1- ECCOLI, GLI ARZILLI VECCHIETTI DEL CAPITALISMO DE’ NOANTRI. ALLA PRESENTAZIONE MILANESE DEL LIBRO DI GERONZI E MUCCHETTI, NANNI BAZOLI E CESARONE SI SCAMBIANO AFFETTUOSITÀ E RICORDI, MA IL MESSAGGIO È: “AI GIARDINETTI CI ANDATE VOI” 2- PURE IL “POWER BROKER” DI BANCA INTESA (COPY DE BENEDETTI) ANNUNCIA DI VOLER SCRIVERE UN LIBRO. E ANCHE QUESTO SI PREANNUNCIA NON COME UN TESTAMENTO, MA UN’ALTRA SCOSSA AL SISTEMA TENUTO SEMPRE IN PIEDI DA ULTRA-SETTANTENNI 3- SOR-GENIO DE BENEDETTI DISTRIBUISCE BUFFETTI AI PRESENTI (“BAZOLI NON SA NEANCHE COSA SIA UNA BANCA”) E CAZZOTTI AGLI ASSENTI (“PASSERA BOCCIATO DA MCKINSEY”) 4- NELLA SALA DEL “CORRIERE”, TRA DE BORTOLI E MARCHETTI, SONO RIAPPARSE LE SORELLE LIGRESTI IN DISGRAZIA (MEDIATICA), AMOREVOLMENTE CAREZZATE DA GERONZI 5- MANCAVANO, NON A CASO, GLI “INADEGUATI” NAGEL E PAGLIARO, IL “PIUMINO DA CIPRIA” GALATERI, LO “SCARPARO” DELLA VALLE. CHE, IRONIA, DI QUELLA SALA È CO-PROPRIETARIO…

Foto di Franco Cavassi per Dagospia

1- GERONZI, RITORNO A MILANO "IO RICONOSCENTE A BAZOLI"
Francesco Manacorda per "La Stampa"

«Caro Nanni, abbiamo il dovere di reclamare alcuni meriti che ci appartengono. Tu per me sei stato un compagno di viaggio eccezionale... Credo di doverti della riconoscenza». Alla fine, dopo due ore di fusioni bancarie e Opa ostili, di rapporti con la politica e di finanziamenti ai giornali, Cesare Geronzi addolcisce la voce e sintetizza in una sola frase obiettivo e modalità dell'offensiva mediatica che ha scatenato con la pubblicazione del libro-intervista assieme al giornalista Massimo Mucchetti.

Per l'ex banchiere ed ex presidente delle Assicurazioni Generali, defenestrato nell'aprile 2011 con un blitz degli azionisti, l'obiettivo ieri sera, sul palco della milanesissima Fondazione Corriere della Sera, è semplicemente quello di vedersi riconosciuta la dignità di «banchiere di sistema» e scrollarsi di dosso l'etichetta di grande elemosiniere della politica. E questo, per l'appunto, nonostante un'espulsione dal sistema che resta tanto irrituale quanto dolorosa.

Quale migliore modo, allora, che specchiarsi nella figura del «caro Nanni» Bazoli, l'avvocato che da un ventennio tondo siede al vertice di quella banca che oggi è IntesaSanpaolo e che là resterà - lo assicurano tutti - anche per il prossimo triennio? E quale migliore occasione che avere sul palco, oltre allo stesso Bazoli, un imprenditore e finanziere come Carlo De Benedetti, che con Geronzi ha sempre vantato rapporti di amichevole diffidenza e stasera si presta ad essere amichevolissimo duellante?

In prima fila la meglio gioventù della finanza italiana, nella persona delle sorelle Giulia e Jonella Ligresti, qualche faccia nota di quel mondo che al sempre presidente Capitalia, Mediobanca, Generali e infine la Fondazione del Leone - è sempre stata intima, da Tarak Ben Ammar a Salvatore Mancuso; sparsi in sala qualche onnipresente come Angelo Rovati e una manciata di fedelissimi dello stesso Bazoli.

Età media non bassissima. Sul palco officiano i tre big della finanza assieme allo stesso Mucchetti e ai direttori del Corriere e del Sole 24 Ore. «Caro Nanni», «Caro Carlo», «Caro Cesare» , il «tu» che circola spesso questa sera vale anch'esso come rappresentazione vivida di rapporti e assetti di potere. Tocca a De Benedetti, verve da mattatore, agitare un po' le acque: «Macché banchieri! Questi due signori sono "power brokers"», dice riprendendo una celebre definizione di «mediatore di potere» appioppata proprio a Geronzi dal Financial Times. Sono però graffi che non feriscono, tanto che De Benedetti riconosce subito a Geronzi la qualità di essere «astuto, anzi eccezionalmente astuto».

Ma è Bazoli che dà significato alla serata, accogliendo e ricambiando l'abbraccio ideale di Geronzi. Il numero uno di IntesaSanpaolo sottolinea le differenze - «lui romano, io provinciale del Nord, lui esponente del cattolicesimo romano, io di un cattolicesimo manzoniano» -, ma conferma che «negli ultimi anni» c'è stato tra i due «un sodalizio, che non chiamerei una diarchia, ma una collaborazione leale, lineare, che riteniamo sia stata utile per la stabilizzazione del sistema».

E ancora, «un rapporto improntato alla libertà, un rapporto indipendente senza nessun legame con associazioni occulte». E' l'apoteosi del geronzismo o invece la sua celebrazione alla memoria? Insomma, a Geronzi si riconosce un ruolo centrale - che del resto ha avuto - finanza di stretta osservanza italoitaliana degli scorsi decenni, ma tanto unanime e affettuoso consenso spinge il dibattito verso una sinistra somiglianza a certe feste di pensionamento. Il diretto interessato di certo non la pensa così: «Mi sono dimesso dalle Generali, ma non dalla finanza». Si vedrà.


2- GERONZI E LA RISSA TRA I GRANDI VECCHI
Marco Franchi per "il Fatto Quotidiano"

Una volta qualcuno scrisse di Cesare Geronzi che lui non anticipa i processi, li accompagna. Di certo, leggendo il libro-intervista di Massimo Mucchetti ma anche ascoltando il banchiere di Marino in questo suo improvviso attacco di loquacità con tanto di debutto in tv da Gad Lerner, è difficile ricostruire una sola, unica versione di ciò che è accaduto e di ciò che accadrà nella finanza italiana. Ci vorrebbe un cifrario, un traduttore simultaneo del Geronzi-pensiero. Un interprete dei vari messaggi trasversali che sono stati lanciati rispondendo alle domande del giornalista del Corriere o alle battute davanti alle telecamere dell'Infedele.

Così quando Geronzi dice che un'eventuale Monti bis "potrebbe comportare la nomina di Paolo Scaroni dell'Eni come ministro degli Esteri", non sorprende che qualcuno ceda alla dietrologia interpretando l'endorsement come un modo elegante per "bruciare" il candidato. Frecciatine, stoccate, ammiccamenti del resto vanno avanti per tutte le 354 pagine del libro. Una lunga lista di buoni e cattivi dove però anche le lusinghe ai buoni hanno un retrogusto acido tanto da indurre il lettore a domandarsi se lo sono davvero o se invece Geronzi ne parla bene perché innocui. E dunque condannati a rimanere fuori dai giochi che contano.

Sfumature di grigio ma anche sonore e maligne stroncature. Dagli "inadeguati" vertici di Medio-banca, Alberto Nagel e Renato Pagliaro che lo hanno fatto fuori dalle Generali ("la mucca dalle 100 mammelle"), al "piumino da cipria, un presidente di campanello" Gabriele Galateri. Passando per colui che "Cesare Romiti chiamò Della Valle lo Scarparo", quel Diego Della valle che "si è proposto come l'alfiere del Nuovo Che Avanza. Da scrivere con le maiuscole, mi raccomando". E poi l'ex delfino Matteo Arpe visto come un figliol prodigo che ha tradito sapendo di tradire. Del resto è lo stesso Geronzi a puntualizzare: "sono abituato a perdonare non a dimenticare".

Sarà suggestione, eppure sorge il dubbio: questa nuova versione di Geronzi è un finale o un inizio di partita? Di certo ieri sera sul palco della Sala Buzzati, nella sede milanese del Corriere della Sera che ha ospitato la presentazione del libro Confiteor (Feltrinelli), è andato in scena uno spettacolo sorprendente.

L'effetto Cesare ha dato la stura ad altri colleghi che hanno dominato negli ultimi quarant'anni la ribalta finanziaria ed economica nell'ombra, senza mai uscire troppo sotto i riflettori perché tanto non ne avevano bisogno. Si sapeva chi comandava. Geronzi ieri è persino riuscito in un'impresa: stanare un banchiere liturgico come Giovanni Bazoli, dominus di Intesa Sanpaolo, che prima di lanciargli un prezioso assist ("ha detto dei no a Berlusconi") ha rivelato di avere affidato anche lui le sue memorie a un prossimo libro "storico" sulla banca milanese.

Assai più istrionico l'Ingegnere Carlo de Benedetti. Con l'aria di quello che ormai può permettersi di dire tutto a tutti, senza mezze misure, facendo nomi e cognomi. Per nulla aggressivo, casomai scanzonato e guascone. "Né Cesare Geronzi ne' Giovanni Bazoli sono mai stati dei banchieri, sono dei power broker", ha detto il presidente onorario del gruppo L'Espresso sottolineando poi con una battuta che Corrado Passera, ex timoniere di Banca Intesa e attuale ministro allo Sviluppo economico, "è stato un eccellente assistente: gli ho fatto io il recruiting quando fu bocciato alla McKinsey come partner ed era di cattivo umore". E quando l'amico franco-tunisino di Berlusconi, il finanziere Tarak Ben Ammar, dalla prima fila confessa ad alta voce che gli sembra di "stare in un film", l'Ingegnere rilancia con un "sempre meglio che a un funerale".

Altro che arzilli vecchietti (copyright Della Valle). Dai vari e affettuosi "Carlo", "Nanni" e "Cesare" del capitalismo di relazione andato in scena ieri, si è capito che le rivelazioni non sono finite. Anzi, sono appena cominciate. Perché quello dell'ex numero uno di Mediobanca non è un libro di memorie, né un testamento. Né tantomento una confessione. C'è chi l'ha interpretata come una chiamata di correo, di sicuro è una scossa al sistema tenuto ancora in piedi da dei vispi ultra-settantenni che non si sono rassegnati a nipotini urlanti e panchine dei giardinetti.


3- BANCHE: DE BENEDETTI, GERONZI E BAZOLI MAI STATI BANCHIERI
(ANSA) - "Né Geronzi né Bazoli sono mai stati dei banchieri". Lo ha detto Carlo De Benedetti nel corso della presentazione del libro 'Confiteor' su Geronzi scritto da Massimo Mucchetti. "Sono dei power broker", ha puntualizzato il numero uno de L'Espresso, precisando che "Geronzi per lo meno ha fatto il direttore di banca mentre Bazoli si è trovato al Banco Ambrosiano grazie ad Andreatta ma non sa neanche cosa sia una banca".

Telecom: De Benedetti, grande stupidaggine comprare da Emilio Gnutti cda Pirelli. Ho considerato una grande stupidaggine comprare Telecom da Emilio Gnutti, e' stata una distruzione di ricchezza che credo abbia il primato italiano". Lo ha affermato Carlo De Benedetti, presidente onorario del gruppo editoriale L'Espresso nel corso del suo intervento al dibattito sul libro-intervista di Massimo Mucchetti all'ex banchiere Cesare Geronzi, "Confiteor".


4- EDITORIA: DE BENEDETTI, FINE MANIFESTO PASSAGGIO GERONZI A MEDIOBANCA
(Adnkronos) - I problemi del Manifesto si sono acutizzati quando Cesare Geronzi passo' dalla guida di Capitalia alla presidenza di Mediobanca. Lo ha confermato il presidente del gruppo L'Espresso Carlo De Benedetti presentando questa sera a Milano il libro intervista di Massimo Mucchetti con Cesare Geronzi 'Confiteor'. "Venne da me un vecchio amico -ha detto De Benedetti- che oggi purtroppo sta male, Valentino Parlato. Mi disse: 'e' finita, perche' Geronzi mi ha sempre finanziato. Ora e' Mediobanca, gli hanno tolto le chiavi della cassa e noi siamo finiti".

5- BAZOLI, GERONZI HA DETTO DEI NO A BERLUSCONI NON SO IN QUANTI LI ABBIANO DETTI
(Adnkronos) - L'ex presidente di Capitalia, di Mediobanca e delle Generali Cesare Geronzi "si sentiva sicuro nei confronti di Silvio Berlusconi" a causa della riconoscenza che questi gli portava, pertanto "gli ho sentito dire dei no a Berlusconi che non so in quanti abbiano detto, compresi tanti che oggi vengono a dirmi che 17 anni con Berlusconi al potere" sono stati un periodo negativo.

Lo ha detto oggi a Milano il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo Giovanni Bazoli, duettando con Cesare Geronzi durante la presentazione dell'ultimo libro di Massimo Mucchetti. Bazoli ha ricordato che Geronzi "era considerato un banchiere molto vicino a Berlusconi. Berlusconi, tra le sue qualita', ha quella di essere una persona riconoscente. E' sempre stato molto grato a Geronzi, perche' la Banca di Roma era intervenuta in un momento particolarmente delicato della sua azienda".

6- GENERALI: GERONZI, NON SO SE SONO STATO CACCIATO FORSE SONO IO CHE NON VOLEVO PIU' STARE CON LORO
(ANSA) - ''Non so se sono stato cacciato o se ero io che non volevo stare piu' con loro''. Lo ha detto l'ex presidente delle Generali, Cesare Geronzi, a proposito della sua cacciata dal vertice del Leone di Trieste. A margine della presentazione del suo libro 'Confiteor', il banchiere di Marino, interpellato dai giornalisti che gli chiedevano cosa fara' da grande ha risposto: ''Sono gia' grande''.

7- GENERALI: GERONZI, "DIMESSO DA COMPAGNIA, NON DA SISTEMA FINANZIARIO"
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Mi sono dimesso da Generali, ma non dal sistema finanziario". Cosi' Cesare Geronzi in uno dei passaggi del suo intervento alla presentazione del libro scritto con Massimo Mucchetti "Confiteor". L'ex banchiere, tuttavia, al termine dell'incontro ha gettato acqua sul fuoco rispetto a questa frase spiegando che ormai guarda le vicende con gli occhi del "privato cittadino".

 

 

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