1- AL DIAVOLO TUTTI I CAFONAL DEGLI SMANDRAPPATI D’ITALIA, ISOLE COMPRESE! ARIA! ARIA! UN BREVE BREAK PER OCCHI CON IL VERNISSAGE DELLA MOSTRA VENEZIANA DI PRADA 2- BENVENUTI A "THE SMALL UTOPIA. ARS MULTIPLICATA": UN'ENCICLOPEDIA DELLE AVANGUARDIE DEL NOVECENTO, UNA CORSA PAZZESCA ATTRAVERSO 75 ANNI DI STORIA DELL'ARTE CHE SCORRONO DAVANTI AGLI OCCHI COME FOSSERO UNA SCATOLA DELLE MERAVIGLIE. DA DUCHAMP A ANDY WARHOL, DAL FUTURISMO AL POP: È LA "PICCOLA UTOPIA" DELLA DEMOCRATIZZAZIONE DELL'ARTE, QUALCOSA DI ELITARIO CHE DIVENTA FRUIBILE A TUTTI 3- UNICO PESSIMO DIFETTO? LA SNOBBERIA DI MIUCCIA: PERCHE’ UNA MOSTRA ITALIANA IN TERRA ITALIANA DEVE SCODELLARE UN CATALOGO SCRITTO UNICAMENTE IN LINGUA INGLESE?

Foto di Manfredi Bellati, tratte dal blog CONTESSANALLY http://networkedblogs.com/zYIGZ


1- VENEZIA, FONDAZIONE PRADA: COSÌ L'ARTE DEL NOVECENTO DIVENTÒ DI MASSA, O NO?
Silvia Menetto per la "Domenica del Sole 24 Ore"

Nel 1934 Paul Valery, nel suo ‘La conquista dell'ubiquità' preconizzando il futuro scriveva: «Come l'acqua, il gas o la corrente elettrica, entrano grazie a uno sforzo quasi nullo, provenendo da lontano, nelle nostre abitazioni per rispondere ai nostri bisogni, così saremo approvvigionati di immagini e di sequenze di suoni, che si manifestano a un piccolo gesto, quasi un segno, e poi subito ci lasciano».

Dagli inizi del secolo il progresso aveva modificato prepotentemente le tecniche di produzione industriale e anche l'arte aveva imboccato il sentiero (presto divenuto una superstrada) della riproducibilità.

È la "piccola utopia" della democratizzazione dell'arte, qualcosa di elitario che diventa fruibile a tutti. "The Small Utopia. Ars Multiplicata" è la nuova mostra che la Fondazione Prada ha inaugurato nella sua sede lagunare a Ca' Corner della Regina: un'enciclopedia delle Avanguardie del Novecento, una corsa pazzesca attraverso 75 anni di storia dell'arte che scorrono davanti agli occhi come fossero una scatola delle meraviglie.

Il posto d'onore è dedicato alla figura straordinaria ed enigmatica di Marcel Duchamp, ai suoi Ready-made che occupano buona parte del salone centrale del palazzo, dall'orinatoio-fontana alle pale spazzaneve, dalla ruota di bicicletta allo scolabottiglie, oggetti di uso comune astratti dal contesto reale per diventare opere d'arte solo perché così ha deciso l'artista.

E poi ci sono le boites-en-valise piene di disegni, immagini, schizzi e readymade riprodotti in miniatura, copia di copia, riproduzione di riproduzione: sempre uguali concettualmente ma sempre leggermente diverse nel loro essere realizzate in maniera artigianale: il trionfo dell'ossimoro. Il curatore della mostra, Germano Celant, ne ha voluto esporre tre edizioni, accostate nella stessa vetrina, per renderlo evidente.

L'arte moltiplicata, riprodotta, divulgata e resa popolare è un sogno trasversale che percorre tutto il Novecento: un'avventura che ha coinvolto Futurismo e Bauhaus, Suprematismo e Costruttivismo, Neoplasticismo, Dada, Surrealismo, Nouveau Réalisme, Optical, Fluxus e Pop Art.

Tra una tazza da tè di Kandinsky e un cappellino realizzato da Sonia Delaunay, tra un panciotto di Fortunato Depero e una slitta di Beuys, tra una scatoletta di "Merda d'artista" di Manzoni e le piramidi fluo di Lichtenstein, la pipa per fare bolle di sapone di Man Ray e gli scatoloni per la Campbell di Andy Warhol la mostra diventa una specie di "supermarket" dell'oggetto artistico, tradotto ora in libro, rivista, scatola di cibo, film, vestito, disco, piatto, mobile, giocattolo e molto altro ancora.
Come attraversare un secolo d'arte in un paio d'ore, divertendovi anche se siete dei neofiti.

Una mostra articolata e vastissima (oltre seicento i pezzi esposti) per la quale la Fondazione Prada ha affidato l'approfondimento di alcuni settori specifici alla collaborazione di musei internazionali e curatori specializzati, primo tra tutti il Moma di New York che ha curato la sezione di Fluxus. Al Museo Weserburg di Brema e alla sua direttrice Anne Thurmann-Jajes si deve invece la sezione dedicata ai libri e alle riviste d'artista negli anni Sessanta; Antonio Somaini e Marie Rebecchi hanno invece curato le due sale dedicate alla storia del cinema sperimentale e alle incursioni degli artisti nei campi della performance vocale, del suono registrato e della radio, mentre a Guy Schraenen si deve la sezione interamente dedicata ai dischi in vinile dal 1959 al 1975.

 

2- LA PICCOLA UTOPIA. GERMANO CELANT RACCONTA LA MOSTRA VENEZIANA
Marco Enrico Giacomelli per www.artribune.com

Una mostra sul superamento dell'unicità dell'opera d'arte. Una mostra anti-benjaminiana?
È interessante notare che nel 1934 Marcel Duchamp mette in produzione, con una tiratura di 300 copie più 20 in formato deluxe, La mariée mise à nu par ses célibataires même o La Boîte verte, pubblicata da éditions Rrose Sélavy, a Parigi, quindi auto-realizzata, e due anni dopo Walter Benjamin pubblica Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit (L'opera d'arte nell'epoca delle sua riproducibilità tecnica), su "Zeitschrift fùr Sozialforschung", sempre nella capitale francese.

Il testo di Benjamin sembra quasi una risposta "preoccupata" all'iniziativa di Duchamp, che nel 1941 riprodurrà in miniatura i suoi lavori, includendoli in un'altra scatola De ou par Marcel Duchamp ou Rrose Sélavy oppure La Boîte-en-valise.

Lo scorrere in parallelo di queste "interpretazioni" dell'arte, che secondo la visione tradizionale era destinata a perdere la sua aura, ma che, per un procedere innovativo tipico dell'artista, era invece proiettata verso una sua molteplicità, informa l'approccio teorico da cui è partito il progetto The Small Utopia. Di fatto per decenni si è sempre considerata, seguendo Benjamin, la riproducibilità come un fattore negativo, mentre gli artisti si sono sempre battuti per la sua affermazione e Duchamp ne è stato il paladino, sia concreto che critico.

Come si dispiega in mostra questa premessa storica?
Il salone introduttivo della mostra, al piano nobile, si apre proprio con le tirature, in diversi periodi, delle Boîtes. Tuttavia, per evitare una interpretazione "individualista" di questa attitudine a produrre per un pubblico allargato, si è pensato di mettere in contrapposizione a sinistra il procedere visionario e produttivo delle avanguardie, che dal suprematismo e dal produttivismo russi sono arrivate a de Stijl e alla Bauhaus.

Qui l'opera si è tradotta in "utensili" al servizio della comunità, da cui la presenza di ceramiche, giocattoli, vestiti, vasi, mobili, stoffe, tappeti, vetri, sciarpe... e gli esempi sono straordinari, perché comprendono artisti come Malevich, Mondrian, Feininger, Kandinsky, Suetin, Balla, Delaunay, Albers, Tatlin, Depero, Rietveld, a cui dall'altra parte, nell'ala opposta sempre sul piano nobile di Ca' Corner della Regina, corrispondono i risultati meno utilitaristici, e quindi più emblematici, di una ricerca puramente visiva e plastica, quasi oltranzista, verso una "originalità" immaginaria, che concerne sia il dadaismo che il surrealismo, da Duchamp a Man Ray, da Oppenheim a Dalí.

Il periodo preso in considerazione va dal 1901 al 1975. È piuttosto semplice immaginare una terza fase cronologica, diciamo dalla nascita di Internet in poi. Ma in mezzo cosa è successo, sempre pensando alla diffusione come anelito alla democratizzazione?
Si è tentato di tracciare una storia del "molteplice" nell'arte che partisse dalle prime esperienze di "diffusione" controllata a prodotta dagli artisti stessi e un primo documento , datato 1901, di questa avventura è la rivista "edita" da Pablo Picasso, che allora aveva 18 anni. Da questo medium, che si affiancava al produrre artistico tradizionale, la scultura e la pittura, per allargarne la conoscenza siamo passati a verificare le varie sfumature dell'idea di diffusione attraverso la tiratura di una "cosa" che si poteva identificare con un libro, un manifesto, un giornale, un oggetto, un vestito, un film, un suono, un'azione, una rivista... Certamente lo sviluppo di questo inglobamento di media, artigianali o tecnologici, si protrae oltre il 1975, data con cui abbiamo concluso la ricerca.

Ma la scelta di fermarci a quella data non è dovuta solo all'arrivo di nuove tecnologie, dal video al computer, e alla rete, che certamente hanno aperto un nuovo territorio tutto da analizzare, ma piuttosto al fatto che a metà degli Anni Settanta-inizi Ottanta si scatena un "iperconsumo" dell'arte. Con il ritorno alla tradizione del dipingere e delle scolpire, dove l'unicità e l'originalità sono entità metastoriche, care ai collezionisti e ai musei, il sogno di una diffusione intellettuale e conoscitiva allargata, quella che si reggeva sul pensiero duchampiano ed era arrivata a includere Joseph Beuys quanto Claes Oldenburg, si trasforma in una dimensione mercantile e di un consumo delle immagini, più che delle idee.

Il multiplo si fa pregevole come l'originale e di fatto diventa raro, al punto tale che, per sottolinearne il destino ultimo, The Small Utopia è strutturata come un museo archeologico, dove i reperti sono esposti in vetrine chiuse, quasi fossero tracce di una civiltà oramai giunta a termine.

Ragionare sul multiplo, inteso in senso lato, è anche una presa di posizione sul mercato dell'arte e della cultura in genere. O è "solo" la registrazione di un fatto?
Costruire, attraverso un'esposizione, una lettura della storia non ha mai un intento moralistico, serve solo ad attraversare le vicende dell'arte con una prospettiva forte e intensa, che permetta un ulteriore interpretazione.

La Fondazione Prada, dopo decenni di progetti speciali condotti in collaborazione con gli artisti contemporanei, sente sempre più la necessità di ripercorrere i filoni della storia dell'arte sia moderna che antica, sia per rileggerli secondo una visione inedita, sia per dare spessore a quanto la Fondazione ha fatto, partendo dal nucleo della sua collezione che ruota su protagonisti come Fontana, Burri, Castellani, Manzoni, Klein, Artschwager, Baldessari, Scarpitta, Kienholz, Richter, Kiefer, Foulkes, Anderson , de Maria, Gnoli, Ruscha e Heizer, per arrivare a Kapoor, Mori, Vezzoli, McQueen, Rehberger, Slominsky, Mc Gee, Sachs, Hirst, Friedman, Taylor-Wood, Koons, avventurandosi su Simon Fujiwara, Nathalie Djurberg e Ryan Trecartin.

Avvicinandosi a vent'anni di attività la Fondazione sente la necessità di dotarsi di uno spazio permanente, quello progettato da Rem Koolhaas in Largo Isarco, che dovrebbe aprirsi tra il 2013 e 2014, quanto di funzionare come un'istituzione museale, capace di produrre mostre storiche e contemporanee in collaborazione con i maggiori musei del mondo, dallo State Hermitage Museum al Museum of Modern Art di NY, al Museo Weserburg di Brema alla Tate Modern di Londra.

La mostra non prende in considerazione solo l'arte visiva, ma anche gli ambiti "tangenti". Con quali peculiarità e collaborazioni?
Oggi è quasi impossibile "territorializzare" l'arte perché la sua concezione è aperta a tutte le espressioni creative, si è quindi ampliato il suo ambito di "applicazione".
La ricerca visuale da tempo ha rotto i limiti di una "teologia artistica", per usare un riferimento a Walter Benjamin, e si è democratizzata fuori da un territorio che era "metafisico". Tutto è accaduto proprio per l'industrializzazione, o ancor meglio, per l'avvento dei media che hanno cancellato ogni nostalgia per il passato e la tradizione, facendo entrare l'arte in un globalismo linguistico, senza pretese di superiorità tra le lingue.

Le condizioni per capire l'arte includono oggi tutti i patrimoni comunicazionali, che si nutrono di artifici e di virtualità. Quindi non si può parlare più di ambiti "tangenti", ma fondanti, in cui l'identità dell'arte si è dissolta, non da oggi, ma dal XX secolo, come mostrano le vicende intrecciate tra arte e cinema, musica, editoria, radio, moda, design, teatro, televisione...

Domanda d'obbligo: con che progetto le piacerebbe inaugurare la nuova sede milanese della Fondazione Prada?
Disponendo di oltre 17mila mq espositivi, il sogno della Fondazione Prada potrebbe essere quello di mostrare la sua molteplicità operativa e la sua attitudine multilinguistica, applicandole alla storia passata e presente, ma con una pizzico di visione del futuro.

 

The Small Utopia. Ars Multiplicata
Fondazione Prada, Ca' Corner Della Regina - Venezia
Fino al 25 novembre 2012
Orario: 10:00 - 18:00, martedì chiuso
Biglietto: euro 10,00
Info: 041.8109161
www.fondazioneprada.org

 

Germano Celant_Patrizio Bertelli_Miuccia Prada_Giorgio OrsoniVictor Vasarely Cube Meta Negatif VERDE VISCONTI DI MODRONE Roy Lichtenstein Pyramid ROBERTO ZANCAN DI DOMUS ACCANTO A London Knees DI Claes Oldenburg Paris Celant E Cecilia Matteucci Lavarini Pamela Berry Morasutti E Larry Davis Olivier Lexa E Elisabeth Du Chaffaut N R La Valise des Nouveaux Realistes N R La Valise des Nouveaux Realistes MOSTRA PRADA A CA CORNER VENEZIA Miuccia Prada E Patrizio Bertelli CON Giandomenico Romanelli Meret Oppenheim Hafer Blume Meret Oppenheim Hafer Blume Marina Salamon Marcel Duchamp In Advance of the Broken Arm Marcel Duchamp Fountain Man Ray Cadeau Lucy E Lawrence Caroll CON Sherry Davis

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