cardinale scola papa bergoglio

“AL CONCLAVE SCOLA FU PIÙ VOTATO DI BERGOGLIO. POI...” - LA FAIDA NELLA SANTA SEDE S’ACCENDE CON IL LIBRO “THE ELECTION OF POPE FRANCIS” DEL VATICANISTA GERARD O’CONNELL - PAPA FRANCESCO FU AIUTATO DALLE DIVISIONI DEI CONSERVATORI, CHE SI SPACCARONO FRA L'ALLORA ARCIVESCOVO DI MILANO E IL CARDINALE CANADESE OUELLET - IL RETROSCENA

Lorenzo Bertocchi per “la Verità”

 

The Election of Pope Francis - Gerard O Connell

Il genere è intrigante, tra il racconto e il retroscena, di per sé impossibile da verificare.

Sono i segreti del conclave, l' assemblea dei cardinali chiamati a eleggere il nuovo Pontefice. In questi giorni è uscito negli Stati Uniti il lavoro di un vaticanista di lungo corso, Gerard O' Connell, corrispondente di America, la rivista newyorkese dei gesuiti. La fonte è autorevole e di area liberal, il titolo è The Election of Pope Francis: An Inside Account of the Conclave That Changed History (Orbis books).

 

angelo scola vescovo di milano x

Secondo le anticipazioni, il primo voto del conclave 2013, quello che ha eletto papa Francesco, sarebbe andato così: «Scola 30, Bergoglio 26, Ouellet 22, O' Malley 10, Scherer 4», più altri in ordine sparso. Siamo alla sera del 12 marzo 2013 e, secondo le fonti di O' Connell, il grande favorito, l' allora arcivescovo di Milano Angelo Scola, era in testa, ma non con lo scarto che ci si aspettava.

 

Che il cardinale milanese fosse il candidato numero uno per succedere a papa Benedetto XVI è dato per scontato in quasi tutte le ricostruzioni giornalistiche. Un' ipotesi a suo modo supportata dalla colossale gaffe dell' ufficio comunicazioni della Cei che fece uscire, alle 20.23 di mercoledì 13 marzo, quindi dopo la fumata bianca che segnalava l' elezione del nuovo Pontefice, un comunicato stampa che si congratulava con Scola. Colpa del «copia-incolla», si disse poi.

BERGOGLIO

 

Intanto però la diceria sulla candidatura di Scola come favorito, che già circolava, prese forza. Chi entra da Papa esce da cardinale, dice un noto adagio vaticano, e così sarebbe andata per l' arcivescovo di Milano. Se prestiamo fede alla ricostruzione di O' Connell, Scola però avrebbe raggruppato pochi voti rispetto al previsto, solo 30. Pochi soprattutto considerando i 22 che avrebbe raccolto il cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della congregazione vaticana per i vescovi. Entrambi, Scola e Ouellet, erano considerati candidati in continuità con i papati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma questi 22 voti al porporato canadese dimostrerebbero la divisione nel fronte conservatore all' interno del conclave 2013.

marc ouellet 4

 

Il brasiliano Odilo Scherer, allora indicato come avversario di Scola, se le cose fossero andate come dice O' Connell, era già fuori dai giochi al primo turno e l' outsider Jorge Mario Bergoglio (già protagonista nel conclave che elesse Joseph Ratzinger nel 2005) si profilava così come possibile soluzione. Il cardinale argentino, infatti, si posizionava a metà del guado, con 26 voti, che sarebbero stati 27 se un cardinale «non avesse sbagliato a digitare il suo nome, scrivendo "Broglio" invece di Bergoglio sulla scheda elettorale».

 

ODILO PEDRO SCHERER jpeg

Sommando i voti di Scola e quelli di Ouellet si raggiungerebbe così una considerevole cifra di 55 voti che potremmo considerare, con criteri giornalistici, di area conservatrice. Tra l' altro si potrebbero aggiungere a questi anche altri voti confluiti in modo sparso: due voti al cardinale George Pell, oggi in carcere in Australia per una condanna per abusi sessuali sui minori, due a Timothy Dolan, arcivescovo di New York, uno a Carlo Caffarra, uno a Robert Sarah e uno a Mauro Piacenza, oggi penitenziere apostolico.

 

GEORGE PELL

È chiaro quindi che quel gruppo consistente di voti si sia spaccato proprio sul cardinale Scola. Perché? Molte indiscrezioni, non solo quelle di O' Connell, portano a pensare che il gruppo dei cardinali di Curia, e in particolare quelli italiani, abbia remato contro l' arcivescovo di Milano. Eravamo in piena tempesta Vatileaks, e Scola sarebbe stato uno dei capofila dei cardinali che da tempo chiedevano a Benedetto XVI di fare piazza pulita di alcuni suoi strettissimi collaboratori (in primis l' allora segretario di Stato Tarcisio Bertone?). Questo gli avrebbe attirato le antipatie di molti, poi, forse, il suo essere italiano veniva visto come ostacolo al desiderio di fare pulizia.

 

maradiaga

Alla fine, nonostante qualche cardinale avesse tentato di spostare i voti su Ouellet, la campagna pro Bergoglio, condotta in primis dai cardinali Óscar Maradiaga, Walter Kasper, Peter Turkson, Oswald Gracias e Donald Wuerl, ha avuto successo. Opera dello Spirito santo, dice il credente. Ingenuità di tanti porporati che pensavano a Bergoglio come a una specie di moderato, dicono le malelingue.

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?