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IL BROKER DI D'ALEMA COINVOLGE GLI EX MINISTRI TRENTA E SCOTTI. NIENTE SUDAMERICA, STAVOLTA: “MISSIONI IN AFRICA” – EMANUELE CARUSO, IL CUI NOME COMPARE NELLA TRATTATIVA PER LA VENDITA DI ARMAMENTI ALLA COLOMBIA, AVVENUTA CON LA SUPERVISIONE DI MASSIMO D'ALEMA, MOSTRA I DOCUMENTI: “HO COLLABORATO A PROGETTI MILITARI IN LIBIA, CON FONDI DEL GOVERNO, CON UN CONSORZIO PRESIEDUTO DALLA TRENTA, QUANDO IL PRESIDENTE DELLA LINK UNIVERSITY VINCENZO SCOTTI ERA SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI…

Giacomo Amadori e Fabio Amendolara per la Verità

 

Emanuele Caruso

Uno dei broker della trattativa per la vendita di armamenti alla Colombia, avvenuta con la supervisione di Massimo D'Alema, coinvolge ora altri due ex ministri nei suoi racconti di business legati alla sicurezza. Per la precisione, Emanuele Caruso fa i nomi di Elisabetta Trenta e Vincenzo Scotti. E anche in questo caso mostra documenti interessanti.

 

Questa volta, però, lo scenario non è quello sudamericano, bensì quello frantumato dell'Africa post Gheddafi. Occorre fare prima un rapido riassunto delle puntate precedenti: con noi Caruso aveva detto di aver fatto «il collaboratore Aise mediante la struttura Stam» ovvero la società di sicurezza di Gianpiero Spinelli, ex paracadutista della Folgore ed esperto di aree di crisi.

 

Aveva aggiunto di aver collaborato col Criss (Consortium for research on intelligence and security un consorzio con sede alla Link university di cui facevano parte una ventina di aziende tra cui la Stam e la Sudgestaid (altra creatura della galassia Link), tutte impegnate nel settore della sicurezza e dell'informatica. All'epoca il Criss era presieduto dalla Trenta e aveva avviato un progetto in Libia, con fondi del governo, quando il presidente della Link university Vincenzo Scotti era sottosegretario agli Esteri.

 

Caruso ci aveva assicurato anche di essere stato coinvolto nell'operazione libica del Criss e che Spinelli gli avrebbe fatto incontrare l'ex comandante della Folgore e dirigente dell'Aise, il generale Piero Costantino.

 

Emanuele Caruso mail

Spinelli e la Trenta hanno inizialmente smentito interamente questa ricostruzione. In particolare la partecipazione di Caruso alla missione libica. Allora il broker e il suo avvocato Raffaele Lorenzo ci hanno messo a disposizione delle mail che sembrano smentire, almeno in parte, le smentite e che offrono un quadro molto simile a quello colombiano. In pratica già dieci anni fa il giovane Caruso avrebbe proposto collaborazioni in ambito militare con governi stranieri e in particolare con quelli del Mali e del Senegal alla Stam di Spinelli e alla Sudgestaid di cui la Trenta è stata quadro come programme manager dal 1998 al 2019 e responsabile delle attività di sviluppo. Il progetto affidato alla Stam inizialmente riguardava la ricerca di 20.000 missili terra-aria spariti dagli arsenali di Gheddafi, ma dopo alcune polemiche l'attività di Spinelli & C. era stata circoscritta alla formazione di alcuni miliziani.

 

La Trenta lo citava nel suo curriculum, facendo riferimento a un programma «per la riduzione degli armamenti illegali in un quadro di consenso, cooperazione e sviluppo» da svolgere in Libia e finanziato con 523.450 euro dal ministero degli Affari esteri. Ma nello stesso cv specificava che l'operazione era «sospesa». Nel dettaglio veniva spiegato che si trattava del «reintegro di ex combattenti come agenti di sicurezza per le aree archeologiche di Cirene, Sabratha e Lepis Magna».

elisabetta trenta

 

Per quell'iniziativa la Trenta e Spinelli volarono in Libia con i loro più stretti collaboratori. Nel settembre del 2011 l'ex militare mette a disposizione di Caruso, che si qualifica come project manager Africa della Stam, un indirizzo di posta elettronica: «Ti ringrazio per la tua disponibilità. Ho registrato una mail aziendale su Stam per te in modo che se comunichi con noi o con un cliente puoi tranquillamente usarla». Poi gli domanda che cosa gli serva per il Marocco. Quindi elenca ciò di cui ha bisogno per lavorare in Senegal e negli altri Paesi con cui si aspettava di «chiudere progetti» grazie a Caruso: licenza di porto d'armi, riconoscimento come advisor e consigliere militare e della sicurezza da parte del governo, accompagnamento da parte di un alto ufficiale.

 

Spinelli è molto fiducioso: «Inoltre sarebbe opportuno aprire una filiale di Stam in Senegal o nei Paesi che tu riterrai opportuno». Un po' come D'Alema con la Colombia, anche Spinelli, grazie a Caruso, è convinto di riuscire ad aprire canali con alcuni governi africani sul tema della sicurezza.

 

spunta la trenta Nel dicembre del 2011 l'ex paracadutista riferisce al broker che il Mali temeva che Al Qaeda potesse appropriarsi dei missili spariti in Libia e far cadere il governo. Per questo gli riferisce, evidentemente contando su presunti contatti di alto livello del broker, che «l'esercito del Mali è stato messo in massima all'allerta» e offre la sua mercanzia: «Potremmo proporre loro addestramento, mentoring e soluzioni tecnologiche per il controllo dei confini.

 

Dobbiamo fare una proposta al governo al più presto» ribadisce.

 

MASSIMO DALEMA

Il 31 marzo 2012, in una mail, viene citata direttamente la Trenta: «Ciao Emanuele» esordisce Spinelli, «riguardo all'interesse del consorzio e in particolar modo a noi e Sudgestaid, come ben sai, non ci sono problemi.

 

Sviluppiamo un piano industriale chiaro con delle finalità ben definite da condividere anche con i senegalesi e i maliani, capendo chiaramente quali sono le necessità e su dove operare. [] essendo oggi il consorzio molto impegnato sarebbe importante organizzare il tutto con Elisabetta Trenta (presidente del consorzio) che ti legge in copia». L'ex ministro ha presieduto il Criss dal novembre 2011 al giugno 2013; poi è rimasta nel board fino al gennaio 2016.

 

Caruso ci ha spiegato di aver interrotto lui i rapporti con Spinelli per «l'inconcludenza» dell'ex militare che, a suo dire, «non aveva i mezzi per presenziare alle riunioni che venivano fissate in territorio estero». Il broker ha anche specificato di aver incontrato personalmente la Trenta, nonostante le smentite della donna: «Spinelli mi presentò l'ex ministro con cui strutturammo, presso il Link campus di Roma, un percorso con il Criss che lei stessa presiedeva». Quindi evidenzia come, nelle mail che ci ha inviato, «si acclari il supporto tanto del Criss che di Sudgest» alla sua persona.

 

elisabetta trenta 2

I missili volatilizzati Non è finita. Ribadisce di essere stato coinvolto anche nel progetto finanziato dal governo per la ricerca dei missili, di cui Spinelli fa cenno con riferimento alla situazione maliana: «In merito alla questione delle operazioni riservate della Libia riferite ai missili trasportabili trafugati, fui interessato personalmente dallo stesso Spinelli e in differenti occasioni e con svariati testimoni, fu speso il nome di uno stimatissimo generale, dirigente Aise, e mi furono date tutte le rassicurazioni che si operasse legalmente e in supporto agli apparati di intelligence. In altre occasioni, con Spinelli abbiamo incontrato personale di apparati di sicurezza provenienti dall'estero per varie collaborazioni nell'ambito della formazione e della sicurezza».

 

vincenzo scotti

Parla il contractor Spinelli, che la settimana scorsa aveva ammesso solo di aver incontrato un paio di volte Caruso presso la Sma Spa di cui era consulente, offre le sue spiegazioni: «Ho detto il vero. Infatti Caruso non è mai stato un mio collaboratore retribuito. Lo sfido a portare ricevute di pagamenti o contratti di qualsiasi tipo. Non ho rimborsato trasferte, richiesto visti o intestato a lui assicurazioni del rischio. Mi fece delle proposte, così come fanno altre centinaia di persone in Italia e all'estero, e gli diedi un indirizzo mail perché i governi non possono rispondere a mail di piattaforme come Google e Yahoo.

 

Anche io le cestino. Non è mai venuto con me da nessuna parte, in particolare in Libia, né io sono mai stato in vita mia in Mali, Senegal e Marocco. Le sue proposte non hanno portato a nulla e dopo pochi mesi ho chiuso ogni rapporto con lui». Facciamo a Spinelli le ultime domande.

 

vincenzo scotti

Caruso incontrò la Trenta insieme con lei? «Forse a Roma, in un paio di riunioni al Criss, un consorzio che doveva servire a fare business e dove le persone si proponevano per questo, ma anche in quel caso non abbiamo realizzato insieme nulla di concreto». Presentò a Caruso agenti dei servizi segreti? «Non penso proprio. Lui agiva per i fatti suoi come broker».

 

È che gli accordi non si conclusero perché lei non aveva fondi per andare in Africa? «La mia è una piccola azienda che non butta via denaro se non per qualcosa di concreto. Non spendo soldi per viaggi se non ho documenti che attestino un interesse reale della controparte. Altrimenti sono vacanze inutili. Non capisco perché Caruso abbia bisogno di menzionare esperienze passate per accreditarsi. Esperienze che non hanno portato a niente anche se io sarei stato contentissimo di chiudere affari in quei Paesi. Gli è andata male anche con la Colombia, ma non mi deve tirare in mezzo, visto che in quella vicenda non c'entro nulla. A essere sincero un po' capisco la sua frustrazione perché chiudere certi tipi di affari è difficilissimo e su 100 proposte ne può andare bene una».

 

elisabetta trenta 1MASSIMO D'ALEMA ALLA LINK CAMPUS UNIVERSITY

 

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