CAFONALINO - LA CRISI NON E’ SOLO ECONOMICA, ANCHE CREATIVA - ALLA FIERA DELL’ARTE ROMANA VA IN SCENA UN’EDIZIONE MOLTO MODESTA CON 66 GALLERIE, MOLTE MENO DELLE PRECEDENTI QUATTRO EDIZIONI - HANNO TiMBRATO IL CARTELLINO QUATTRO GATTI: LA MOGLIE DI MONTEZUMA, AZZURRA CALTAGIRONE, AMY STEWART E ALESSANDRO HABER - L'OPERA-SONORA CHE IN UNA CASSA DI LEGNO CONTIENE LA VOCE DI UN BERLUSCONI CHE BUSSA E SUPPLICA DI USCIRE…

Foto di Mario Pizzi da Zagarolo

1- «MOLTO» CHAMPAGNE PER TUTTI
Lilli Garrone per il "Corriere della Sera - Roma"

Prosciutto, champagne e più di 800 invitati: ecco «Molto» da viale Parioli all'ex Mattatoio di Testaccio dove i fratelli Lorenzo e Marco Bassetti accolgono ospiti e visitatori di Roma Contemporary che definiscono «la più fascinosa tra le fiere di arte contemporanea» e che sponsorizzano con prodotti legati alla tradizione e all'eccellenza gastronomica italiana.

Tra i padiglioni Amy Stewart, l'attore Alessandro Haber, la direttrice del MaXXI Anna Mattirolo, il costruttore Emiliano Cerasi con la moglie Ottavia. Moroello Diaz Della Vittoria Pallavicini, presidente delle Dimore storiche italiane, Emanuele Emmanuele con la figlia Teresa, la moglie di Luca Cordero di Montezemolo, Ludovica Andreoni con la sorella Valeria, moglie di Lorenzo Bassetti e Marina Ripa di Meana.


2- ROMARTE IN FIERA - DA BURRI AI PAESI ARABI, IL MERCATO SFIDA LA CRISI
Edoardo Sassi per il "Corriere della Sera - Roma"

Sessantasei gallerie, molte meno delle precedenti quattro edizioni, ma la fiera d'arte contemporanea c'è, prova a resistere nonostante la crisi del settore e del sistema Italia, e da oggi a domenica apre al pubblico i suoi stand nella sede dell'ex Mattatoio al Macro Testaccio, suddivisa in tre padiglioni, i due all'ingresso e la «Pelanda».

Nuova denominazione: «Roma Contemporary». Ma più o meno la stessa, collaudata, formula, con le proposte dei galleristi partecipanti e un nutrito pacchetto di eventi collaterali. Due le sezioni speciali: una, «Out of Range», dedicata a undici opere allestite nel cortile (a cura del berlinese di adozione Chris Sharp, la cui selezione però lascia a dir poco perplessi i palati «meno aggiornati», tra poverismi davvero troppo già visti e in ben mezzo secolo); l'altra, «Start Up», curata da Luca Cerizza, che raggruppa invece tutte insieme le proposte di giovani gallerie, nate grossomodo tra il 2007 e oggi.

Nei 66 stand - molti di gallerie italiane, alcune straniere - ognuno, tra migliaia di pezzi in mostra, può ovviamente tracciare un suo percorso di visita, partendo dalle proposte più classiche del Novecento storicizzato (e costoso) per arrivare al contemporaneo in senso stretto. Qua e là: c'è Tornabuoni Arte, galleria fiorentina, che fa la «voce grossa» ed espone opere selezionate tra super big: una «Combustione» di Alberto Burri del 1960, un concetto spaziale di Lucio Fontana del '67, o un Alighiero Boetti di oltre due metri.

C'è chi mixa storia e contemporaneità, come lo spazio Benappi di Torino: una serie di disegni, ancora di Fontana, Felice Casorati, con opere di giovani comunque affermati. Tra questi lo scultore Paolo Schmidlin, noto alle cronache per una scultura-scandalo in una mostra di qualche anno fa sul tema arte e omosessualità (ma che a Milano non si fece più), e che oggi invece presenta un suo omaggio in terracotta alla dannunziana Coré, alias la marchesa Luisa Casati, la donna più eccentrica ed extra-ordinaria del secolo scorso (nello stesso spazio anche un suo ritratto di Mario Biazzi).

Quello che un po' ti aspetti: l'opera-sonora che in una cassa di legno contiene la voce di un Berlusconi che bussa e supplica di uscire (l'ex premier, come icona, è in ribasso, ma c'è ancora: nelle scorse edizioni della fiera la sua immagine ispirava lavori ogni tre per due). Di particolare invece, e comunque dopo un debutto all'ultima Biennale di Venezia, un piccolo ma significativo spaccato sull'arte contemporanea in Arabia Saudita, paese non facile.

A proporlo è la galleria londinese «EoaProjects» con, tra gli altri, i lavori dell'artista e colonnello dell'esercito Abdulnasser Gharem, 37 anni, che ha parecchi problemi di censura nel suo paese. Era in classe a scuola con alcuni attentatori alle Torri Gemelle e la sua opera in mostra è composta da tanti piccoli timbri (simbolo di un'ossessiva burocrazia e di divieti) a ricomporre, rivisto e corretto, il cartello all'ingresso della Mecca. Lui, però, aggiunge sue frasi, che (nei limite del possibile) invitano alla fratellanza tra popoli. Curiosità, Gharem è l'artista arabo Guinness in quanto più costoso: dai 30 mila ai 700 mila per una sua opera.

 

VISITORS VALERIA ANDREONI SERGIO ARCURI STEFANIA TOCCI TERESA EMANUELE SANTA SANTARELLI ROSALBA GIUGNI ROBERTO E ROBERTINO WIRTH CON MARCO BASSETTI

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