dagospia redazione 25 anni dago roberto dagostino d'agostino alberto mattioli

“OGGI DAGOSPIA È IL TESTIMONE IMPRESCINDIBILE DI UNA CONTEMPORANEITÀ PARADOSSALE” – ALBERTO MATTIOLI IN LODE DI QUESTO DISGRAZIATO SITO, CHE HA APPENA COMPIUTO UN QUARTO DI SECOLO: “DAGOSPIA DISPONE DI QUELLO CHE NESSUNA PORTINAIA HA MAI AVUTO, INTERNET, E SCRIVE E SPIA IN UN’EPOCA IN CUI FRA PETTEGOLEZZO E NOTIZIA NON C’È PIÙ ALCUNA VERA DIFFERENZA, IN UN MONDO DOVE I CONFINI FRA ALTO E BASSO DIVENTANO SEMPRE PIÙ LABILI. CONSTATA INFATTI ROBERTO D’AGOSTINO: ‘PER GLI IPOCRITI DAGOSPIA FA GOSSIP E PER I REALISTI INFORMAZIONE’ – “ECCO DAGO CRESCERE, DILAGARE, DIVENTANDO MOLTE COSE INSIEME: RASSEGNA STAMPA, IMPLACABILE BOLLETTINO DI FATTI E SOPRATTUTTO MISFATTI ITALIANI E INTERNAZIONALI, NEWS ANALYSIS (I CELEBRI DAGOREPORT, MOLTO LETTI SPECIE DA CHI NEGA DI FARLO), CON SCELTE DI CAMPO ANCHE MOLTO NETTE. PRENDETE LA POLITICA ITALIANA: OGGI UNA DELLE FIGURE PIÙ IMPORTANTI DELL’OPPOSIZIONE AL MELONISMO, E DI CERTO LA PIÙ FICCANTE, ALTRO CHE SCHLEIN O CONTE, È DAGOSPIA”

Articolo di Alberto Mattioli per “Quotidiano Nazionale”

 

ROBERTO D'AGOSTINO AI DAVID DI DONATELLO

E sono 25. Venticinque anni di un sito così cliccato che viene da pensare come facessimo quando ancora non esisteva. Ovvio: parliamo di Dagospia, uno dei pochi “punti com” davvero indispensabili.

 

Il geniale ideatore-titolare-tenutario, Roberto D’Agostino, ha ancora una volta spiazzato tutti festeggiando le nozze d’argento della sua creatura non con una prevedibile festona sull’incredibile terrazza della sua magione romana, bensì con una messa di ringraziamento, shakerando insomma sacro e profano. Concesso e non dato, beninteso, che ci sia ancora differenza.

 

Dagospia, com’è noto, nacque come sito di gossip. E già qui non ci sarebbe nulla di male. Certo, la chiacchiera bisogna saperla maneggiare. Ma esercitata bene e su soggetti che la meritano, racconta la cronaca e talvolta la Storia, approdando nei casi migliori alla letteratura. Senza il Journal di quei ficcanaso dei fratelli Goncourt sapremmo molto meno della Parigi del secondo Ottocento, e non ci interesserebbe così.

 

DAGO CON LA REDAZIONE DI DAGOSPIA (LUCA DAMMANDO, ASCANIO MOCCIA, FRANCESCO PERSILI, ALESSANDRO BERRETTONI, RICCARDO PANZETTA, GREGORIO MANNI, FEDERICA MACAGNONE)

In fin dei conti, anche la Recherche può essere letta come una saga gossippara di taglia XXL. Però Dagospia dispone di quello che nessuna portinaia ha mai avuto, Internet, e scrive e spia in un’epoca in cui fra pettegolezzo e notizia non c’è più alcuna vera differenza.

 

Constata infatti Roberto: “Per gli ipocriti Dagospia fa gossip e per i realisti informazione”. Plus ça change, plus c’est la même chose, si potrebbe aggiungere, in un mondo dove i confini fra alto e basso diventano sempre più labili. Se l’uomo più potente del mondo è Donald Trump, vuol dire che ormai la realtà supera l’immaginazione, e mai come adesso la tragedia si può tramutare in farsa (e viceversa).

 

Dagospia è sempre stato benissimo informato sul retrobottega del potere, d’accordo, ma agli inizi lo si cliccava soprattutto per gli incredibili reportage fotografici e le salaci didascalie sulle scostumatezze della classe digerente.

 

ROBERTO DAGOSTINO AGLI ESORDI

Oggi è molto di più: il testimone imprescindibile di una contemporaneità paradossale, che “ha sbriciolato come un supplì ciò che resta della sottile parete che separava la vita pubblica dalla vita privata”, come teorizzava lo stesso Dago nella prefazione dal titolo profetico, “Io sono la mia fiction”, al mitico volumone fotografico Ultra Cafonal del 2010 (mentre in Come vivere – e bene – senza i comunisti, 1986, aveva raccontato l’Italia che passava dalle Br ai pierre).

 

Siamo tutti protagonisti e comparse di un colossale “Grande fratello”, un vorticoso ottovolante che annulla le differenze fra serio e faceto, giornalismo e spettacolo, politica e intrattenimento.

 

roberto dagostino alberto mattioli foto di bacco

E allora ecco Dago crescere, allargarsi, dilagare, diventando molte cose insieme: rassegna stampa, implacabile bollettino di fatti e soprattutto misfatti italiani e internazionali, news analysis (i celebri Dagoreport, molto letti specie da chi nega di farlo), ultimamente con scelte di campo anche molto nette.

 

Prendete la politica italiana: oggi una delle figure più importanti dell’opposizione al melonismo, e di certo la più ficcante, altro che Schlein o Conte, è Dagospia. Ma lì si trova poi di tutto, dal delitto mediatico alla celebrazione della pennichella, dalle “scemeggiate” televisive a due delle poche manifestazioni artistiche che dimostrano ancora una certa vitalità: il cinema porno e l’opera lirica.

 

LA REDAZIONE DI DAGOSPIA - DAGO - ANNA FEDERICI E ROCCO D'AGOSTINO A LONDRA

E si approda così all’ennesimo paradosso. Il tradizionale cinismo romano di cui Dagospia è impregnato, l’idea che nulla possa sorprendere, e figuriamoci scandalizzare, perché da Romolo in giù si è già visto di tutto e di più, mostra in controluce una delusa invocazione a un minimo di decoro: personale, sociale, istituzionale e perfino grammaticale. Condivisibile, senz’altro, anche per i prossimi venticinque anni.

DAGO - ARTWORK SU UNA FOTO DI CLAUDIO PORCARELLIL EDITTO DEL COLLE OPPIO - DAGO TARGET - MEME BY MACONDO roberto dagostino - disegno di riccardo mannelliintervista a dago su chi intervista a dago su chi paolo cairoli roberto dagostino alberto mattioli foto di bacco Redazione di Dagospia - Messa di ringraziamentoil dago putto by genny di virgilio nel presepe di dagospia dago su chi intervista a dago per i 25 anni di dagospia - valerio cappelli per il corriere della seradago su chi.

 

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