madrid manifestazione catalogna

CATA-ROGNA - BASTA CON GLI ESTREMISMI, TROVIAMO UN ACCORDO”: A BARCELLONA SI SCENDE IN PIAZZA VESTITI DI BIANCO PER FERMARE L'ESCALATION - INTANTO A MADRID VA IN SCENA UN CONTROCORTEO - IL PREMIER RAJOY: "SAREBBE UTILE UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE"

Niccolò Zancan per la Stampa

 

MADRID MANIFESTAZIONE CATALOGNA

Non dimenticate le lacrime del meccanico in pensione José Boterio, 73 anni, mentre parla con i poliziotti del Mossos d' Esquadra e cerca le loro mani e trema tutto, proprio davanti all' ufficio dell' uomo che vorrebbe dividere la Spagna. Piazza San Jaume. Palazzo della Generalitat, sede del governo della Catalogna. L' ufficio di Carles Puigdemont è al secondo piano. Gli agenti presidiano l' ingresso.

 

«Fermatevi!», dice piangendo il meccanico Boterio. «Vi state facendo trascinare fuori dalla legge. Io vi rispetto profondamente, ma voi dovete smetterla con questa violenza finché siete in tempo. La dichiarazione unilaterale di indipendenza sarebbe lo sbaglio più grande». È una mattina di sole e camicie bianche, magliette bianche, mani colorate di bianco. «Parlem?», dicono molti cartelli.

BARCELLONA MANIFESTAZIONE PER IL DIALOGO

 

Parliamo. Dialoghiamo. «Trovate un accordo oppure andate a casa!», urlano adesso tutti insieme. Colombe e palloncini in cielo, che magari faranno sorridere qualcuno, come sentire cantare ancora una volta proprio qui «El pueblo unido jamás será vencido». Ma è tutto dannatamente serio. Come quando, nel silenzio assoluto, si mettono a stringere le dita delle mani come fossero bocche, nel gesto di chi vuole indicare ancora la cosa più importante: «Parlatevi!».

 

La gente di Barcellona ha deciso di venire in piazza San Jaume senza bandiere, se non quella della pace. L' esatto contrario di come qualcuno vorrebbe far finire questa storia. È davvero segnata? Tutte queste persone, migliaia, sono convinte che ci siano ancora dei margini. Si sono date appuntamento attraverso i social network nel cuore del quartiere gotico.

BARCELLONA MANIFESTAZIONE PER IL DIALOGO 3

 

Non sono gli unionisti che alla stessa ora stanno sfilando a Madrid, 50 mila persone in difesa «della nazione, la Costituzione e lo stato di diritto», in un tripudio di bandiere spagnole. Non sono neppure gli unionisti che oggi saranno attesi proprio a Barcellona, con il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa sul palco alla fine della manifestazione.

 

Queste donne, questi ragazzi e il pensionato Josè Boterio non hanno la retorica della Grande Spagna da raccontare. Ma chiedono alla politica di assurgere al suo ruolo e quindi mediare. Sono il popolo delle «camisetas blancas». Hanno ricevuto l' appoggio del partito socialista e anche l' approvazione della sindaca di Barcellona Ada Colau, che ha il suo ufficio proprio qui, nella stessa piazza. Ma non c' è una sigla, nessuna contrapposizione.

BARCELLONA MANIFESTAZIONE PER IL DIALOGO 2

 

Sono cittadini preoccupati di quello che sta accadendo, come l' impiegata della Generalitat Natalia Fabian, 42 anni: «Non devono andare alla rottura. Non è questo che serve alla Spagna. A noi serve più lavoro, più sicurezza, meno corruzione. Non vogliamo andare a questa guerra. Non è la nostra». La signora Núria Gomez sulla sedia a rotelle: «È un momento drammatico. Stanno tirando troppo la corda per il loro tornaconto elettorale.

 

Devono fermarsi e sedersi attorno a un tavolo». Il Dj Rubén Vidal: «È uno scontro fra la catalanofobia del governo Rojoy e il nazionalismo degli indipendentisti di Puigdemont. Sta vincendo l' estremismo, questa è la cosa assurda. Mentre serve il dialogo». Martedì è il giorno. Non resta molto tempo per provarci.

 

CATALOGNA GUARDIA CIVIL

Nessuno si sbilancia su cosa accadrà, alla fine, durante la seduta già convocata del Parlamento della Catalogna. «Il governo impedirà che qualsiasi dichiarazione di indipendenza possa concretizzarsi in qualcosa, per affrontare questa sfida sarebbe utile un governo di unità nazionale» ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy in un' intervista al Pais. «La Spagna continuerà a essere la Spagna e sarà così per molto tempo». Ma oggi è ancora sabato.

 

Barcellona ribolle. I vicoli del quartiere gotico sono pieni di turisti. Di qua non si passa.

mariano rajoy

Piazza San Jaume è piena. Il colore è il bianco. Ecco gli slogan rivolti verso le finestre dell' ufficio di Carles Puigdemont. «Dimissioni!». «Non nel mio nome». «Non mi rappresenti».

 

«Onestà!». Il più disperato è il meccanico in pensione José Boterio, che non smette ancora di tremare: «Sono nato qui, abito a Barcellona da sempre. Non ho mai avuto grandi passioni politiche, ma ho sacro rispetto della legge. Io credo che la legge sia ciò che ci tiene insieme tutti.

 

indipendentisti catalani

Ma i governanti catalani la stanno infrangendo davanti ai nostri occhi, stanno facendo un golpe che distruggerà questa città e questo Paese. La mia è soltanto la preghiera di un uomo vecchio, che non conta niente. Ma finché sono in tempo, io li prego di fermarsi».

MANIFESTAZIONE CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNA

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