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SULLE BOLLETTE MELONI RISCHIA DI FARE INCAZZARE TUTTI –  I PRODUTTORI ENERGETICI SONO SUL PIEDE DI GUERRA PER IL DECRETO CHE PUNTA A RIDURRE IL COSTO DELL’ENERGIA PER I CONSUMATORI, ATTESO MERCOLEDÌ IN CDM – UNA MISURA CHIESTA DA MESI DA CONFINDUSTRIA, CHE ASPETTA LA DUCETTA AL VARCO PER CAPIRE SE RISPETTERÀ LE PROMESSE SULLA RIDUZIONE DEGLI EXTRA COSTI CHE LA NOSTRA MANIFATTURA PAGA RISPETTO AL RESTO DELL’EUROPA – IL DECRETO SPAVENTA I MERCATI, COME DIMOSTRANO LE VENDITE DEGLI ULTIMI GIORNI DEL SETTORE ENERGETICO, E APRE UN NUOVO FRONTE CON BRUXELLES: IL TESTO PREVEDE UNA MODIFICA SUL SISTEMA EUROPEO DI SCAMBIO DELLE QUOTE DI EMISSIONE REGOLATO A LIVELLO EUROPEO. DOVRÀ QUINDI PASSARE AL VAGLIO DELLA COMMISSIONE UE, CHE POTREBBE BLOCCARE TUTTO. A QUEL PUNTO, GIORGIA SCARICHEREBBE LE COLPE SULL’EUROPA…

CONFINDUSTRIA E GOVERNO ALLA PROVA DELLE BOLLETTE

Estratto dell’articolo di Dario Di Vico per “L’Economia - Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI

Non si può dire che di pazienza non ne abbia avuta. Sono mesi ormai che la Confindustria aspetta dal governo un provvedimento che riduca i costi dell’energia. E vale la pena ricordare come proprio questi costi siano alla base del gap di competitività che la nostra industria ha nei confronti dei concorrenti francesi, tedeschi e spagnoli.[...]

 

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, finora si è comportato in maniera molto leale nei confronti del governo e della premier Giorgia Meloni e si è sostanzialmente adeguato alle priorità di palazzo Chigi accettando, seppure obtorto collo, i continui rinvii.

 

Pochi mesi fa la Confindustria ha fatto buon viso a cattivo gioco persino davanti a una legge di bilancio che ha scelto consapevolmente le ragioni della stabilità finanziaria e ha però messo nell’angolo quelle della crescita. Ma adesso Orsini non può più aspettare, anche perché la sua base è sui carboni ardenti e minaccia di farsi sentire anche in maniera plateale.

 

caro elettricita - bollette energia

Avendo fiutato l’aria che tira, Meloni ha promesso che in settimana porterà all’approvazione del Consiglio dei ministri l’atteso decreto bollette, predisposto dal ministro Gilberto Pichetto Fratin. Ovviamente, come accade in questi casi, sono circolate diverse bozze del provvedimento e nessuna soddisfa in pieno le richieste confindustriali né mette d’accordo le varie anime della manifattura.

 

[...]

 

GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI - ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA

Fino all’ultimo momento il gruppo dirigente di Confindustria tenterà di far valere le proprie ragioni combattendo quello che qualcuno definisce «populismo energetico» della premier, più attenta ai risvolti mediatici del bonus concesso alla famiglie che a veri interventi sulla competitività delle imprese.

 

Ma se è scontato che assai difficilmente il decreto possa fare tutti contenti, si può scommettere che l’esito di questa partita modellerà i futuri rapporti tra Confindustria e palazzo Chigi. E ci dirà se l’abbinata Meloni-Orsini avrà retto o meno allo stress test delle bollette.

 

BOLLETTE, UN DECRETO POPULISTA

Articolo di Stefano Agnoli per “ItalyPost” - Estratti

 

caro elettricita - bollette energia

Come andrà a finire il tormentato decreto energia? Annunciato ed elaborato in più versioni da mesi, ora il punto è capire se - e in che misura - la bozza circolata nei giorni scorsi cambierà ancora prima di arrivare al Consiglio dei ministri che mercoledì dovrebbe approvarlo.

 

Gli investitori hanno parlato chiaro, con le vendite su Enel e le utility; i produttori e le aziende energivore non hanno nascosto la loro opposizione netta con dichiarazioni e pagine dei giornali.

 

L’obiettivo condiviso, in teoria, dovrebbe essere sempre lo stesso: ridurre il prezzo pagato da famiglie e imprese per l’energia. Nei mesi scorsi ci si è mossi cercando di abbinare a misure congiunturali – nell'ultima versione 90 euro a famiglia con Isee sotto 15mila euro - anche provvedimenti più “strutturali”, o presunti tali.

 

BOLLETTE LUCE

[...] oggi il pezzo forte degli interventi riguarda l’Ets, ovvero il corrispettivo per le emissioni di CO2 che appesantisce i prezzi dell’elettricità. Concedere ai produttori termoelettrici che usano il gas un rimborso pari al suo costo - una trentina di euro al MWh, ossia un quarto del prezzo complessivo - dovrebbe consentire di alleggerire il costo dell’elettricità di pari entità, visto che i produttori a gas determinano il prezzo dell’elettricità almeno nel 50% dei casi.

 

giorgia meloni nel video sul decreto bollette 4

Il principale dubbio riguarda un veto di Bruxelles (e infatti lo si scrive chiaramente nel decreto) a un meccanismo che per certi versi è paragonabile al “tope” al gas implementato in Spagna negli anni scorsi. Anche per il fatto che il rimborso, da noi come in Spagna, verrebbe poi distribuito e pagato a carico dei soliti noti: famiglie del ceto medio, piccole e medie imprese e pochi altri, di sicuro non le grandi imprese energivore. Un ulteriore punto poco piacevole.

 

Ma apriti cielo: sulla questione si è registrata un’opposizione quasi unanime dei produttori di energia, che si spiega soprattutto per altre due ragioni. La prima è che la riduzione del prezzo dell’energia elettrica legato al venir meno dell’Ets limerebbe anche la rendita inframarginale che con il sistema attuale va a vantaggio dei produttori di energia da fonti rinnovabili. [...]

 

GIANCARLO GIORGETTI GILBERTO PICHETTO FRATIN

Con una prima approssimazione, i 3-4 miliardi di euro di rimborsi per i termoelettrici dovrebbero però avere un impatto (e consentire un risparmio) di 7-8 miliardi di euro complessivi. E la ragione prima della misura appare proprio questa, anche se non si può ignorare il freno che potrebbe causare agli investimenti in rinnovabili, alterando i parametri economici - ricordiamolo, spesso assai generosi - alla base di tanti business plan.

 

La seconda ragione riguarda il fatto che per poter determinare e verificare che l’ammontare del rimborso Ets sia effettivamente trasferito sui prezzi serve una base di riferimento, un meccanismo per la determinazione di un prezzo marginale. La metodologia scelta, e che si vuole rendere una norma di legge, è basata sui costi marginali di ogni tecnologia, che darebbero così luogo a un “prezzo di opportunità” di riferimento. Insomma, ogni “bid” sul mercato dovrebbe essere coerente con quel criterio. [...]

 

BOLLETTA IN FIAMME

Non convince i produttori di energie rinnovabili neppure la proposta di adesione a una riduzione degli incentivi a fronte di un allungamento delle concessioni attuali e di un “revamping” degli impianti per aumentarne la producibilità. La si ritiene un’alterazione delle regole correnti e quasi un “esproprio”, dimenticando però sempre quanto spuntato in passato.

 

Una parte rilevante del problema, insomma, si conferma in questi termini: da una parte c’è un sistema che chiede di abbassare i costi dell’energia; dall’altra, parti importanti dello stesso sistema vogliono difendere gli investimenti ma senza ritoccare le rendite fin qui incamerate.

 

giorgia meloni gilberto pichetto fratin - foto lapresse

Certo, per molti versi il decreto suona “politico” e persino un po’ populista: se Bruxelles non dovesse dare il via libera - la revisione dell’Ets appare oggettivamente difficile - la responsabilità della situazione andrebbe cercata lì. Un sapore populista ha anche la “moral suasion” sugli sconti volontari che le aziende dovrebbero concedere ai consumatori in cambio di una patente ufficiale di “good fellas” da utilizzare nel loro marketing. A primavera, anche questo non va dimenticato, si apre un’altra stagione di rinnovi eccellenti.

 

Tutti elementi che fanno dubitare che i provvedimenti abbiano quel carattere “strutturale” che si ricercava, a beneficio della competitività futura. E con il sospetto che non vadano al di là della “contingenza” richiesta dall’anno elettorale. Le risorse “vere”, alla fin fine, sono limitate ai sussidi, mentre per il resto si tratta sostanzialmente di partite di giro che finiranno per l’essere pagate dai consumatori e dalle imprese che già le sostengono.

 

gilberto pichetto fratin ricevimento quirinale 2 giugno 2024 foto lapresse

Si spera, quanto meno, che la “suspense” duri poco. Anche se ci sarà da aspettarsi che, dopo l’approvazione, la trasformazione in legge del decreto non sarà immune da tensioni.

 

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