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IL CASO DAVID ROSSI E I FESTINI HARD - DAVIDE VECCHI, NEL LIBRO “LA VERITÀ SUL CASO DAVID ROSSI”, RIPERCORRE LA VICENDA DELL’EX CAPO COMUNICAZIONE DI MPS VOLATO DALLA FINESTRA DEL SUO UFFICIO IL 6 MARZO 2013 - IL MISTERO DEI FESTINI OMOSESSUALI TRA SIENA E MONTERIGGIONI, IL RACCONTO DI UN EX ESCORT A “LE IENE”, IL RACCONTO DELLA EX MOGLIE DI PASQUALE AGLIECO: “IN QUEGLI ANNI IL MIO MATRIMONIO È TERMINATO PERCHÉ HO AVUTO SENTORE CHE MIO FREQUENTAVA GIRI MOLTO STRANI”

Estratti del libro di Davide Vecchi, “La verità sul caso David Rossi” (in libreria dal 7 aprile 2022)

 

DAVIDE VECCHI - LA VERITA SUL CASO DAVID ROSSI

FESTINI HARD: LA STORIA PARALLELA

«C’è un’altra storia parallela. Un avvocato mi ha detto [...] devi indagare su alcune ville tra l’aretino e il mare, i festini che facevano lì. La magistratura potrebbe anche avere abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale.»

 

L’ex sindaco Pierluigi Piccini parla a ruota libera, è seduto a un bar di piazza del Campo insieme ad Antonino Monteleone e Marco Occhipinti delle Iene. Non sa che le sue parole vengono registrate e mandate in onda l’8 ottobre 2017, aprendo un nuovo filone d’indagine tutto da accertare ma totalmente credibile.

 

La «storia parallela», infatti, racconta di alcuni festini a base di escort e droga ai quali avrebbero partecipato esponenti di rilievo di Siena, magistrati, manager, politici, avvocati, carabinieri, addirittura preti. David Rossi ne era a conoscenza e anzi aveva pure video e foto di quelle serate. Per questo le indagini sulla sua morte sono state «abbuiate», come dice Piccini, per evitare che emergesse questa «bomba morale». Tale è la gravità delle dichiarazioni dell’ex sindaco che la Procura di Genova apre immediatamente un fascicolo per verificarne la veridicità. [...]

la morte di david rossi mps 12

 

Monteleone insiste: «Ma quello che voglio capire è se lei crede che sia una forzatura non riconoscere il suicidio, oppure che effettivamente ci sono delle anomalie tali da...».

«No. Le anomalie ci sono, le anomalie ci sono. È inevitabile.» Piccini questa volta prosegue, non servono più troppe domande per stimolarne il pensiero: «E poi David fa un errore storico: fa il grande errore di dire “io parlo”. Cioè lui dice che sarebbe andato dai magistrati a raccontargli tutto. E dice “io di questa città conosco tutto dai tempi del Piccini fino a oggi”.

 

davide vecchi

E allora: c’è un’altra storia parallela. Un avvocato romano mi ha detto: “Ma perché vi rigirate tanto i coglioni. Ma scusa perché?” – era un’amica mia dove il marito era nei servizi –, “Ma guarda” dice “devi indagare su alcune ville tra l’aretino e il mare, e i festini che facevano lì”. Perché la magistratura potrebbe anche avere abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale. Non so se mi sono spiegato. Questo filone non è stato mai preso».

 

Il fascicolo di Genova inizia da qui, da un’intervista rubata dalle Iene all’ex sindaco Piccini. E mentre i magistrati liguri cercano di ricostruire l’esistenza dei festini, anche Monteleone e Occhipinti approfondiscono il filone. Trovano la villa e riescono persino a individuare un escort di quelle serate. Un testimone. Che riconosce in foto alcuni partecipanti, tra questi il colonnello dell’Arma Pasquale Aglieco, un altro soggetto soprannominato «il Carabiniere», uno dei magistrati e altri soggetti. La stessa Procura genovese, poi, riterrà attendibile il suo racconto, seppur non sia mai riuscita a individuare i riscontri.

 

inchiesta delle iene su david rossi pasquale aglieco

Quindi l’esistenza dei festini non è stata accertata, ma quelle serate rimangono legittimamente nella sfera del plausibile. Del resto, se a parteciparvi erano gli stessi che avrebbero dovuto denunciarle, è inverosimile immaginare di averne certezza, soprattutto a distanza di così tanti anni. Legittimamente i pm di Siena querelano Le Iene e presentano la denuncia proprio alla Procura di Genova già impegnata a indagare sul loro operato. Ennesimo corto circuito della giustizia del caso Rossi, che porterà a un altro paradosso: i pm liguri trasmetteranno ai colleghi senesi alcuni spunti investigativi individuati sulla vicenda affinché svolgano accertamenti.

 

antonino monteleone mostra foto di magistrati a escort gay

L’epilogo di questi caroselli tra magistrati sarà un’archiviazione, l’ennesima, con mille falle ancora oggi non colmate. Addirittura Genova si è persa dei verbali di interrogatorio di testimoni che avallavano le accuse mosse dal giovane escort, ricostruendo anche numerosi altri casi di presunta negligenza nei confronti in particolare del pm Nicola Marini. Se ne accorgono gli avvocati Paolo Pirani e Carmelo Miceli, che assistono la famiglia Rossi, guardando gli atti depositati nella richiesta di archiviazione dai pm. E manca anche un altro interrogatorio, ritenuto molto importante, relativo alla posizione di Aldo Natalini, l’altro magistrato titolare del fascicolo: quello dell’avvocato Nicola Mini, che lo aveva assistito in un procedimento a suo carico.

 

caterina orlandi figlia di david rossi incontra l escort dei festini di siena

«Nel giugno del 2013 o 2014 venni chiamato in procura dal procuratore Salerno [Tito Salerno, ex procuratore capo di Siena, nda], il quale mi disse che la Procura di Viterbo aveva indagato il sostituto Natalini, il quale intendeva nominarmi suo difensore per rendere immediato interrogatorio; a Natalini venivano contestati episodi di violazione del segreto d’ufficio per aver rivelato circostanze dell’indagine Monte Paschi a un avvocato di Perugia che era intercettato» racconta il giorno 8 febbraio 2019 l’avvocato Mini al pm genovese Cristina Camaiori e al procuratore Ranieri Miniati.

 

inchiesta delle iene su david rossi pasquale aglieco

«Durante una telefonata con l’avvocato di Perugia i due avevano parlato di vari argomenti tra cui di sesso. Nel corso dell’interrogatorio il procuratore di Viterbo contestava [...] a Natalini queste circostanze pur non essendo oggetto di indagine e non essendo trascritte; il procuratore di Viterbo contestava al mio assistito di avere parlato di rapporti omosessuali e ricordo che il dottor Natalini piangeva e diceva “mi vergogno”. Non ricordo contestazioni relative a rapporti con escort.»

 

caterina orlandi figlia di david rossi incontra l escort dei festini di siena

Secondo i legali dei famigliari di David Rossi gli atti relativi a quel fascicolo sarebbero utili ai fini delle indagini ma non sono mai stati acquisiti. Sicuramente Natalini si vergognava del fatto di essere finito intercettato e poi indagato con l’accusa di aver rilevato informazioni riservate sulle indagini relative a Mps, certo non in relazione ai festini. Ma appunto la legge prevede che tutto sia accertato oltre ogni ragionevole dubbio. E attorno alla Procura di Siena, invece, ci sono più dubbi che contrade.

 

caso david rossi la iena antonino monteleone intervista escort 2

Di come sia nato e si sia sviluppato il cosiddetto «filone dei festini» la persona più adatta a parlare è sicuramente Antonino Monteleone che, insieme a Marco Occhipinti, lo ha individuato e portato avanti tra mille difficoltà e molte critiche, a volte persino attacchi da parte di colleghi giornalisti. Io stesso sono sempre stato profondamente scettico al riguardo, ma seguendo le audizioni delle persone coinvolte in commissione parlamentare sono stato costretto a ricredermi.

 

caso david rossi la iena antonino monteleone intervista escort 7

Racconta Monteleone, da me sentito per la stesura di questo libro: «Il 26 novembre 2017 abbiamo ricevuto una segnalazione sul tema dei festini, ne arrivavano molte ma questa ci sembrava più circoscritta, intanto perché c’era un mittente specifico, Paola Puricelli Guerra, poi perché il testo era fin troppo chiaro e si riferiva a personaggi a noi già ben noti; ci scrive Puricelli: “Indagate sul colonnello Aglieco, all’epoca comandante provinciale del comando di Siena. Sono la sua ex moglie e proprio in quegli anni il mio matrimonio è terminato perché ho avuto sentore che mio marito (sono stata sposata per venticinque anni) frequentava giri molto strani”».

 

caso david rossi la iena antonino monteleone intervista escort 6

Monteleone e Occhipinti decidono di incontrarla l’indomani presso un piccolo bistrot nel quartiere Prati a Roma. «Per sicurezza decidiamo di filmare con dei complici seduti ad altri tavoli del locale. Ci fa un lungo racconto. Evocando le affermazioni di Piccini, ritiene che il suo matrimonio sia finito a causa di un presunto giro nel quale sarebbe finito suo marito. Prendiamo atto del suo punto di vista, ma fino a quel momento il rancore sembra prevalere sul contenuto informativo. Decidiamo di archiviare la conversazione e proseguire oltre.»

 

Dopo poche settimane arriva un’altra mail, ancora più significativa: è il gigolò che, dice Monteleone, «finché è stato possibile ho protetto dietro l’anonimato con l’appellativo di Stefano».

inchiesta delle iene su david rossi 6

 

Scrive il ragazzo: «Ciao, ho alcune informazioni su dei festini privati che si svolgevano in Toscana (Siena, Monteriggioni) e nel litorale romano. Ho visto delle cose, ho partecipato ad alcuni eventi che credo potrebbero interessarti. La mia vita ormai è distrutta ma quel poco che ho di dignità (o meglio quello che mi è rimasto) lo voglio tutelare. Ho fatto delle cose per soldi di cui me ne vergogno, ma credo sia arrivato il momento di liberarmene. Ciao».

 

la morte di david rossi mps 1

Monteleone gli risponde a inizio 2018, per esattezza l’8 gennaio. «Mi vuoi anticipare qualcosa?» gli chiede. Lui risponde: «Ho viaggiato molto per “lavoro”, Italia ed estero. Sono stato a contatto con banchieri, politici, giornalisti e alcuni personaggi televisivi. Ho fatto l’escort, ho avuto rapporti sessuali gay con molti di loro, ovviamente dietro compenso».

 

Il giornalista delle Iene prosegue: «Si rifà vivo nei primi giorni di febbraio e ci accordiamo per sentirci telefonicamente. Mi spiega che ha molti impegni di lavoro e una compagna ignara di tutto. Il suo racconto è sconvolgente. Il tono della voce è molto grave e spesso gli si spezzano le parole in gola. Cerco di rassicurarlo, mentre non credo a ciò che sto ascoltando.

 

carolina orlandi 1

Dice di aver visto l’appello di Carolina Orlandi rivolto a chiunque sapesse qualcosa, di farsi coraggio e parlare. Che i suoi occhi e la sua voce gli avevano smosso la coscienza. Se ci ripenso mi rendo conto del grande coraggio che ha avuto. Di quanto questa decisione gli sta costando cara. Mi sono sempre chiesto cosa avrei fatto al suo posto, se avessi avuto lo stesso fegato. Con tutto quello che ha messo in gioco, niente da guadagnare, solo da perdere. Io non credo che ci sarei riuscito».

 

david rossi

Monteleone poi entra nel merito. «Gli chiedo se le feste si svolgevano in luoghi privati oppure aperti al pubblico. Quante persone vi partecipavano, se si faceva uso di stupefacenti, se si ricorda i nomi dei partecipanti o almeno dei suoi clienti. Mi risponde che i nomi non li conosceva o non li ricordava. Ma che non avrebbe mai scordato le loro facce. Così gli chiedo se avrebbe potuto provare a fare dei riconoscimenti fotografici. Raccolgo delle foto. Persone che avevamo incontrato sulla nostra strada fino a quel momento. Politici, imprenditori, giornalisti, banchieri, magistrati. Ne riconosce molti e a me sembra tutto clamoroso.

 

IL CADAVERE DI DAVID ROSSI

«A un certo punto mi viene in mente di mostrargli una foto in particolare. Ci sono diverse persone sedute attorno al tavolo di un bar di piazza del Campo. Non è una foto pubblicamente accessibile. Nessuno è noto.» Ritrae alcuni del gruppo della birreria.

 

«Senza esitare dice di riconoscere perfettamente due tra le persone ritratte in foto. Una non la conosce. Ma si dice convinto anche di “quel signore con la cravatta argento”. Gli chiedo di guardare attentamente, ma non vacilla. Gli dico che ci saremmo dovuti incontrare e che, a condizione di anonimato, avremmo dovuto ripetere quell’intervista. Avrebbe avuto il tempo per riflettere. Riflettere sul riconoscimento delle persone che secondo lui avrebbero partecipato a quelle feste. Riflettere se era pronto a rischiare. Se era consapevole delle conseguenze che, anche dietro lo scudo dell’anonimato, avrebbe dovuto affrontare.» Il ragazzo accetta.

david rossi

 

«Nemmeno Marco [Occhipinti, nda] riesce a dissimulare lo sconcerto per quella conversazione. Quando gli mando l’audio [...], mi tremano ancora le mani. E la prima cosa che a lui viene in mente è che da quel momento quel ragazzo lì avrebbe corso seri pericoli. Ma rimane in silenzio quando gli dirò, prima ancora che abbia ascoltato, che ha riconosciuto, tra le foto che gli ho mandato, il volto dell’uomo che un tempo era sposato con la donna che tre mesi prima ci aveva scritto e avevamo incontrato: Pasquale Aglieco».

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