1. IL VERO KINGMAKER DELLE SORTI DI FINMECCANICA SI CHIAMA GIORGIO NAPOLITANO 2. L’ORIENTAMENTO DEL PD E DI RE GIORGIO, TENDE A DISEGNARE UN’AZIENDA GUIDATA DA DUE AMMINISTRATORI DELEGATI; UNO CON COMPITI PREVALENTEMENTE FINANZIARI E LEGALI (PANSA), L’ALTRO PER RIORGANIZZARE IL GRUPPO SECONDO LA LOGICA INDUSTRIALE CHE FINORA È MANCATA (GIUSEPPE ZAMPINI). E PER LA PRESIDENZA TORNA IN AUGE GIANNI DE GENNARO 3. LA COPERTINA E LE QUATTRO PAGINE CHE “IL MONDO” DEDICA OGGI A CARLO PESENTI NON SONO RIUSCITE A TRATTENERE IL PADRE ALLA PRESIDENZA DEL PATTO RCS 4. I NUOVI SPOT DEL MONTE DEI PASCHI PUNTERANNO SUI VOLTI INSANGUINATI DI ANONIMI PERSONAGGI. QUESTA IMMAGINE SCIOCCANTE SARÀ ACCOMPAGNATA DAL CLAIM: “SIAMO STATI FERITI, MA OGGI SIAMO TORNATI IN BUONA SALUTE”. UN'IDEA FANTASTICA

1. IL VERO KINGMAKER DELLE SORTI DI FINMECCANICA: GIORGIO NAPOLITANO
Gli uscieri di Finmeccanica non sono affatto superstiziosi e anche oggi, venerdì 17, si sono presentati puntualmente al lavoro.

Sanno benissimo che il numero 17 faceva inorridire i seguaci di Pitagora e che nell'Antico Testamento segna la data di inizio del diluvio universale. A loro, che ritengono questa una superstizione da straccioni, interessa sapere che cosa succederà tra poco meno di due settimane quando si dovrà definire l'organigramma di piazza Monte Grappa.

Con l'attenzione degna dei migliori analisti hanno esaminato il resoconto del primo trimestre approvato martedì scorso dal consiglio di amministrazione e sono rimasti colpiti dai risultati negativi che dimostrano come il Gruppo stia attraversando una fase estremamente critica.

Già erano rimasti senza fiato per la perdita di 828 milioni del bilancio 2012 e il calo degli ordini, ma l'aria che tira nell'azienda guidata da Alessandro Pansa non sembra migliorare. Il punto critico rimane soprattutto quello del portafoglio ordini che nel primo trimestre di quest'anno è diminuito di oltre 400 milioni, e a spaventare e' soprattutto l'indebitamento che nello spazio di 3 mesi è aumentato di circa 1,5 miliardi.

Con queste credenziali gli uscieri pensano che il pallino per il futuro assetto dell'azienda non sia più nelle mani di Pansa che con i suoi centurioni e consulenti della comunicazione sta facendo sforzi terribili per riportare un clima di normalità dentro il Gruppo. E hanno ragione perché a decidere le sorti del vertice non saranno né Pansa, né l'ammiraglio Venturoni che per un gioco di circostanze ha occupato la poltrona di presidente ad interim dopo il soggiorno di Giuseppe Orsi nelle carceri di Busto Arsizio.

Per gli uscieri il vero kingmaker non sarà nemmeno Enrico Letta, ma Giorgio Napolitano che ,esercitando una moral suasion discreta e decisiva, spiegherà al giovane presidente del Consiglio come si devono sistemare le principali caselle di piazza Monte Grappa.

Sembra infatti che al Quirinale siano arrivati gli spifferi delle critiche mosse soprattutto dal Pd sull'attuale dirigenza e che si tratti - così hanno sibilato i corazzieri - di critiche devastanti. Allo stesso modo sembrano momentaneamente archiviate le voci sulla vendita di Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, i due gioielli che Pansa avrebbe voluto vendere prima di fine mese ai coreani di Doosan e ai giapponesi di Hitachi.

Non se ne farà nulla: i coreani hanno riconfermato il loro interesse per l'azienda guidata da Giuseppe Zampini, ma hanno chiesto tempo perché non vogliono andare a sbattere contro le obiezioni del governo e di qualche forza politica sul passaggio in mani straniere di un autentico gioiello industriale. Di tutto questo Napolitano, come Enrichetto Letta, sono perfettamente al corrente,e stanno maturando nella loro testa un organigramma che potrebbe salvare l'integrità del Gruppo senza dismissioni tali da sacrificare l'anima "civile" del Gruppo in favore dell'anima che si identifica con le attività nel settore della Difesa.

Nella sua infinita miseria Dagospia è riuscita a capire dove la moral suasion discreta ma ficcante di Napolitano potrebbe arrivare. L'ipotesi è quella di piazzare alla presidenza un personaggio autorevole e di indiscussa integrità che Napolitano vorrebbe trovare in quel giro di saggi, ex-magistrati o amici del Colle, tra i quali sono stati pescati anche i "saggi" estensori del compitino del governo Letta.

Questo profilo non calza con le ambizioni di Venturoni e anche le quotazioni dell'ex-ambasciatore Giovanni Castellaneta negli ultimi giorni hanno perso parecchi punti. Di quest'uomo si ricorda la stretta amicizia con Bush, i party meravigliosi organizzati dalla vispa moglie nell'ambasciata di Washington, il giro di amicizie con personaggi italiani "pesanti" (amici e protettori di Guarguaglini, Orsi e dello stesso Pansa), ma tutto questo sembra non bastare a mettere in testa a Castellaneta la feluca del presidente. Secondo gli uscieri il nuovo presidente sarà comunque una personalità di mera rappresentanza e di garanzia per ristabilire reputazione e credibilità.

Il profilo giusto per Gianni De Gennaro, che stamane è stato sostituito alla direzione dei servizi da Marco Minniti.

Ben più importante è la partita che si gioca sull'amministratore delegato . E qui vale la pena di registrare le ipotesi che si sono scambiate gli uscieri di piazza Monte Grappa con i corazzieri del Quirinale. Sembra infatti che l'orientamento dei partiti (soprattutto del Pd) e di Re Giorgio, tenda a disegnare un'azienda guidata da due amministratori delegati ;uno con compiti prevalentemente finanziari e legali, l'altro per riorganizzare il Gruppo secondo la logica prevalentemente industriale che finora è mancata.

A questo punto non è azzardato immaginare che lo spacchettamento delle due cariche avverrà tra Alessandro Pansa, uomo di finanza, e Giuseppe Zampini, il manager di Ansaldo Energia che ha dimostrato di conoscere la politica industriale meglio del pesto genovese. Il duplex Pansa-Zampini riuscirebbe a soddisfare il Tesoro, i partiti e gli altri capiazienda. Per un attimo è circolata anche la voce che il nuovo assetto potrebbe prevedere anche un direttore generale nella persona del mite Marco Forlani che sta facendo lingua in bocca con Pansa, ma era solo una barzelletta.


2. CARLO PESENTI SI E' DIMESSO DALLA PRESIDENZA DEL PATTO

La copertina e le quattro pagine della lunga intervista che il settimanale "Il Mondo" dedica oggi a Carlo Pesenti, l'ultimo erede della dinastia bergamasca, hanno lasciato perplessi i soci del Gruppo Rcs dove il padre Giampiero (classe 1931) è presidente del Patto di Sindacato che governa la società editrice.

La perplessità e lo stupore nascono dal fatto che papà Pesenti ha deciso di uscire dal salotto di Rcs dove la tappezzeria e i tappeti hanno buchi spaventosi. Sembra quasi che il settimanale economico, che fa parte della famiglia editrice del "Corriere della Sera", voglia ammiccare al padre Giampiero attraverso un piccolo monumento mediatico al figlio Carlo.

Il sospetto si rafforza quando si legge la lunga intervista dove si parla, sempre e soltanto, della riforma di Confindustria che Carlo Pesenti, in qualità di responsabile della Commissione per disegnare la nuova struttura, vorrebbe più snella, più strategica e incisiva e meno costosa rispetto ai 500 milioni attuali. Nel testo non c'è uno straccio di domanda su cosa intenda fare il padre Giampiero dentro Rcs dove la famiglia detiene attraverso Italmobiliare il 7,4% delle azioni.

Non è un mistero che i rapporti tra l'anziano imprenditore e il figlio siano ispirati da scarsa armonia, come non è un mistero che Italmobiliare e Italcementi abbiano qualche problemino di indebitamento. Resta il fatto che le voci sull'uscita di papà Pesenti dalla carica di presidente del Patto di sindacato si accompagnano all'intenzione di non partecipare all'aumento di capitale che rappresenta l'ultima ancora di salvezza del Gruppo Rcs.

Manca un pugno di giorni all'Assemblea che dovrà approvare l'aumento da 400 milioni, e in queste ore è sempre più frenetica la ricerca di un accordo con le banche per rendere l'operazione meno traumatica agli occhi di alcuni soci riuniti nel Patto di sindacato (Generali, Rotelli, Dieguito Della Valle). A tutto questo si aggiunge sicuramente la stanchezza fisica e mentale di papà Pesenti che dopo nove anni di presidenza del Patto di sindacato pare si sia stufato di "mettere insieme i cocci".

In realtà la sua presenza in Rcs risale a tempi ben più lontani rispetto ai nove anni di presidenza del Patto di sindacato, e pur non avendo mai capito nulla di editoria ha rappresentato un uomo di garanzia fin da quando la corazzata editrice era nelle mani di Fiat e Mediobanca attraverso la finanziaria Gemina.

Per l'esperienza vissuta l'anziano imprenditore potrebbe scrivere un libro raccontando le turbolenze che il Gruppo ha attraversato quando le leve del comando furono affidate nel 1986 al giornalista Giorgio Fattori e dall'autunno '94 al '98 all'altro giornalista Alberto Ronchey. E potrebbe raccontare come nel '98, insieme a Gianni Agnelli ed Enrico Cuccia, preparò lo sbarco di Cesarone Romiti a Milano.

In molte di queste vicende Giampiero Pesenti ha svolto un ruolo di cerniera tra i cosidetti poteri forti cercando di trovare una soluzione ai travagli di una società dove per difendere le posizioni di potere i guai sono sempre stati schermati con campagne di allarmismo sullo stato di salute dei giornali.

I più anziani ricordano che fu di Pesenti l'idea di piazzare ad amministratore delegato Lorenzo Folio al posto di Giorgio Fattori. Si trattava di un manager proveniente dall'azienda Marlin Gerin che come Pesenti sapeva poco o nulla di editoria. La sua parabola durò quanto quella di Colao Meravigliao, cioè neanche due anni. A quell'epoca Rcs sembrava impegnata a salvare le sue testate, si parlava di cedere almeno 7-8 periodici e Folio predicava una Rcs multimediale con toni meno moderni, ma simili per certi versi a quelli che ha usato Colao e che predica l'attuale amministratore delegato Scott Jovane.

Fu facile per i manager principali (il direttore generale Donati, quello dei periodici D'Angelo, e il capo della pubblicità Giliberti) rendersi conto che la pedina scelta da Giampiero Pesenti non poteva durare per la sua costituzionale estraneità e personale insipienza verso il mondo dell'editoria.

Così cominciarono a preparargli la fossa convinti, uno per uno, di poterne prendere il posto e coperti ,uno per uno, dai propri sponsor. Per farla breve l'uomo messo lì da papà Pesenti si illuse di governare facendo il giro delle sette chiese (cioè degli azionisti) per convincerli dei suoi piani, ma il casino fu inenarrabile.

L'unica cosa che rimase ferma fu la presa di potere della triade allora al comando di Fiat-Mediobanca-Romiti. Quando poi anche Romiti, padre e figli, sono usciti da Rcs, Pesenti ha garantito come presidente del Patto di sindacato l'altro principale referente, Abramo-Bazoli, esperto di cordate a moduli variabili.

È chiaro che dopo un'esperienza di questo genere e tante vicissitudini sulle quali non ha mai esternato una parola, oggi papà Pesenti abbia deciso di mollare al suo destino la barca di Rcs.

3. VITO RIGGIO È DISCRETAMENTE SODDISFATTO.
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Vito Riggio, l'ex-deputato Dc sbarcato alla presidenza dell'Enac nel 2003 grazie al ministro dei buchi Pietro Lunardi, è discretamente soddisfatto.

Ieri è arrivata l'ennesima proroga del suo mandato per altri sei mesi a Commissario dell'Ente per l'aviazione civile, ma Riggio rimpiange di non essere stato nominato da Monti all'Authority per i trasporti. Nell'aprile dell'anno scorso sembrava averla spuntata sulle candidature dell'ex-presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, e del parlamentare bocconiano, Mario Valducci. La riconferma di ieri ha stemperato l'incazzatura nei confronti del presidente onorario di "Sciolta civica".

4. I NUOVI SPOT MPS: DA URLO!
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che il mondo della pubblicità è in fermento perché si cominciano ad avvertire i primi segni di ripresa.

A tirar fuori quattrini per nuove campagne televisive hanno cominciato le banche Unicredit e MontePaschi. Quest'ultima ha sempre cercato di affidare gli spot televisivi a mani di registi collaudati come Bellocchio, Tornatore e per ultimo Giovanni Veronesi. In questo momento i contradaioli ,che siedono nei bar di piazza di Siena, stanno scrivendo il draft della prossima campagna e hanno avuto un'idea folgorante.

Dopo le drammatiche vicende che hanno scosso l'antica banca di Siena gli spot non saranno orientati a ricordare le radici storiche e a riproporre le canzonette di Rino Gaetano, ma punteranno sui volti insanguinati di anonimi personaggi. Questa immagine scioccante sarà accompagnata dal claim: "siamo stati feriti, ma oggi siamo tornati in buona salute". Un'idea fantastica.

 

GIORGIO NAPOLITANO ALESSANDRO PANSA E GIUSEPPE ORSICASTELLANETA GUIDO VENTURONIcarlo pesentiGiampiero Pesenti SCOTT JOVANECESARE E PIERGIORGIO ROMITI ORESIDENTE ENAC VITO RIGGIO SIENA UNA STORIA ITALIANA PUBBLICITA MPS MPS SIENA UNA STORIA ITALIANA PUBBLICITA DI BELLOCCHIO Gianni De GennaroALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA

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