1. DAI, PRENDIAMOLO IN GOOGLE! LE BABY SQUILLO AI PM: “E’ INIZIATO TUTTO PER GIOCO, NESSUNO CI HA COSTRETTO A PROSTITUIRCI. L’IDEA CI È VENUTA CERCANDO SU INTERNET” 2. “METTENDO SU GOOGLE ‘’COME GUADAGNARE SOLDI’’ A UN CERTO PUNTO MI È APPARSO UN INDIRIZZO. HO MANDATO UNA E-MAIL”. L’INDIRIZZO ERA DEL CAPORALMAGGIORE PIZZACALLA, L’UOMO CHE LE HA FORNITO IL CONTATTO CON I CLIENTI 3. LA QUINDICENNE VANESSA NEGA DI AVER FAVORITO LA PROSTITUZIONE DELL’AMICA QUATTORDICENNE: “LEI NON ERA CERTO UNA SANTA. E POI A MIRKO DICEVAMO DI ESSERE MAGGIORENNI”. MA SULLA COCA E SULL’UOMO DELLA BARCA A PONZA NON RISPONDE 4. LA RAGAZZA COI MAGISTRATI È SICURA DI SÉ: “NON SIAMO VITTIME. VOLEVAMO I SOLDI. LE NOSTRE MADRI SOSPETTAVANO PERCHÉ NE AVEVAMO TROPPI. MA LE DICEVO CHE SPACCIAVO”

1. BABY SQUILLO, IL VERBALE DELL'INTERROGATORIO
Valentina Errante e Cristiana Mangani per "il Messaggero"

È omertosa, a tratti anche strafottente. Dice «scialla», «mi si accollava», e rivela la sua vera età. Angela davanti al procuratore aggiunto Maria Monteleone è la figlia ribelle che mostra sicurezza, ma poi non ce la fa fino in fondo a riferire i particolari di quei rapporti sessuali con uomini che avrebbero potuto essere suo padre. Anche se rivendica con energia la scelta di avere rapporti a pagamento.

«Se lo abbiamo fatto è stata una scelta nostra e non è stata una scelta di Mimmi (Mirko Ieni, uno degli sfruttatori arrestati). Non è che lui ci ha costretto», risponde al magistrato che la sprona con un tono materno, tra l'autoritario e il delicato. I pm usano la chiave giusta per aprire il cuore di questa ragazzina che a 16 anni compiuti qualche giorno fa, mostra di aver visto troppo. E nel verbale di interrogatorio durato più di quattro ore riescono, non senza fatica, a farla parlare di cocaina, di uomini divisi con Agnese, di case e alberghi, di fughe dagli amici del bar per vendersi e guadagnare più soldi possibile.

L'INIZIO PER GIOCO
È la psicologa presente all'interrogatorio che chiede ad Angela cos'è che l'ha portata verso la prostituzione? Come le è venuta l'idea. E lei: «È cominciato tutto per gioco. Mi è venuto in mente e ho cercato su internet... su Google, a un certo punto mi è apparso 'sto coso». La dottoressa: «Tu che avevi messo? Che hai scritto?».

Angela: «Guadagnare soldi, come guadagnare soldi. E sono uscite prima un sacco di cose, poi mi è venuto fuori questo, un indirizzo. Ho mandato una e-mail a quello che c'era segnato lì... Era Nunzio (Pizzacalla, altro arrestato)».

Si parte da qui, dall'uomo che le fornisce il primo contatto con i clienti. «Quello che non avevi capito, però - aggiunge la psicologa - è che anche lui ci voleva guadagnare dei soldi».

«Sì - risponde - ma io non glieli ho mai dati». Mente spesso, Angela, o almeno ci prova. Non sa che nella stanza accanto il pm Cristiana Macchiusi sta interrogando la sua amica Agnese, la più piccolina delle due, «quella che aveva più bisogno di soldi - specifica - e che è venuta prima con me per vedere come si faceva. A volte le cedevo anche degli uomini. A me i soldi non servivano, lei ne aveva più necessità». Sono amiche da poco più di un anno, Angela e Agnese. Erano in quattro prima, tutte giovanissime. Poi hanno cominciato a litigare con le altre e si sono ritrovate a condividere questo segreto.

LA SCUOLA
Il pm Monteleone le chiede come va a scuola, e soprattutto se ci va. «Mi hanno bocciato l'anno scorso», dice. E il pm: «Forse perché sei mancata troppo?». «Sì - conferma - quest'anno però siamo ancora a ottobre. Se ho frequentato? Ogni tanto». Monteleone: «Perché Angela? Come mai, non la trovi una scuola interessante?». E la ragazza: «Non mi piace, non mi piace l'ambiente. Vorrei fare la scuola privata, ma mia madre dice che è una scuola per deficienti, perché è di recupero. Comunque resto qui, non è un problema». «Lo è», interviene ancora il pm.

«Oggi, a esempio, dovevo andare a scuola», sottolinea lei, come a voler rimproverare i magistrati di averle fatto perdere un giorno di lezione. E il pm: «Va beh, allora mi sento responsabile di non averti fatto andare a scuola, però non avevamo alternative».

Le vengono mostrate delle foto, fa resistenza, sostiene di conoscere qualcuno di vista, dei quali però non sa i nomi. Ma piano piano vengono fuori Mirko Ieni, Riccardo Sbarra, Nunzio Pizzacalla, Marco Galluzzo, finiti tutti dentro l'inchiesta, chi per droga chi per sfruttamento della prostituzione.

«Mirko, però - lo difende fino in fondo - non lo sapeva che eravamo minorenni, noi gli dicevamo che c'avevamo diciannove anni. Non è sfruttamento alla prostituzione». «E che cosa è, allora? - incalza il pm - Diccelo tu, visto che sei informata». E Angela agitata: «Non è sfruttamento alla prostituzione. Non è che lui si è messo a farci prostituire. Se lo abbiamo fatto è stata una scelta nostra e non è stata una scelta di Mimmi. Non è che lui ci ha costretto... è stata tutta una cosa nostra, un'idea nostra».

LE MAMME E LA DROGA
Dopo diverse ore l'interrogatorio punta sulle mamme. Erano a conoscenza di quello che facevano le figlie? Sapevano che si drogavano? Che rapporto avevano con loro? Monteleone: «Che tu sappia, la mamma di Agnese sapeva quello che facevate tu e lei?». Angela: «No, penso che però sospettava. Lo sospettava, come lo sospettava mia madre». «Perché?», interviene la psicologa.

«Perché giravamo con troppi soldi...Dicevamo che spacciavamo - risponde - La mamma di Agnese le ha detto che se ci beccavano, ci si "bevevano"... ci si "bevevano", non so come spiegarlo». Pm: «Non vi ha detto "ma che siete matte, queste cose non si fanno, ma come vi viene in mente? No, eh!».

Angela annuisce: «Sì sì sì, ce lo diceva. Sospettava anche che noi ci prostituissimo, ma questa è una mia idea... Non glielo so spiegare, come anche mia madre, cioè anche mia madre lo sapeva che ci prostituivamo. Giravamo con troppi soldi e la droga non ti fa guadagnare tutti quei soldi. Hai sempre qualcuno sopra di te».

Psicologa: «Hai mai affrontato il discorso con lei? Che rapporto hai con lei?». Angela: «No, mai affrontato. Il mio rapporto con mamma? Direi burrascoso». Pm: «Quando avete cominciato a prendere la cocaina?». Angela: «Io prima di Agnese, ma all'inizio era poca. Negli ultimi mesi di più. Ce la dava Galluzzo, e anche Mirko».

IL RIESAME
L'interrogatorio si conclude, poco prima viene chiamato un avvocato, perché Angela è accusata di aver indotto l'amica a prostituirsi e anche di averle fornito la cocaina. Due giorni fa il Tribunale del riesame ha deciso di confermare il carcere per tutti gli indagati, ma ha modificato il titolo di reato nei confronti di Riccardo Sbarra, difeso dagli avvocati Agostino Mazzei e Piergiorgio Micalizzi: non ha più lo sfruttamento della prostituzione ma solo i rapporti sessuali con le minorenni. Questo, nell'ambito dell'inchiesta che ora punta agli altri clienti, potrebbe voler dire che anche per loro c'è il rischio di finire in carcere.

2. VANESSA SI CONFESSA
Grazia Longo per "La Stampa"

Non solo dettagli sull'orrore del supermercato di sesso e droga ai Parioli e sulla perversione dei maturi clienti. Dalle 155 pagine dell'interrogatorio della baby squillo più grande - Vanessa, 15 anni all'epoca dei fatti, indagata per aver indotto alla prostituzione l'amica quattordicenne - emerge una fotografia drammatica e spietata del suo modo di concepire la vita. Della sua falsa sicurezza e delle sue debolezze. Un po' strafottente, «Non sono una vittima», «La scuola non mi piace, frequento ogni tanto, ma oggi ci dovevo andare».

Un po' impaurita «non sono responsabile io di aver preso lei (l'amica, ndr) e averla costretta a mettersi a fare 'ste cose. Di sicuro non è colpa mia». Ma anche capace di non crollare: «Non voglio dire chi mi ha fatto usare la cocaina la prima volta. Non voglio dire chi era l'uomo che ci doveva portare a barca a Ponza».

«E' iniziato come un gioco. No, non è un bel gioco. Sì, lo so non è normale» dirà a metà interrogatorio Vanessa. Ma è solo con la pazienza del procuratore aggiunto Maria Monteleone, con l'assistenza della psicologa Vera Cuzzocrea, che la ragazzina ammette quello che succedeva in via Parioli 190, in un hotel e a casa di un cliente in piazza Fiume.

All'inizio è reticente. «Con la mia amica usciamo insieme, facciamo tutto». Andate in qualche posto particolare? «Corso Trieste, piazza Caprera, Piazza Euclide, viale Parioli. Nei bar». Ma alla domanda specifica su viale Parioli Vanessa risponde: «A casa di un amico, Mimmi». Nega di conoscere il suo vero nome - che poi invece dimostrerà di conoscere - e spiega che gli danno «10 euro quando ci dà la casa» che definisce «scialla, normale».

E alla domanda se in quella casa vengono uomini, risponde: «Un paio di volte». Non vuole dire cosa faceva con quegli uomini «le sappiamo queste cose e mo non le devo dire esplicitamente».

La studentessa è convinta che a tradirla sia stato Michael De Quattro (ai domiciliari per estorsione oltre che per essere stato un cliente delle baby prostitute) che le aveva chiesto 1.500 euro per non divulgare video compromettenti girati nella casa. E quando le viene chiesto perché lei era in quella casa dice «Per il lavoro di incontrare le persone, per soldi». Facevate sesso in cambio di soldi? «Sì... Dai 100 ai 400 euro al giorno. Dipende dai giorni, da come andava...».

«E' partito da me... a giugno... che all'inizio era per gioco che avevo cercato su Internet... come guadagnare un po' di soldi, così è uscito il nome di Nunzio». Si tratta di Pizzacalla, in carcere per induzione della prostituzione. «Non l'ho mai visto. Lui voleva i soldi, ma io non avevo capito che dovevo dargli la percentuale. Io non gli volevo dare niente, e l'ho accannato». Prova anche a negare ciò che ha fatto: «Non avevo capito che erano prestazioni sessuali», dice. Poi però fornisce particolari sulle «diverse prestazioni».

Vanessa respinge l'accusa di aver favorito la prostituzione dell'amica quattordicenne. E a questo punto, durante l'interrogatorio, essendo lei indagata è presente anche l'avvocato Tamburro. «E' la mia migliore amica, ma certo non era una santa, io non l'ho costretta. Non è colpa mia». Vanessa ha un rapporto «burrascoso con la mamma». Dove lavora? «In banca» e agita la mano in segno di disprezzo. «Non mi vuole mandare alla scuola privata che voglio io. Dice che è per deficienti. Io qualche volta dormo a casa, se no dormo a casa della mia amica. Ma sua madre è diversa. Loro due parlano».

Le domande sono quindi rivolte ad accertare se l'altra mamma (arrestata insieme agli altri sfruttatori) sapesse della prostituzione. Vanessa all'inizio dichiara «No, no, non lo sapeva... avevamo detto che spacciavamo». Ma poi aggiunge che «lo sospettava, come lo sospettava mia madre perché giravamo con troppi soldi».

Altre ragazzine sapevano? Davanti al procuratore aggiunto e al sostituto Cristiana Macchiusi, la ragazzina racconta di altre «due amiche. In quattro eravamo tutte amiche stavamo sempre insieme. Poi abbiamo litigato, ci siamo sciolte e alla fine io e Aurora siamo... cioè... abbiamo legato tanto. Forse una delle altre due sapeva quello che io avevo iniziato a fare...».

Inoltre ribadisce più volte che Mimmi, Mirko Ieni (uno dei tre uomini arrestati), non l'ha costretta a vendersi, né sapeva della sua minore età. «Quando mi trucco sembro più grande». E ancora: «Secondo me non è reato perché lui non mi ha costretto a prostituirmi, cioè è stata una cosa mia. Io non sono qui come vittima, cioè non è che sono la sua vittima». Ma quando le fanno notare che la sua amica ha affermato che Mimmi sapeva della loro età perché non gli avevano voluto mostrare i documenti, Vanessa ammette: «Ci ha chiesto età e documenti solo all'inizio, un po' di volte, non me lo ricordo».

Vanessa è spesso reticente di fronte alle domande, sfodera una certa tracotanza. In un caso addirittura chiede qual è il nome di uno degli sfruttatori. «Ce lo devi dire tu» le replicano. Non basta. È convinta che la sua amica non abbia raccontato nulla di quello che facevano nell'appartamento.

Tanto che chi la interroga glielo fa notare: «Ho l'impressione che ti credi troppo furba, troppo sicura, troppo intelligente...». Ma di fronte a fatti circostanziati conferma la versione dell'altra ragazza. Sia a proposito del rifiuto di alcuni clienti che hanno spiegato «no guarda, non siete proprio quello che ci aspettavamo». Sia per quanto concerne quelli che invece le cercavano proprio perché minorenni. Vanessa annuisce: «Non so i nomi di quelli che hanno detto "oh, ma tu sei minorenne" e poi abbiamo consumato comunque».

Su due punti Vanessa si mostra inflessibile: la cocaina e il nome dell'uomo che voleva portare lei ed Aurora in barca a Ponza. «No, non voglio rispondere alla domanda su chi per primo mi ha dato la cocaina» afferma quando racconta dello spaccio da parte di Mimmi e di Marco Galuzzo (l'ultimo ad essere finito nel carcere di Regina Coeli e che oggi sarà sottoposto all'interrogatorio di garanzia). Nutrito l'elenco dei locali di Roma dove si consuma cocaina, «noi lo facevamo ogni sabato».

La studentessa indagata si avvale poi della facoltà di non rispondere anche quando le chiedono il nome dell'amico di Riccardo Sbarra (il commercialista arrestato la cui posizione è stata derubricata a quello di cliente. Sulla coca sostiene inoltre che a Ponza l'ha usata prevalentemente Aurora «perché io non la tenevo, ero stata fermata dai carabinieri perché ero scappata da casa».

Oltre ai Parioli Vanessa individua anche il quartiere periferico di San Basilio e piazza Fiume dove, «all'inizio io e Aurora andavamo a casa dei clienti che ci prendevano con la macchina o con il taxi. La prima volta Aurora, nuda, guardava me e un cliente».

Dettagli che fanno rabbrividire. E come un pugno nello stomaco sono le parole con cui Vanessa difende l'unica relazione sessuale non a pagamento. Con un ragazzo, «un pischello, non l'avevo riconosciuto dalla foto perché adesso è meno ciccione. Lui non c'entra niente, non sa neppure quello che facevo. Sì, mi ha dato da fumare hashish, ma l'abbiamo fumata insieme. Per me lui non era niente di che. Così l'ho accannato, cioè l'ho lasciato». E perché «Accollava troppo addosso». Che dire? Povera Vanessa e, in fondo, poveri noi.

 

 

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