CATTIVA COMPAGNIA - CHIAMPARINO RESTERA’ AL TIMONE DELLA COMPAGNIA DI SAN PAOLO, MA L’INCHIESTA HA AZZOPPATO IL SUO FUTURO

Marco Imarisio per il "Corriere della Sera"

Alla scuola del bastian contrario la prima materia che insegnavano era l'unità. Il giovane Sergio Chiamparino imparò bene la lezione, al punto da farne una stella cometa che negli anni avrebbe illuminato e spiegato ognuna delle sue innumerevoli rinunce. Mancato candidato alle primarie del Pd, mancato leader del Pd del Nord, mancato candidato alle regionali del 2010, poi perse dal centrosinistra, mancato candidato alla segreteria del Pd, e via indietreggiando.

Anche la scelta di rimettere il mandato di presidente della Compagnia di San Paolo in seguito a un avviso di garanzia che assomiglia molto al classico atto dovuto, così lo ha definito lo stesso procuratore capo Giancarlo Caselli, risponde ai dettami appresi nel vecchio Pci. «Non voglio essere d'imbarazzo per nessuno» dice sempre l'ex sindaco, fino al 2011 il primo cittadino più popolare d'Italia. «Non voglio dividere». Questa volta, come spesso è accaduto, saranno gli altri a decidere per lui.

Nulla di nuovo. Dalla politica attiva alla banca, le linee guida del suo ragionare sono sempre le stesse: discutete tra voi, e se vado bene ditemelo, altrimenti torno dai nipotini. Nonostante le apparenze ruvide, non ha mai avuto l'attitudine del solista. In fondo anche il suo è un atto dovuto.

Sa bene che non resterà in Fondazione per sempre, che prima o poi arriverà il ritorno alla politica, già sfiorato con la formazione del governo Letta, dove è stato a lungo in ballo per un posto da ministro. Lunedì pomeriggio il Consiglio Generale della Compagnia sarà chiamato a decidere della sua sorte, che poi, dal suo punto di vista, è anche un buon modo per contarsi.

Tutto lascia pensare a un plebiscito, con declassamento della vicenda a tempesta in bicchiere d'acqua, cominciando dall'auspicio di una rinnovata fiducia da parte del Consiglio formulato da Piero Fassino, il suo successore. Ma è certo che un'occhiata ai numeri Chiamparino la darà, non è tipo da maggioranze risicate.

Meglio saperlo subito, perché a Torino tira da tempo un'aria strana sulla precedente amministrazione. C'è stata la vicenda della Csea, l'agenzia di formazione partecipata dal Comune accusata di aver bruciato quaranta milioni di euro in pochi anni tra improbabili trasferte africane e spese pazze, uno scandalo che ha avuto bisogno di un dibattito a porte chiuse in Sala Rossa per non valicare la cinta daziaria.

Adesso c'è questa vicenda che più locale non si può, presunti sconti ai titolari di bar e ristoranti sotto le arcate fradice di umidità dei Murazzi, che però vede coinvolti a vario titolo persone di fiducia dell'ex sindaco. Storie diverse, ma i candidati al loro utilizzo improprio non scarseggiano.

Come sempre quando il futuro è incerto, Chiamparino vuole capire se la sua posizione è davvero forte come indica la carica ricoperta finora o se rappresenta il classico esempio di generale senza esercito. Fece lo stesso nel 2002, al primo anniversario da sindaco, quando un imprenditore fece il suo nome in una storia di vecchie tangenti del Comune. Il patema d'animo durò un giorno. La procura disse che non c'era alcun reato, e tutto finì in gloria.

Possibile, anzi probabile, che anche questa volta il copione si ripeta. Ma sono molti coloro che dietro a questa ossessiva ricerca dell'unità ad ogni costo non vedono solo l'impronta della vecchia scuola ma anche una certa assenza di coraggio. Chiamparino però è uno scalatore tenace, uno che davvero non ha paura della caduta.

Racconta spesso di avere imparato più dalla rovinosa sconfitta alle politiche del 1994, ai tempi del maggioritario, quando perse a Mirafiori contro lo psicologo Alessandro Meluzzi, oggi assiduo frequentatore delle strisce televisive del pomeriggio, che dalla vittoria del 1996 nella problematica Porta Palazzo.

L'inchiesta sui bar della Movida non è esattamente il Watergate, questo a Torino lo sanno tutti. Ma non è la prima volta che fa notizia. A fine giugno la procura ha chiuso e sgomberato per irregolarità amministrative il centro sociale autonomo aperto da anni ai Murazzi. Un'operazione con tanto di blindati e finestre murate, che ha generato un corteo di protesta di discreta intensità, con annesso blocco del traffico.

Nella città del quieto vivere, Chiamparino è sempre stato l'unico politico a contestare le pratiche dei militanti di quell'area, in Val di Susa e non solo. Adesso viene accusato di averli indirettamente aiutati, commettendo abuso d'ufficio anche in loro nome. La nemesi abita sulla riva sinistra del Po.

 

Laura Boldrini e Sergio Chiamparino CHIAMPARINO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINOANTONIO MARIA MAROCCO E SERGIO CHIAMPARINOSergio Chiamparino e Marco Scotti piero fassino silvio berlusconi Nichi Vendola e Giancarlo Caselli logo intesa san paoloLETTA enricol

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