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BULLISMO CRIMINALE -“A SCUOLA MI DICEVANO: UCCIDITI” - A PORDENONE 12ENNE SI LANCIA DA UNA FINESTRA: SALVA GRAZIE A UNA TAPPARELLA - IL BULLISMO DIVENTA REATO: NELLA LEGGE ANCHE IL DASPO DEI TELEFONINI

1. «A SCUOLA MI DICEVANO: UCCIDITI» SI LANCIA DA UNA FINESTRA A 12 ANNI

Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”

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Una ragazzina sola e in lacrime seduta nella sua cameretta davanti a un foglio di carta. Vuole scrivere il suo addio al mondo perché fra un minuto spalancherà la finestra e butterà via i suoi 12 anni.
 

Le sembra di avere più coraggio per morire che per continuare a vivere. Scrive una prima riga, un' altra, un' altra ancora. Immagina mamma e papà che leggeranno quando tutto sarà finito. Devono sapere che «io stavo soffrendo e morendo dentro di me», che certe parole ferivano più di coltelli e «mi facevano piangere».
 

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Ma anche loro, quelli che «mi facevano piangere» devono sapere. «Per alcuni di voi sarà certo una notizia bellissima» scrive lei in un altro messaggio, stavolta per i suoi compagni di classe, una seconda media di una scuola pubblica nel centro di Pordenone. Sono loro il tormento delle sue giornate, i bulli. Lei si sente sopraffatta dalle loro cattiverie. Agli altri, a chi vuole bene, augura felicità. Ecco, ha finito di scrivere.
 

Adesso è pronta a morire. Ma immaginare la morte non è la stessa cosa che spalancare la finestra e lanciarsi nel vuoto. Così quella sera - quella delle lettere d' addio - non fu l' ultima.
 

Era il 10 gennaio e la ragazzina scelse di vivere. Nascose le lettere e si diede malata. Niente scuola per tutta la settimana, quindi niente bulli. Ieri però sarebbe stata dura saltare le lezioni. Era di nuovo tempo di tornare in classe, un pensiero insopportabile. Tanto insopportabile da farle trovare il coraggio che le era mancato dieci giorni fa. È salita sul davanzale della finestra e si è buttata giù pochi minuti prima che sua madre andasse in camera a svegliarla.
 

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Disperata e con il cuore che batteva oltre ogni limite la donna l' ha raggiunta, abbracciata, rassicurata mentre aspettava i soccorsi. «Sta' tranquilla, tesoro. Sono qui con te, andrà tutto bene». Sua figlia era viva e cosciente, solo questo contava. La tapparella aperta al piano di sotto ha attutito il colpo, la ragazzina ha fratture varie e lesioni alla colonna vertebrale che all' inizio hanno fatto temere conseguenze gravissime, ma già in serata i medici hanno sciolto la prognosi escludendo il peggio. Ci metterà un bel po' ma guarirà.
 

Giuseppe, vicino di casa che l' ha soccorsa assieme a sua madre, è rimasto colpito dalle parole di quella ragazzetta ferita per terra: «Diceva: "Volevo urlare quello che avevo dentro e non ci riuscivo. Non trovavo il coraggio di dirlo..."». Quello che aveva dentro: la stessa convinzione ripetuta tante volte alle amichette più care: e cioè di «vivere in un mondo di persone cattive» e di subire quelle cattiverie e di non sopportarlo più perché «stufa di critiche».

 

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Con i soccorritori del 118 la ragazzina è andata anche oltre. «A scuola me lo dicevano: perché non ti uccidi? Ucciditi» ha raccontato. Nessuno sa dire chi, quando e perché l' avrebbe istigata al suicidio.

 

La Procura dei minori di Trieste sentirà con audizioni protette sia lei sia i suoi compagni di scuola, cercherà di capire dov' è il confine fra il vero e il percepito in una scuola dove nessuno, secondo la preside dell' istituto, ha colto nemmeno un minimo segnale di allarme.

 

Per entrare nel mondo di quella ragazzina e per capire il suo dramma serviranno tempo, pazienza e dolcezza.

 

Prima ancora di lei, qualcosa potrebbero raccontare i messaggini via WhatsApp, lo scambio di foto e di sms sul suo telefonino oppure i file del suo computer, quelle parole digitate dalle adolescenti come lei per comunicare emozioni o rabbia, delusioni o gioie all' amica del cuore o ai compagni di classe adorati. Qualcuno si è ricordato ieri di messaggi ricevuti tempo fa proprio da lei.
 

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Eccoli riemergere dalla memoria elettronica: è l' espressione «vittima di bullismo» ripetuta mille volte, sono propositi suicidi che nessuno ha mai preso sul serio.
E invece lei ci pensava davvero, nel silenzio e nel buio della sua cameretta. Con gli occhi gonfi di lacrime e il foglio di carta davanti. «A quest' ora saprete già che sono morta...».

 

2. NELLA LEGGE ANCHE IL DASPO DEI TELEFONINI

Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

 

«La prevenzione e l' educazione per il bullismo del web serve, ma non basta. Ci vogliono misure incisive graduate a seconda dell' età: dal Daspo di telefonini e la confisca di computer, alla sanzione penale».
 

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Ha appena tentato il suicidio la ragazzina di Pordenone bullizzata , quando Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera, si appresta a concludere il giro di audizioni - fortunatamente senza dover aggiornare il computo dei morti - su un fenomeno che per l' Istat riguarda un adolescente su due, in particolare giovanissimi e soprattutto ragazze.
 

La svolta è annunciata: da «fenomeno», si inizierà a definirlo «crimine». Il Senato ha già approvato un testo. E proprio ieri il presidente Pietro Grasso ha auspicato che la Camera lo converta presto: «È soprattutto a scuola che dobbiamo creare una rete di protezione verso i ragazzi e le ragazze più fragili, spiegare a ogni studente quanti danni si possono fare con parole e comportamenti che sembrano innocui».
 

Ma l' intenzione di molti è di restringere ancora le maglie. Ieri lo chiedeva Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione Infanzia: «Ormai è un fenomeno di massa. Urge una legge che, come nella mia proposta, lo renda reato specifico, da definire distinguendo tra la posizione dei minorenni, bisognosi soprattutto di interventi educativi, e la responsabilità dei maggiorenni che richiede una risposta sanzionatoria».
 

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Anche secondo Donatella Ferranti serve «qualcosa di più incisivo». E annuncia che, forse già dalla settimana prossima, quando verrà calendarizzata la discussione della norma, si andrà in questa direzione. «Il lavoro svolto al Senato - spiega l' esponente pd - è molto importante: un piano straordinario di educazione e prevenzione è urgente.

 

Ma l' invasività di questo genere di molestia, resa capillare dalla tecnologia digitale, è tale che si deve intervenire anche sul fronte della repressione penale. Modulata in modo diverso se c' è un minore vittima o come indagato.

 

Nelle audizioni ci hanno parlato di un ragazzino di poco meno di 14 anni che aveva avuto un rapporto con una ragazzina più piccola di lui.
L' aveva ripresa con il telefonino e poi, ridendo, aveva mostrato il video agli amici. Lei aveva tentato per tre volte il suicidio».
 

Ragazzi talmente giovani da rendere ogni arma penale spuntata. Invece durante i lavori della commissione, da investigatori e magistrati, è giunta la richiesta di uno strumento che racchiuda in sé le varie fattispecie (lasciando aperta la lista a nuovi comportamenti). Sarebbe un deterrente per convincere i ragazzi a evitare questi comportamenti che non sono mai singoli.

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E spesso variano dalla diffamazione, alle molestie, allo stalking, persino alla diffusione di materiale pedopornografico (i video e le foto).
 

Che fare? L' idea, anticipa l' esponente del Pd, che potrebbe essere presentata come emendamento al testo base del Senato, è quella di creare un reato specifico, perseguibile d' ufficio: «Atti per-secutori mediante strumenti telematici e informatici». Con pene graduate.

 

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Per i minori di 14 anni un intervento educativo, magari coinvolgendo i servizi sociali e un pool nella scuola. Dai 14 anni in avanti, la confisca degli apparecchi utilizzati e l' obbligo di frequentare corsi di riqualificazione della personalità. A partire dai 18 anni, invece, dovranno intervenire le procure. Ne discuteremo. Comunque a marzo sarà in aula».

 

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