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E LA CHIAMANO RICOSTRUZIONE! RIMOSSO APPENA L'8% DELLE MACERIE IN MOLTI DEI 131 COMUNI DEL CENTRO ITALIA COLPITI DAL TERREMOTO - CONSEGNATE SOLO 326 DELLE 3.620 CASETTE DI LEGNO ORDINATE - IL SINDACO DI AMATRICE PIROZZI SULLA VISITA DI MATTARELLA: “SPERO CHE IL PRESIDENTE VENGA QUI PIÙ SPESSO, COSÌ ALMENO RIMUOVERANNO TUTTI I DETRITI”

Maurizio Tortorella per “la Verità”

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C' è voluto l' annuncio di una visita di Sergio Mattarella ad Accumoli, Arquata e Amatrice perché il 2 agosto, a quasi un anno dal sisma del 24 agosto 2016, qualcuno decidesse che le macerie che ancora ingombravano quei centri dovessero essere finalmente rimosse, almeno là dove sarebbe passato il capo dello Stato. Un' ipocrita mossa estetico-politica, insomma, che il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha commentato con poche, sentite parole: «Spero che il presidente venga qui più spesso, così almeno rimuoveranno tutto».

 

Mattarella, sicuramente ignaro della mossa e di certo stupito di vedere che i lavori erano comunque ancora tanto indietro, ai giornalisti che lo attorniavano ha fatto una dichiarazione generosamente impegnativa: «A breve le macerie delle aree terremotate verranno rimosse; finora sono state portate via soltanto quelle degli edifici pubblici, perché è più facile e non è necessario il consenso dei privati».

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È evidente, però, che quella risposta era stata suggerita in fretta e furia al capo dello Stato da chi, 11 mesi dopo il sisma, ancora non ha la più pallida idea sul da farsi. Perché, a parte il fatto che distinguere le macerie private da quelle pubbliche in alcuni dei poveri centri devastati del Centro Italia dev' essere effettivamente un bell' impegno (questo mattone era della scuola, potete toglierlo; questa tegola invece era del bar), è assai difficile che «a breve» possano essere tutte rimosse: perché sino a oggi, su 2,3 milioni di tonnellate di detriti che affollano i 131 Comuni colpiti dal sisma, ne sono state raccolte appena 176.700. È meno dell' 8% del totale, peraltro misurato a spanne, e quindi il 92% delle macerie è ancora a terra.

 

Il dato delle macerie è uno dei tanti contenuti nel lungo, dettagliatissimo capo d' accusa che il tribunale delle libertà Marco Pannella ha appena depositato in un «processo» che dallo scorso 22 luglio si sta svolgendo a Camerino contro la fallimentare gestione del terremoto. Attenzione: non è un procedimento simbolico.

 

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Perché in questa sua prima inchiesta il tribunale dei radicali, fondato dopo la morte del loro storico leader, ha l' ambizione di ascoltare non soltanto sindaci e cittadini, ma anche tutte le più importanti voci istituzionali per «comprendere e giudicare quali siano state le cause dell' inadeguata risposta delle istituzioni alla terribile emergenza causata dalle tre scosse del 24 agosto, del 26 ottobre e del 30 ottobre 2016».

 

La «corte» del tribunale Marco Pannella, presieduta dall' ex magistrato romano Carmelo Rinaudo, chiamerà quindi a testimoniare i presunti «imputati»: e cioè i due ultimi presidenti del Consiglio, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, con i rispettivi i ministri dell' Interno, Angelino Alfano e Marco Minniti, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e il commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani. E l' iniziativa ha anche una sua concretezza. Perché, alla fine del processo, tutto il materiale acquisito verrà utilizzato per stendere un ricorso collettivo alla Corte europea dei diritti dell' uomo di Strasburgo, che potrà essere sottoscritto da tutti i cittadini che sono stati danneggiati prima dal terremoto e poi dall' inadeguata risposta dello Stato italiano.

 

terremoto amatriceterremoto amatrice

Nel loro capo d' accusa, i due «pubblici ministeri» del tribunale, gli avvocati Giuseppe Rossodivita e Maria Carolina Farina, si dicono convinti che lo Stato abbia colpevolmente omesso non soltanto di rimuovere le macerie, ma anche di garantire alle popolazioni colpite gli alloggi tante volte promessi; di consentire ai privati di far fronte autonomamente all' emergenza casa, con norme in deroga alla disciplina urbanistica, edilizia e ambientale; di mettere in campo soluzioni immediate per sostenere allevatori e agricoltori.

 

L' emergenza non avrebbe funzionato, insomma, perché governo e Regioni nel 2016 hanno scelto modelli normativi particolarmente complessi, volti a tutelare astrattamente il controllo e la trasparenza delle procedure a scapito dell' efficacia degli interventi. Tutto si è risolto in un' ipertrofia normativa che ha prodotto tre diversi decreti legge e ben 29 ordinanze del commissario straordinario.

 

crollato il palazzo rosso di amatricecrollato il palazzo rosso di amatrice

Scrivono i pubblici ministeri Rossodivita e Farina che «dieci di queste ordinanze sono intervenute a modificare le precedenti, dando vita a un complesso sistema di norme di difficile interpretazione e applicazione, con le conseguenti paralizzanti incertezze per i cittadini, i tecnici e gli uffici preposti», e che pertanto alla fine «nulla è stato fatto, se non meri proclami».

Ecco che cosa hanno appurato gli inquirenti del tribunale radicale: circa 9.000 sfollati sono ancora ospitati in strutture ricettive lontane dai Comuni di residenza, «con l' impiego di ingenti risorse che avrebbero potuto essere destinate alla ricostruzione, mentre molte persone sono state costrette a trascorrere l' inverno nelle tende».

 

amatrice palazzo rossoamatrice palazzo rosso

Delle 3.620 casette di legno ordinate dallo Stato per far fronte alle esigenze abitative in 51 Comuni del cratere, solo 326 sono state consegnate e solo 218 sono effettivamente abitate, e soltanto in tre Comuni: Amatrice, Norcia e Accumuli. La burocrazia in questo settore è stata quasi peggio del terremoto, visto che soltanto per decidere dove piazzare le casette di legno «sono stati necessari 11 diversi provvedimenti da parte delle diverse amministrazioni (comunali, regionali e centrali) coinvolte nel procedimento».

 

Allo stesso modo non ha mai funzionato il Cas, contributo per l' autonoma sistemazione: era un assegno di 900 euro mensili, ed era lo strumento individuato per consentire ai privati di risolvere in autonomia il problema della casa. Purtroppo i gravissimi ritardi nell' erogazione da parte delle amministrazioni hanno paralizzato tutto. Ma Stato e Regioni non hanno neanche provveduto a varare norme d' urgenza in campo urbanistico, edilizio e ambientale che permettessero ai privati di fare fronte allo stato di necessità.

 

TERREMOTO AMATRICETERREMOTO AMATRICE

Probabilmente si è temuto che, come sempre in questi casi, partisse l' arrembaggio degli abusi. Il risultato, però, si è risolto in una paralisi totale e in un' ondata di procedimenti penali. Quanti hanno provveduto, a proprie spese, a realizzare un' unità abitativa anche temporanea su terreni di loro proprietà (per esempio vicino alla casa inagibile, o accanto alle stalle o alle serre), secondo il tribunale delle libertà «sono stati destinatari di ordinanze di demolizione e sono stati denunziati all' autorità giudiziaria in sede penale per abusivismo edilizio».

Infine c' è perfino la beffa.

 

Perché il tribunale radicale ha scoperto che, in base all' articolo 6, comma 13, del decreto legge 189 del 17 ottobre 2016, intitolato «Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma», ogni cittadino terremotato che vorrà percepire il contributo statale per la ricostruzione non avrà la libertà di selezionare l' impresa, ma sarà costretto a individuarla «mediante procedura concorrenziale, tra le sole imprese che risultino iscritte nella anagrafe di cui all' articolo 30, comma 6». Insomma, se vuoi ricostruire la tua casa devi affidarti a un' impresa scelta dallo Stato.

 

SCUOLA AMATRICESCUOLA AMATRICE

In tutto questo, il numero di Panorama in edicola da ieri denuncia che lo «stato d' emergenza» è stato appena prorogato di 7 mesi, fino al 28 febbraio 2018. Il settimanale scrive che questo significa ammettere che gran parte della popolazione non avrà le fantomatiche casette nemmeno per il prossimo inverno. Con sprechi di denaro davvero imponenti. La sola Regione Marche, che ha circa 30.000 sfollati, finora ha erogato oltre 69 milioni per alloggiarli altrove, più altri 39 milioni per pagare i conti degli alberghi, e adesso stima di spenderne ancora 11 al mese. L' emergenza, insomma, si è risolta in un fallimento totale. Che forse richiederebbe l' intervento di un tribunale vero. Penale.

SERGIO PIROZZI SINDACO DI AMATRICESERGIO PIROZZI SINDACO DI AMATRICE

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