VADO DI SCORPORO? – UN AUMENTO DI CAPITALE RISERVATO ALLA CDP RISOLVEREBBE TUTTO (MA TELECOM ITALIA È DESTINATA AD ESSERE PREDA)

1 - LA POLITICA TRA IL DESTINO DELLA RETE E IL FUTURO DELLE TLC
Antonella Olivieri per il "Sole 24 Ore"

Il presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, chiede che la politica faccia sentire «chiara la sua voce». Il presidente Telecom, Franco Bernabè, sollecita sostegno per un progetto che serve al Paese. Ma il dibattito politico, anche nelle commissioni parlamentari, si è concentrato sullo scorporo della rete telefonica, ignorando tutto quello che ci gira attorno. Eppure le dinamiche che si stanno sviluppando sulla testa di Telecom Italia non sono di poco conto.

Negli ultimi vent'anni il "sistema" ha fatto di tutto per mantenere il controllo della compagnia di bandiera in mani italiane. Ma anche l'ultimo tentativo è fallito, con la preannunciata uscita, tra poco più di un mese, di Generali e Mediobanca da Telco. Resta Intesa-Sanpaolo, che non ha ancora chiarito la sua posizione, ma che ha una quota troppo piccola per controbilanciare il peso di Telefonica.

E Telefonica non è nelle condizioni di farsi carico dei 40 miliardi di debito Telecom, perchè ha già da gestire il ridimensionamento del proprio che ne minaccia la tenuta del rating. Così, potendo (cioè con la collaborazione delle controparti italiane) la soluzione più conveniente per il gruppo presieduto da Cesar Alierta sarebbe quello di mantenere il piede in Telecom, sistemando nel contempo la partita in Brasile con una spartizione pilotata di Tim Brasil, il suo più diretto concorrente nel mobile.

La storia si ripete. Già qualche anno fa Telefonica ha posto fine alla sua insoddisfacente convivenza con Portugal Telecom in Vivo, primo operatore mobile brasiliano, con un'offerta che i portoghesi non hanno potuto rifiutare pur sapendo che si stavano vendendo il futuro. Nonostante sia ben gestita, Portugal Telecom è finita in Borsa nella lista delle potenziali prede a saldo, seconda solo a Telecom Italia.

Le alternative "privatistiche" che in questi ultimi mesi si sono affacciate sulla scena dell'incumbent tricolore contemplavano tutte una perdita d'indipendenza o perlomeno una prospettiva di azionariato di riferimento non più italiano: il magnate egiziano Naguib Sawiris, il miliardario cinese Li Ka Shing. E la lista potrebbe allungarsi ancora, magari con gli americani di AT&T che, stoppati negli approcci a Telefonica, potrebbero tornare alla carica con Telecom Italia che ha almeno due asset di sicuro interesse: il Brasile e la dorsale Sparkle che collega l'America con l'area calda del Medio Oriente.

Un rewind della privatizzazione è impensabile. Ma l'obiezione che lo Stato non ha le risorse per preservare le risorse industriali del Paese non regge in questo caso. La Cdp, che non è lo Stato ma fa capo per il 70% al Tesoro, con gli stessi 2 miliardi che è disposta a mettere sul piatto per una quota di minoranza di un pezzo della rete, ai valori di oggi potrebbe comprarsi fino a un terzo di tutto il gruppo: un aumento di capitale Telecom riservato alla Cdp risolverebbe più di un problema.

La Cassa però ha sempre sostenuto che la missione del suo fondo strategico è coerente con gli interventi nelle infrastrutture, non nelle aziende. Ma quando le è stato chiesto, ha accettato di entrare in Generali, almeno temporaneamente, per compensare l'uscita di Bankitalia.

Forse la politica più che dibattere di una questione importante, ma tecnica quale è lo scorporo della rete - al vaglio delle autorità preposte (Agcom, Bruxelles e, per alcuni aspetti, Antitrust) - dovrebbe interrogarsi su quale debba essere il futuro delle tlc in Italia. Se davvero cioè lo si vuole limitare a un'infrastruttura "passiva" perdendo, dopo lo smantellamento della presenza all'estero, anche quelle competenze, riconosciute a livello internazionale, che una volta erano un vanto del Paese.

2 - BANCHE D'AFFARI AL LAVORO SUL RISIKO DELLE TLC
Carlo Festa per il "Sole 24 Ore"

Sarà soltanto questione di tempo. Sfumata (per ora) l'ipotesi di matrimonio tra Telecom Italia e 3 Italia, tra gli addetti ai lavori si studiano ipotesi alternative di consolidamento.
Le Tlc europee sono di fronte a un riassetto, come dimostrano le ultime operazioni di Hutchison Whampoa in Irlanda (dove ha comprato O2 Ireland da Telefonica per 850 milioni di euro ) e dello stesso gruppo iberico in Germania (dove è stata rilevata e-Plus, la controllata tedesca degli olandesi di Kpn, per la super-cifra di 5 miliardi di euro).

In Italia per ora Telecom Italia è ancora nelle sabbie mobili, costretta a trovare una soluzione sullo scorporo della rete tra le incertezze politiche e quelle collegate alle tariffe decise dall'Agcom. Ma, nel caso l'operazione partisse, con lo spin-off potrebbero iniziare quei ragionamenti di consolidamento che, fino ad oggi, sono sempre stati stoppati. Anche perché l'equilibrio dei soci di Telco, la holding a monte di Telecom Italia, sembra ormai verso il tramonto.

Le protagoniste, in questi casi, potrebbero diventare le banche d'affari che, secondo indiscrezioni, in queste settimane sarebbero particolarmente impegnate a studiare aggregazioni o matrimoni. «Si tratta di teoria. Le banche d'affari - spiega una fonte vicina a Telecom Italia- fanno il loro mestiere: presentano idee, progetti. Molti sono progetti interessanti. Ma al momento di concreto non c'è proprio nulla: anche se è certo che in un futuro più o meno lontano sarà necessaria un'operazione straordinaria».

Di sicuro le idee sono diverse. Una delle più diffuse tra le banche d'affari, di recente, è quella di un'integrazione tra le attività della francese Vivendi, che in questi giorni sta cedendo la controllata Maroc Telecom. Un matrimonio fra Vivendi e Telecom Italia avrebbe sinergie soprattutto in Brasile (grazie a Gvt e Brasil Telecom) mentre in Europa il gruppo transalpino possiede la compagnia mobile Sfr.

Il problema è che sia Vivendi sia Telecom sono parecchio indebitate. Ma c'è chi tra le banche d'affari avrebbe anche rispolverato l'idea di un'unione con Deutsche Telekom, che proprio Franco Bernabè aveva chiamato come cavaliere bianco ai tempi della scalata di Roberto Colaninno.

L'unica certezza è che Telecom Italia sembra ormai destinata ad essere preda. E, in quanto tale, non è da escludere un futuro intervento sul suolo italiano di un magnate come Carlos Slim o di un gruppo ricco di cassa, come gli americani di At&t.

 

 

FRANCO BERNABEGiovanni Pitruzzella TELECOM ITALIA jpegCesar AliertaFRANCO BASSANINI

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