1- ECCOLI I BONAZZI DI LONDRA, BELLI PRONTI PER DIVENTARE CARNE DA SHOW BUSINESS 2- GLI ATLETI SEMBRA CHE NON GAREGGINO PIÙ PER AMORE DELLO SPORT, NÉ DELLA VITTORIA, MA PER ARRIVARE ALLE COPERTINE E AI REALITY SHOW PER DIVENTARE DELLE STAR 3- COSA È RIMASTO DELLE VERE OLIMPIADI? SI SVOLGONO IN UNA CITTÀ MILITARIZZATA CONTRO IL TERRORISMO, MENTRE LA SIRIA È SCONVOLTA DALLA GUERRA E DAI BOMBARDAMENTI 2- GLI SPONSOR REGNANO SOVRANI, FRA CORSIE PREFERENZIALI E MONOPOLIO DEI BIGLIETTI 3- IL PUNK ROCK DEI CLASH E DEI SEX PISTOLS RIDOTTO A FARE DA COLONNA SONORA ALLA PARATA DEI POTENTI DELLA TERRA E AI JINGLE DEGLI SPONSOR (“LONDON CALLING”)

Oliviero Beha per "il Fatto Quotidiano"

C'entrano qualcosa i 200mila in fuga da Aleppo sotto le bombe, mentre Damasco brucia nell'eccidio siriano, con i dieci atleti di Siria presenti a Londra senza dirigenti perché filo-Assad? C'entra qualcosa una metropoli cruciale sul pianeta, militarizzata contro il terrorismo fino a far paura agli stessi londinesi, con la "pausa irenica" delle Olimpiadi simbolo della pace?

C'entrano qualcosa i larghi vuoti sulle tribune degli impianti olimpici (dove latitano gli ospiti di riguardo ormai assurti a gadget umani per la solita storiaccia degli sponsor che tengono in ostaggio il Cio e usano i biglietti come status e contropartita) con il calore umano che dovrebbe accendere il tripode di Olimpia? Quel calore che forse dovrebbe durare appena un poco oltre la diretta tv di audience miliardaria per la cerimonia d'apertura urbi et orbi, e ormai definitivamente orba di quel significato metasportivo?

E per tornare ai nostri montoni del tricolore sub specie olimpica, c'entra qualcosa con un "autentico spirito olimpico" quel senso di Giochi come trampolino sempre per altro, mai fine a se stesso, che emanano le dichiarazioni di Federica Pellegrini ("smetto un anno, poi vediamo"), di Elisa Di Francisca ("vado in Africa a fare volontariato") o di Rosalba Forciniti ("un reality? Perché no"), su e giù per la scala del successo, che lacerano l'atmosfera sportiva come la copertura del mare in un "Truman Show" ormai quasi del tutto simulato?

Se mettiamo insieme questi sintomi, che si legano gli uni agli altri come anelli che formano un'unica catena, forse ne esce una sensazione da fine epoca e quindi da fine Olimpiadi che incute un po' di timore e comunica un po' di tristezza: capolinea? Naturalmente sempre a condizione che ci si voglia parlar chiaro e non si entri nella recita mediatico-politica contemporanea che usa strumentalmente i Giochi strangolandone l'essenza più vera.

Andiamo per punti. Prendo la Siria come caso clamoroso, per contiguità geo-crono-politica. È vicina a Londra in tutti i sensi, si legge delle varie discipline olimpiche di tiro e contemporaneamente dei "ribelli siriani" disposti a tutto pur di procurarsi un'arma purchessia. È una guerra dimenticata in corso d'opera, con conseguenze palesemente allarmanti in quello scacchiere e sul pianeta. Ma ci sono le Olimpiadi. Siamo al solito dilemma sull'indipendenza dello sport dalla politica?

Niente di nuovo sotto il sole dopo i Giochi di Montreal, 1976, con le prime prove tecniche di boicottaggio delle nazioni africane? O ancor di più a Mosca, 1980, invasione dell'Afghanistan e Usa e Paesi collegati out salvo l'astuzia anche italiana di mandare atleti "borghesi", senza affinità militari per tener fuori la Nato? Boicottaggio sesquipedale che dimezzò quelle Olimpiadi all'andata di un ritorno simile, a Los Angeles, 1984, a ruoli invertiti? È oggi "la stessa cosa"? Intanto, è comunque una guerra in più che si aggiunge a questa irrelazione tra sport e politica, ed è la dimostrazione ulteriore di quanto si stia restringendo il palcoscenico fisico dei Giochi.

Qui possiamo aggiungere il cerchio logistico di una città come Londra, nell'impossibilità di garantire un'edizione normale, civile, "pacifica": nel 2012. Una riflessione su ciò porta alla domanda: ce le possiamo permettere ancora, oggi, le Olimpiadi? Gli anelli successivi cambiano non solo il contenitore-Olimpiadi, ma anche il suo contenuto. Gli stadi non pieni, gli sponsor e le tv padroni dell'evento, la politica sportiva e immediatamente la politica tout court sono soggetti e oggetti insieme di una pièce inconfutabilmente mutata: le Olimpiadi si disputano come pretesto d'altro, non sono da un pezzo o sono sempre meno fine a se stesse.

Si dice, arrivando alle Pellegrini e alle Farciniti: i Giochi si organizzano per gli atleti che li disputano o li vorrebbero disputare. Giusto. Nel 1980, all'epoca di "quel" boicottaggio, sostenni con cognizione ed esperienza di causa che non si potevano mettere sullo stesso piano le dichiarazioni politiche e le "vite" degli atleti: erano ovviamente grandezze incommensurabili.

Stavo quindi dalla parte delle "vite", e del loro diritto di svolgersi olimpicamente e nei casi migliori o più fortunati olimpionicamente. Dunque contro il boicottaggio. Ma adesso l'aria che tira mi dice che sembrano tutti pronti a qualche reality show, a monetizzare "la montagna di sacrifici" - indubitabile - fatta per arrivare fin lì. Errore: non solo fin lì, bensì fin lì ma per fare quell'altro passettino e riscuotere al cambio sociale e professionale l'equivalente dell'eventuale medaglia.

Tutto logico, per carità, e molto, troppo contemporaneo. Ma forse appunto di questi Giochi così stupidamente attuali alla luce di un po' di memoria, un po' di tradizione e qualche emozione in più c'è sempre meno bisogno. Alla fine del film Truman non usciva dal suo mare finto?2- FORCINITI A TGCOM24: "POTREI FARE TELEVISIONE"
Da www.tgcom24.mediaset.it - "Un futuro in televisione? Non lo so, vedrò quello che succederà, vedremo a settembre. Però per dare visibilità al mio sport farei anche della televisione se qualcuno dovesse chiedermelo. In testa ho tanta gioia e tanta confusione" E' quanto detto in diretta a Tgcom24 da Rosalba Forciniti, vincitrice della medaglia di bronzo nel Judo a Londra.

Sull'ipotesi di fare un reality risponde: "Non solo un reality, vediamo quello che mi offriranno. Quando ho comprato il mio telefono nuovo la prima cosa che ho fatto è stato scaricare l'app di Tgcom24 ed è proprio lì che ho letto della mia medaglia, un'emozione".

Sulla sua maglietta con la scritta "bad girl" spiega: "Nel senso ironico, perché sono una ragazza un po' peperoncina e spigliata".


3- LA "MALEDIZIONE "DI TUTANCAMERON: PORTA MALE AGLI ATLETI INGLESI?
Da "Corriere.it" - E se fosse vero? Il premier inglese porterebbe sfortuna: per ora è un bisbiglio che passa da un orecchio all'altro. Ma il dubbio serpeggia tra i tifosi britannici: Tom Daley è rimasto vittima della maledizione di 'TutanCameron'? L'arrivo del primo ministro all'Aquatic Centre ha coinciso con un declino delle prestazioni del tuffatore e del suo partner Peter Waterfield nella gara dei tuffi sincronizzati. Daley e Waterfield, tra i favoriti, si sono piazzati quarti. E non è la prima volta: due giorni fa Cameron si era unito agli spettatori delusi sul Mall quando Mark Cavendish ha perso la gara di ciclismo su strada. Non c'è due senza tre: un mese fa a Wimbledon, Cameron aveva visto Andy Murray perdere in finale con Roger Federer.

PRECEDENTI - L'ipotesi che David Cameron porti iella non è nuova in Gran Bretagna. Già nel 2010 la stampa britannica aveva diffuso i primi sospetti dopo la disfatta dell'Inghilterra contro la Germania nella coppa del mondo - il primo ministro era allo stadio al fianco della cancelliera Angela Merkel. Questa estate sembra però essere arrivata la prova del nove: un mese fa Cameron aveva infatti visto perdere Andy Murray in finale con Roger Federer a Wimbledon.

 

 

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