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UNA GROSSA “CATAROGNA” - A BARCELLONA SI SVOLGONO CORTEI E SLOGAN DI GIORNO MA DI NOTTE SCATTA LA GUERRIGLIA - GRUPPI DI RAGAZZI INCAPPUCCIATI AFFRONTANO LA POLIZIA, ALZANO BARRICATE E VANNO ALLO SCONTRO - A GUIDARE LA RIVOLTA CI SAREBBERO 500 ESPONENTI DELL'AMBIENTE ANARCHICO - A FAR ALZARE LA TENSIONE SONO ANCHE LE DENUNCE DEGLI ABUSI DA PARTE DELLA POLIZIA - IN 6 GIORNI 576 FERITI

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Francesco Olivo per “la Stampa”

 

Qualcuno si sta pure abituando, c' è una Barcellona di giorno e una di notte. Con la luce del sole si protesta, folle enormi, slogan duri contro le condanne ai leader indipendentisti, ma tutto scorre sempre pacificamente. Poi, al calar del sole, lo scenario cambia: dalla protesta si passa alla guerriglia. Spuntano giovani incappucciati che affrontano la polizia e alzano barricate con centinaia di incendi. La Barcellona di giorno non fa paura, quella di notte è diventata invivibile e non solo per gli abitanti.

 

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Ieri si temeva per una manifestazione convocata dall' ala più radicale dell' indipendentismo, i giovani della Cup, con partenza dalla piazza Urquinaona, a poche centinaia di metri dall' inizio della Rambla. Il Comune, diretto dalla sindaca Ada Colau (con un solido curriculum nei movimenti sociali), ha invitato i negozianti a non aprire le saracinesche.

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La polizia si è schierata per tutto il centro di Barcellona e, rispetto ad altre volte, si è evitato il peggio, anche grazie ai manifestanti pacifici che hanno creato un cordone tra i gli incappucciati e gli agenti. Ma i Mossos d'Esquadra, la polizia dell' autonomia catalana, credono che lo schema giorno/notte sia destinato a ripetersi anche nella prossima settimana. Il bilancio di sei giorni di proteste parla di 576 feriti.

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In Spagna tutti si chiedono, chi siano questi ragazzi che con il volto coperto mettono a ferro e fuoco la città? La polizia catalana si è fatta un' idea: «A guidare la rivolta sono 500 esponenti dell' ambiente anarchico - ha spiegato il comandante dei Mossos, Pere Ferrer alla radio Rac1 - è gente molto organizzata».

 

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A colpire gli esperti di ordine pubblico è la meticolosa organizzazione di queste azioni notturne, che non si limitano a Barcellona, ma creano un caos (non improvvisato) anche nelle altre città catalane, Girona, Lleida, Sabadell e Tarragona. Chi conosce bene il mondo indipendentista, anche quello sganciato dai partiti e dalle organizzazioni della società civile, invita a non confondere le azioni di sabotaggio di questi giorni, come l' occupazione dell' aeroporto di Barcellona, con le scene di guerriglia.

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A far alzare la tensione sono anche le denunce degli abusi da parte della polizia (quella catalana e quella spagnola). Sui social girano decine di filmati con scene di violenze brutali contro manifestanti (almeno apparentemente) pacifici. Nella notte di venerdì la Polizia nazionale ha arrestato, con maniere spicce, un fotografo del quotidiano El Pais. Amnesty International ha chiesto alle autorità spagnole di vigilare su questi episodi.

 

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La politica non aiuta a risolvere i guai. Il governo catalano è ormai in crisi, sempre più diviso al suo interno (tra le diverse anime dell' indipendentismo) e guidato da un presidente, Quim Torra, che i suoi stessi uomini descrivono come un attivista a digiuno di politica. Torra è stato protagonista ieri di uno scontro con il premier spagnolo Pedro Sanchez, il quale ha risposto negativamente alla richiesta di un incontro urgente, negandosi persino al telefono: «Prima deve condannare con nettezza la violenza e mostrare vicinanza agli agenti feriti» ha spiegato il governo di Madrid. Parole che hanno fatto adirare Torra: «Sanchez non vuole parlare con il rappresentante dei catalani.

La comunità internazionale non capirà mai un atteggiamento di tale irresponsabilità». Parole durissime, che vanno lette anche in ottica elettorale. Fra tre settimane esatte si vota, sarà difficile che all' appuntamento si arrivi con serenità.

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