futuro” che vanno “messe velocemente in pratica, e per noi è già tardi”. Ma la denuncia di Perricone è tutta diretta al decreto competitività che rivede il costo dell'energia per le imprese ferroviarie e “al tentativo di scaricarlo solo sull’alta velocità”.

 

Secondo quanto si apprende, il tema dell’assenza della politica avrebbe tenuto banco anche nel cda di ieri dove si è parlato di liberalizzazione incompiuta per le persistenti disparità nella regolamentazione dopo che Ntv ha presentato a maggio un esposto di fronte all’Authority dei trasporti chiedendo la rideterminazione del costo del costo dei pedaggi. Così come preoccupa il calo della domanda nei primi due mesi di quest’anno in Italia per i treni veloci.

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...