FUGA DAL MONTE DEI PACCHI DI SIENA – I DUE PRIMI SOCI DI MPS, LA FAMIGLIA ALEOTTI E LA FONDAZIONE MPS, VENDONO AZIONI - L’ENTE PER LA PRIMA VOLTA SOTTO IL 30%. PER LA BANCA ATTESI 900 MLN DI PERDITE…

-MPS, VENDONO ALEOTTI E FONDAZIONI
Cesare Peruzzi per ‘Il Sole 24 Ore'

Colpo d'acceleratore nel ricambio della compagine azionaria di Banca Monte dei Paschi. Tra il 6 e il 10 marzo, la Fondazione Mps ha venduto sul mercato in tre diverse tranche l'1,59% del capitale per un controvalore di 40,5 milioni, riducendo la propria partecipazione al di sotto del 30% (29,9%): quota che, se acquistata da un nuovo investitore, non comporterebbe obblighi d'Opa. La famiglia Aleotti, che attraverso Finamonte possedeva il 4% del gruppo di Rocca Salimbeni, il 5 marzo ha invece ceduto il 3% circa, scendendo all'1,034%, secondo quanto emerge dall'ultimo aggiornamento Consob.

L'Ente presieduto da Antonella Mansi ha realizzato le prime due operazioni a un prezzo di poco superiore agli 0,22 euro (per 134 milioni di titoli); la terza, su 51 milioni di azioni, a un po' più di 0,21 euro. Sono i valori raggiunti dal titolo Mps nei giorni scorsi (ieri ha chiuso a 0,2150 euro), quando è passato di mano il 12% del capitale. Su questi livelli ha venduto anche Finamonte, che aveva acquistato due anni fa a 0,37 euro dalla stessa Fondazione, che a sua volta ha in carico i titoli Mps (dopo varie svalutazioni) a 0,24 euro.

«La famiglia Aleotti ha affidato già da diversi mesi la società Finamonte a un consiglio d'amministrazione esterno, che pertanto gestisce le partecipazioni da essa detenute in piena autonomia», spiega una nota ufficiale diffusa ieri. «La nostra fiducia nell'attuale management e nelle prospettive di ripresa di Banca Mps è e rimane immutata», conclude il comunicato.

A cambiare è lo scenario di riferimento: gli Aleotti erano entrati nel capitale del Monte in un contesto che vedeva la Fondazione Mps ancora protagonista, per quanto costretta a vendere una quota. Il loro fu un intervento di sistema, mirato a consolidare l'italianità della banca e quel rapporto con il territorio toscano che Turiddo Campaini, leader di Unicoop Firenze (all'epoca con il 3% di Mps, di cui lo stesso Campaini era vice presidente), definì strategico per l'economia della regione.

I guai di Rocca Salimbeni (economici e giudiziari) e il conseguente disastro patrimoniale e finanziario della Fondazione Mps, costretta con il nuovo vertice presieduto da Antonella Mansi a ridimensionare le ambizioni e a passare la mano come azionista di maggioranza relativa di Mps, rappresentano lo spartiacque della vicenda.

Il timing per cambiare la governance senese, complice anche il nuovo clima politico nazionale e locale, è scattato in quel momento: Unicoop Firenze ha ridimensionato la partecipazione dal 3 a circa l'1% (e Campaini è uscito di scena), la Fondazione ha preso in considerazione la prospettiva di cedere l'intero pacchetto in suo possesso (33,5% ridotto adesso al 29,9%) e gli Aleotti, che ancora oggi esprimono due consiglieri d'amministrazione, si sono defilati prima dell'aumento di capitale da 3 miliardi che sarà varato a fine maggio e comporterà un'importantante diluizione per chi non può o non vuole sottoscrivere.

Il nuovo corso del gruppo presieduto da Alessandro Profumo comincia a prendere forma. La svolta nei conti dovrebbe delinearsi nei risultati dell'esercizio 2013 (vedere altro servizio) che l'amministratore delegato Fabrizio Viola illustrerà domani al mercato, e soprattutto nelle prospettive di quest'anno.

Il futuro cambio di governance è nei fatti. La Fondazione sta lavorando con l'advisor Lazard alla vendita dell'intera quota in Mps. La manovra, come ha ricordato nei giorni scorsi il direttore generale dell'Ente senese, Enrico Granata, andrà in porto «in tempi ragionevoli», cioè entro marzo, e in questa ottica la discesa sotto la soglia del 30% costituisce un passaggio chiave. Prima di Pasqua, degli attuali grandi soci stabili del Monte potrebbe rimanere solo Axa (3,7% complessivo), che gestisce con Siena una fortunata joint di bancassicurazione e ha fin qui manifestato la volontà di sottoscrivere l'aumento destinato a scongiurare l'ingresso dello Stato nel capitale della terza banca del Paese.

2-ATTESI 900 MILIONI DI PERDITE
Cesare Peruzzi per ‘Il Sole 24 Ore'

I conti 2013 e un nuovo consorzio di garanzia per l'aumento di capitale. Dal Cda di Banca Mps, in programma oggi a Rocca Salimbeni, sono attesi gli elementi su cui il mercato valuterà il gruppo senese nei prossimi, decisivi, mesi. Non solo i numeri dell'ultimo bilancio, ma anche la "blindatura" della manovra da 3 miliardi (con la regia di Ubs) indispensabile per rimborsare il 70% del finanziamento pubblico ricevuto nel 2012 (2,5 miliardi su 4 miliardi di Monti bond), in linea con le richieste dell'Europa.

Per quanto riguarda i numeri dell'esercizio chiuso al 31 dicembre 2013, la stima che emerge dai report degli analisti, secondo quanto scrive Radiocor, indica un rosso intorno ai 900 milioni (3,17 miliardi la perdita 2012). Il margine d'interesse è stimato in 2,1 miliardi (2,8 l'anno prima). È previsto un calo delle spese operative, che dovrebbero scendere sotto quota 3 miliardi (3,2 miliardi nel 2012), un trend in accelerazione con l'accordo di fine anno per l'esternalizzazione delle attività e dei dipendenti del back office.

La conference call di mercoledì mattina, quando l'amministratore delegato Fabrizio Viola illustrerà il bilancio della banca presieduta da Alessandro Profumo, chiarirà anche le scelte fatte sul fronte delle rettifiche sui crediti deteriorati, che alla fine del terzo trimestre del 2013 ammontavano a 20 miliardi, con una percentuale di copertura negli ultimi trimestri tra il 38 e il 41 per cento. Nei primi nove mesi dell'anno, il Monte ha già effettuato rettifiche sui crediti per 1,5 miliardi e gli analisti si aspettano una ulteriore vigorosa pulizia (nell'ordine del miliardo) nel quarto trimestre, in vista degli esami della Bce.

Tra le stime positive nei report su Mps, c'è il netto calo dello spread tra BTp e Bund (sotto i 180 punti, mentre nel 2011 era a 550). Per Siena, che ha in portafoglio ancora circa 23 miliardi di titoli di Stato italiani, questo si traduce in un alleggerimento della riserva negativa. Il beneficio sarà imputato solo in parte all'ultimo trimestre del 2013, ma rappresenta indubbiamente un buon viatico per il 2014 e un contributo sostanziale a mantenere i parametri patrimoniali del gruppo toscano in sicurezza, nella prospettiva degli stress test Bce-Eba. La svolta già annunciata da Profumo e Viola potrebbe insomma arrivare quest'anno.

 

Antonella Mansi antonella mansi Antonella Mansi I FRATELLI ALBERTO GIOVANNI E LUCIA ALEOTTI ALBERTO GIOVANNI ALEOTTI TURIDDO CAMPAINI jpegAlessandro Profumo FABRIZIO VIOLA logoAxa

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