cocaina scarface

TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE SULLA COCAINA - DAL SISTEMA NERVOSO AL CUORE: GUAI E PIACERI - SONO NOTI GLI EFFETTI  SULLA LIBIDO E SULL’APPETITO SESSUALE, IL SENSO DI MAGGIOR FOCALIZZAZIONE SUL LAVORO - UNA MAGGIOR ENERGIA CHE INCENTIVA PERO' UN SENSO AUMENTATO DI AGGRESSIVITÀ E POTERE

 

 

Raffaele Avico per www.lastampa.it

 

COCAINA

Il problema della cocaina acquisisce dimensioni sempre più preoccupanti, con un utilizzo della sostanza di massa nelle più grandi città italiane, principalmente per via inalatoria. 

 

GLI EFFETTI SUGLI ORGANI

  

E’ opportuno sottolineare per prima cosa che la cocaina produce effetti cronici e non reversibili su diversi organi interni. Dal punto di vista medico, sintetizza gli effetti sugli organi interni, che in primo luogo interessano il sistema cardio-polmonare, il sistema nervoso, quello gastrointestinale e in generale tutti gli organi interni. 

 

COCAINA NEI BAGNI

Dal punto di vista neurobiologico la cocaina agisce incrementando l’attività della dopamina, un neurotrasmettitore che «eccita» le cellule cerebrali. La cocaina blocca la ricaptazione della dopamina dal vallo sinaptico, ovvero lo spazio tra due neuroni, di fatto producendo una maggiore quantità di dopamina a disposizione dei recettori neurali. 

 

COME AGISCE LA DOPAMINA 

 

COCAINA

La dopamina è un neurotrasmettitore che regola lo stato di «intenzionalità» dell’atteggiamento: con un maggior livello di dopamina da «usare», la realtà è percepita come maggiormente «appetibile», il che determina un differente atteggiamento della persona che diviene genericamente più «aggressiva» e «predatoria» nei confronti degli oggetti/persone che ha intorno a sè, con un senso aumentato di aggressività e potere.

 

Sono noti gli effetti sulla libido e sull’appetito sessuale dell’uso di cocaina, il senso di maggior focalizzazione sul lavoro, la maggior energia, lo stato di focalizzazione attenta e potente che chi è sotto effetto di cocaina sperimenta. 

 

PERCHE’ SI CHIAMA «DROGA DA PERFORMANCE»

  

La coscienza, per sua natura intenzionale e orientata (è lo strumento che usiamo per muoverci nella realtà), diviene in questi momenti focalizzata e maggiormente agganciata alla realtà esterna. La cocaina per questo è stata definita una droga da «performance» e non da «introspezione»: chi la usa difficilmente cerca uno stato di immersione dentro di sè, ma piuttosto un diverso atteggiamento nei confronti della realtà esterna. 

 

IL MECCANISMO DELLA RICOMPENSA E DEL DESIDERIO  

COCAINA

 

La dopamina è inoltre centralmente coinvolta in quello che è stato definito meccanismo di reward, ovvero di «ricompensa». Insieme a una potente scarica dopaminergica, il nostro cervello memorizza con intensità amplificata quel preciso momento di benessere, al fine di riprodurlo in futuro.

 

E’ come se l’appetito si auto-alimentasse, ingigantendosi, fino a renderci bulimici. Questo è stato osservato a proposito dell’utilizzo «binge» della cocaina, di cui ci si «abbuffa» al fine di riprodurre e ri-sperimentare quello stato di piacere provato inizialmente e fugare il down post-assunzione. In questo senso quindi dire che la cocaina non produce dipendenza fisica non è strettamente esatto perché esiste un meccanismo, quello di ricompensa appunto, dis-regolato e potentemente attivo in senso biologico, che governa il senso di bisogno e quello che tecnicamente viene chiamato «craving», ovvero il «desiderare» in modo molto intenso che il consumatore sperimenta. 

 

EFFETTI COLLATERALI A LUNGO TERMINE  

COCAINA

Gli effetti collaterali a breve termine sul piano psicologico dell’uso della cocaina sono noti (senso di allarme, ansia, accelerazione), meno quelli sul lungo termine. 

 

L’uso cronico di cocaina ha molteplici ripercussioni in senso psicopatologico che sono state studiate e che potremmo così sintetizzare. 

 

1) Sindrome frontale . Cliccando sul titolo viene spiegato come l’uso cronico di cocaina interferisca sul funzionamento della corteccia frontale, sede delle funzioni esecutive (organizzazione, controllo inibitorio sugli impulsi, presa di decisioni ragionata, pianificazione, strategia, flessibilità cognitiva).  

 

Questo aspetto è molto importante e spiega la motivazione per la quale chi usa cronicamente cocaina appare in difficoltà nella gestione della propria impulsività, assumendo un atteggiamento genericamente più irritabile e poco «modulato» soprattutto in termini di aggressività e controllo di sè.  

 

Antonio Damasio ha parlato di «sociopatia acquisita» osservando come pazienti con lesioni a questa parte del cervello sviluppino un atteggiamento progressivamente più incongruo al contesto, con difficoltà relazionali e comportamenti, appunto, poco modulati e forieri di difficoltà nell’interazione sociale. 

 

2) Interpretatività. L’uso cronico di cocaina induce uno stato di «paranoia», ovvero di convinzione delirante inerente l’essere seguiti/perseguitati/osservati, dapprima in occasione degli usi, in seguito anche raggiunto lo stato di lucidità. E’ documentato lo svilupparsi di convinzioni deliranti entro le quali la realtà è interpretata soggettivamente, portando la persona a crearsi convinzioni rigide riguardo alla realtà e alle persone esterne, che divengono «persecutori». 

 

In qualche modo è come se la cocaina aumentasse il senso di essere al «centro dell’attenzione» anche in assenza di oggettivi fattori esterni. Questo aspetto diventa con il tempo cronico e modella la personalità dell’assuntore, fino a produrre «cicli interpersonali problematici» e conseguenti enormi problematiche di relazione con gli altri. 

 

3) Depressione. Come conseguenza all’uso cronico di cocaina, l’intero meccanismo di regolazione del rilascio della dopamina appare prostrato e logorato dall’esposizione continua a larghe quantità di neurotrasmettitore: a questo è attribuito l’effetto genericamente depressivo sul tono dell’umore del consumatore. Questo è da intendere in parole povere come una maggiore tendenza a sviluppare depressione/sentirsi depressi o più specificatamente apatici, anche senza che si utilizzi quotidianamente la sostanza, come conseguenza della deplezione delle risorse neurotrasmettitoriali.  

COCAINA ROMA 2

 

4) Cicli interpersonali problematici. Questa formulazione rubata alla psicoterapia cognitiva, sintetizza l’insieme delle problematiche che l’utilizzo di cocaina produce sul piano delle relazioni del consumatore. Questo aspetto è da intendersi come centrale, e in grado a cascata di produrre ulteriori fattori di stress, che alimentano il bisogno di usare sostanza, e così via, in un crescendo che si auto-alimenta. Per cicli interpersonali problematici intendiamo le distorsioni dei rapporti familiari, amicali e di coppia connesse all’uso di sostanza, che porta l’individuo a camuffarne il suo utilizzo e a vivere quest’ultimo come centrale, prioritario.

 

COCAINA ROMA 1

C’è in effetti uno spostamento delle priorità: l’utilizzo di cocaina diviene centrale, con il resto della vita dell’individuo tralasciato/trascurato. La distorsione e la rottura di rapporti significativi, tolgono all’individuo potenziali punti di appoggio, in un meccanismo paradossale in cui tendono a essere trascurati proprio quei legami che potrebbero funzionare da cuscinetto. 

 

LE POSSIBILI MOTIVAZIONI ALLA BASE DELL’USO DI QUESTA DROGA  

Nella clinica della dipendenza alla cocaina, è opportuno chiedersi le reali motivazioni che sottostanno l’uso, se sia questo di natura solamente ricreativa, o se invece esistano altri aspetti di natura auto-medicale (per esempio la ricerca di emozioni che non si riescono a sentire, o la soppressione di emozioni o stati di eccitazione o ansia che non riescono a essere gestiti in altro modo).  

 

cocaina

La gestione clinica prevede un approccio integrato che vede la figura dello psichiatra interagire e collaborare con lo psicoterapeuta, alleati con il paziente in un lavoro di cura che per sua natura non è immediato, ma richiede tempi lunghi. Essendo infatti la cocaina in grado di modificare le abitudini di vita e le coazioni del paziente, eliminare la sua assunzione non è sufficiente se non si sia fatto, insieme, un lavoro sullo stile di vita della persona e una profonda esplorazione della motivazione del paziente e di ciò che lo spinge all’uso, o al contrario al voler smettere. 

 

Esistono inoltre terapie sperimentali che partono da un approccio più biologico, volendo perturbare il prima citato meccanismo di trasmissione sinaptica, per esempio la Stimolazione Magnetica Transcranica operata da Gallimberti a Padova e ora Milano. 

COCAINA

 

cocaina 3

 

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