marine le pen leon blum francia 1934 1936 proteste philippe petain edouard daladier

APPUNTI PER LE PEN: NEL 1936 LA DESTRA FRANCESE AVEVA IL VENTO IN POPPA MA PERSE LE ELEZIONI CON IL FRONTE POPOLARE – IL DIBATTITO PUBBLICO ERA DOMINATO DALLE “LEGHE”: UN MISCHIONE DI NAZIONALISTI, MONARCHICI E ANTISEMITI CHE URLAVANO CONTRO LA POLITICA CORROTTA, GLI EBREI, LE TASSE E GLI IMMIGRATI. RICORDA QUALCOSA? – EPPURE FU IL SOCIALISTA LEON BLUM A SPUNTARLA, E A DARE VITA AD UNA DELLE POCHE STAGIONI ESALTANTI PER LA SINISTRA EUROPEA. CHE PERÒ DURÒ POCHISSIMO: POI ARRIVARONO I NAZISTI E IL REGIME DI VICHY...

Estratto dell'articolo di Siegmund Ginzberg per “il Foglio”

 

LA FRANCIA AL BIVIO - VIGNETTA BY ROLLI - IL GIORNALONE - LA STAMPA

Nel 1934 sembrava che la Francia stesse per essere travolta dalle destre. Alle successive elezioni politiche prevalse invece il Fronte popolare, una coalizione tra sinistre e centristi.

 

Grazie anche al sistema elettorale a doppio turno, collegio per collegio. Che è in sostanza quello tuttora vigente. […]

 

Andare e rivedere quello che successe negli anni 30 potrebbe aiutare a comprendere quello che a prima vista appare l’azzardo – coup de poker, pari extrême, scommessa estrema, da apprentis sorciers, da apprendisti stregoni, dicono i giornali francesi – di Emmanuel Macron.

 

Parigi, 6 febbraio 1934. Una grande manifestazione, sfociata in Place de la Concorde, cerca di attraversare il ponte per dare l’assalto all’Assemblea nazionale

 

Marine Le Pen Jordan Bardella

[…] E’ in corso la votazione sulla fiducia al governo del radical-socialista Édouard Daladier. La polizia spara per bloccarli. Ci sono decine di morti e feriti. Daladier si dimette, benché la fiducia l’avesse ottenuta.

 

Alla manifestazione prendevano parte tutti i gruppi e le associazioni di destra e di estrema destra. […]  Fu la madre di tutti i jours de la colère. Fino ai gilets jaunes, alla rivolta per tenere la pensione a 60 anni, anziché portarla a 62, alle montagne di concime scaricate dai trattori sui Champs Élysées.

 

proteste in francia 1934 2

Le parole d’ordine sono: “Via il governo di corrotti!”, “Niente più deputati!”, “Sciogliere il Parlamento!”, “Abbasso i ladri!”, “Via gli ebrei, via gli stranieri!”, “Al diavolo le tasse!”. E soprattutto: “La France aux Français”, la Francia ai francesi. Non un cenno alla minaccia fascista, al pericolo rappresentato dalla Germania dove, dal gennaio dell’anno prima, al governo c’è Hitler.

 

Suona familiare? Con gli ebrei la destra francese ce l’aveva da sempre. Gli immigrati sono i profughi dall’est (soprattutto ebrei), e gli italiani che “rubano lavoro” (nel sud della Francia li linciavano), ma anche i fuorusciti dall’Italia fascista, cui si aggiungeranno quelli dalla Germania nazista.

 

leon blum

Antiparlamentarismo, ostilità alla democrazia e alla politica corrotta, sono temi tradizionali. […]  La grande crisi, importata dall’America, ha esacerbato gli animi. Tutti ce l’hanno con parlamenti e deputati. Non solo in Francia. E’ sull’onda di rigetto della democrazia e della Costituzione di Weimar che ha appena vinto Hitler.

 

E’ il collante delle Leghe (sì così si chiamavano) che hanno organizzato la protesta del 6 febbraio.

 

Lo storico Zeev Sternhell avrebbe definito quell’amalgama “laboratorio del fascismo”. Ma non sono fascisti. Anche se molti dei dirigenti poi aderiranno al governo di Vichy […]. E’ un impasto multiforme.

 

Ci sono i “nazionalisti integrali”, i nostalgici monarchici e antisemiti viscerali dell’Action française, con un quotidiano che vende 200.000 copie.

 

MILITANTI DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL

Ci sono i Croix de feu, l’associazione combattentistica, di “nazionalisti cristiani”, guidata dal colonnello François de la Rocque, un milione di aderenti.

 

Ci sono i “centristi” moderati dell’Alliance démocratique di Pierre-Etienne Flandin e i centristi assai più a destra del Centre républicain di André Tardieu. C’è Solidarité Française, il partito creato dall’industriale François Coty, proprietario del Figaro. C’è l’attivissima Federazione nazionale dei contribuenti. C’è pure una costola della sinistra, che fa capo al populista Jacques Doriot […]

 

proteste in francia 1934 6

Fatto sta che tutta quella galassia non quagliò […] in un fascismo alla francese. Al contrario, finì inaspettatamente col quagliare una coalizione di centrosinistra, altrettanto composita.

 

Nel 1936 alle urne avrebbe prevalso il Fronte popolare. Riuniva forze disomogenee, fino a poco prima in cagnesco o in concorrenza: i Radicali, i socialdemocratici di Léon Blum, e il Pcf (che però non sarebbe entrato a far parte del governo). Durò poco. […] Ma diede vita ad una delle stagioni più esaltanti del movimento dei lavoratori e della sinistra nella storia europea. Con conquiste durature, tipo i contratti nazionali, la settimana di 40 ore, i diritti dei lavoratori nelle fabbriche, le ferie pagate.

 

DISCORSO DI LEON BLUM AL CONGRESSO DELLA SEZIONE FRANCESE DELL INTERNAZIONALE OPERAIA - 1932

Spirava un’aria nuova progressista, di libertà, anche nella vita quotidiana. Per la prima volta entrarono al governo ministri donna, anche se le donne francesi non avevano ancora diritto di voto, né di essere elette. Soprattutto fu un modello di unità delle sinistre, alternativa e concorrenziale all’unità delle destre.

 

Tra i punti deboli: la rissosità ereditaria tra le sinistre, l’incapacità di dare una risposta alla crisi economica, l’incapacità di rispondere alle ansie e alle richieste del ceto medio, degli agricoltori, dei bottegai, dei commercianti, la timidezza nel modificare le politiche restrittive e dure nei confronti degli immigrati e dei rifugiati politici, e i tentennamenti in politica estera.

 

LEON BLUM CON WINSTON CHURCHILL

Il governo Blum rifiutò di dare aiuto, o anche solo armi per difendersi, alla Repubblica spagnola. Andò dietro ai pacifisti senza se e senza ma.

 

Forse non voleva rompere col Regno Unito, governato dai conservatori, che propugnavano la “non ingerenza” in una guerra che pensavano non li riguardasse. O forse non osavano mettersi contro Hitler che aiutava […]  i golpisti di Franco.

 

Può sembrare un controsenso. Ma il collante della coalizione di Fronte popolare non era l’antifascismo. Così come il collante della potenziale coalizione di destra non era il fascismo. Era semmai il disprezzo per una classe politica ritenuta irrimediabilmente corrotta, l’anti-parlamentarismo, l’anti-politica, la diffidenza nei confronti degli intellettuali impegnati  [….

 

PHILIPPE PETAIN E HITLER

[…] Sembrerà strano, ma anche in seno alle sinistre di allora “fascismo” e “antifascismo” non erano i temi dominanti. […]  anche il comunista Thorez e il socialista Blum usano pochissimo la parola “fascismo”.

 

Lo fanno solo nel 1934, attribuendo alla sommossa di febbraio l’obiettivo di volere il fascismo in Francia. Poi la parola stessa scompare dal loro vocabolario. Thorez aveva un problema in più: la dottrina dell’Internazionale comunista accomunava il fascismo dei fascisti e dei nazisti al “socialfascismo” dei socialdemocratici.

marine e marion marechal le pen

PHILIPPE PETAIN PHILIPPE PETAIN E MITTERANDproteste in francia 1934 4

 

La svolta, il contrordine tardivo, sarebbe venuto solo nel 1936. Per poi essere nuovamente rinnegato quando Stalin nell’agosto 1939 fece il patto con Hitler. Per il socialista Blum il ricorso al lemma “fascismo” si limita alla politica interna. Scompare del tutto nel 1936, 1937 e 1938, gli anni della guerra di Spagna e dell’appeasement di Hitler a Monaco.

PHILIPPE PETAIN

MARINE LE PEN E GIORGIA MELONI COME LE GEMELLE DI SHINING - MEME BY SIRIO

proteste in francia 1934 1proteste in francia 1934 7proteste in francia 1934 5proteste in francia 1934 3

matteo salvini e marine le pen a bruxelles dopo le europee 2024marine le pen emmanuel macronmarion marechal e marine le pen marine e marion marechal le pen 2

Ultimi Dagoreport

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…

valditara verdi

DAGOREPORT - BELLA IDEA QUELLA LANCIATA DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, GIUSEPPE VALDITARA, DI INTRODURRE L’INSEGNAMENTO DEL MELODRAMMA A SCUOLA – UN’OTTIMA IDEA CHE RISCHIA PERÒ DI DAR VITA A UN DRAMMONE SCOLASTICO: CHI LO INSEGNA? CHI SONO I DOCENTI IN CATTEDRA CHE SANNO SPIEGARE COME DA PONTE E METASTASIO SCRISSERO I LIBRETTI PER MOZART E SALIERI? E I SIGNIFICATI DEL “TROVATORE”? E COME SPIEGHERANNO PUCCINI, CON QUELLE DONNE PERENNEMENTE TORTURATE IN SCENA? - CHIAMIAMO DOCENTI DAI CONSERVATORI, CHE SANNO SUONARE IL FLAUTO TRAVERSO MA NON CONOSCONO IL RAPPORTO TRA ILLICA, GIACOSA E PUCCINI?

cateno de luca maurizio lupi

DAGOREPORT – CATENO DE LUCA SI ALLARGA E NON BALLA CON…LUPI – “SUD CHIAMA NORD” DI DE LUCA CHIUDE L’ACCORDO CON “SINDACI D’ITALIA” PER UNA LISTA UNICA ALLE POLITICHE A SOSTEGNO DI GIORGIA MELONI: INTESA SIGLATA OGGI A ROMA - SI PUNTA A SFONDARE AL NORD, ARRUOLANDO ANCHE ESPONENTI DI SINISTRA DELUSI - CON QUESTA NUOVA OPERAZIONE, CATENO DE LUCA DICE DEFINITIVAMENTE ADDIO A OGNI IPOTESI DI UNA FUSIONE CON “NOI MODERATI” DI MAURIZIO LUPI (CHE DA QUANDO GIORGIA MELONI HA STRETTO IL PATTO CON IL SINDACO DI TAORMINA, HA IL TERRORE DEL SORPASSO AL CENTRO)

trump zelensky putin

DAGOREPORT - LA MASCALZONATA DI TRUMP RISERVATA A ZELENSKY ("E' L'ORA CHE L'UCRAINA SI DOTI DI UN NUOVO PRESIDENTE") È L’ULTIMO, DISPERATO TENTATIVO, DI RISALIRE LA CHINA PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO DEL 3 NOVEMBRE – OTTENENDO IL GASOLIO RUSSO, INDISPENSABILE PER RIDURRE IL PREZZO RADDOPPIATO DEL CARBURANTE AMERICANO, IL TYCOON HA DETTO SÌ A TUTTE LE RICHIESTE DI PUTIN – MA PER FAR DIMENTICARE TUTTI I DISASTRI DEI PRIMI DUE ANNI DELLA AMMINISTRAZIONE TRUMP, I GIORNI SONO CONTATI: MANCANO SOLO TRE SETTIMANE ALLE MIDTERM – PERCHÉ GLI USA SOFFRONO SE SONO AUTOSUFFICIENTI ENERGETICAMENTE? FACILE: LE COMPAGNIE PETROLIFERE SONO PRIVATE E IL PREZZO LO FA IL MERCATO. NON POSSONO ABBASSARLO PER COMPIACERE TRUMP – LA STRATEGIA DELL’UE: WAIT AND SEE. IL 4 NOVEMBRE IL CIUFFO PLATINATO DELLA CASA BIANCA ABBASSERÀ LA CRESTA... - VIDEO

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...