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LA TRATTATIVA STATO/ROM – PER LA SICUREZZA DELLA SPIAGGIA SUL TEVERE IL COMUNE HA TRATTATO CON IL BOSS DEI NOMADI IN ZONA. L'IMPERDIBILE INTERVISTA A “ZORRO”: “HO PARLATO CON TUTTI E HO COMUNICATO CHE NON DEVE SUCCEDERE NULLA, ORA VEDIAMO CHE PUÒ FARE IL COMUNE PER NOI…” – MA NON C’È PROBLEMA, TANTO ALLO STABILIMENTO ''SPELACCHIA'' SENZA MARE NE' PISCINA PER ORA CI SONO ANDATI GIUSTO I DIPENDENTI COMUNALI – VIDEO

 

 

1 – PER LA SPIAGGIA SUL TEVERE IL COMUNE TRATTA CON I ROM

Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

 

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Altro che polizia municipale a controllare la nuova spiaggia di Roma quando sulla riva del Biondo fiume scende la notte. Non servirebbero neanche i pizzardoni per proteggere il piccolo stabilimento Tiberis proprio sotto al ponte Marconi. Ci pensano i rom, gli stessi nomadi che, ai tempi della bonifica dell' area, furono allontanati dalle capanne di fortuna innalzate tra i canneti.

 

LA RACCOMANDAZIONE

«Ci siamo raccomandati a Zorro» spiega ridacchiando una delle responsabili del progetto, Simonetta De Ambris. In che senso? Ma poi chi è questo Zorro? Forse un dirigente del Comune? Macché. Si tratta del capo di un gruppo di rom che da anni vivono accampati a pochi passi dallo stabilimento, in vicolo Savini, e che si è messo a disposizione del Comune di Roma per proteggere la spiaggia.

 

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La vicenda è un po' surreale. Il racconto che ne segue altrettanto. Ecco la scena. Domenica mattina, secondo giorno di apertura dello stabilimento; al Tiberis ci sono una trentina di persone pronte a trascorrere la giornata sulla riva del Tevere e al fianco dell' unica fontanella disponibile, si accalca una manciata di curiosi in bikini che chiedono ai responsabili del progetto la De Ambris appunto e Silvano Simoni a capo dell' ufficio Tevere per il Campidoglio informazioni sul sistema di sicurezza dello stabilimento.

 

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Perché va bene il modello parigino, ma in quest' ansa golenale del Biondo fiume c' era un accampamento di rom e si fa largo la preoccupazione che qualcuno possa tornare a rioccupare l' area. Ecco che esce il nome Zorro.

 

Pare una leggenda, invece è realtà: «Un rom, diciamo particolare, che si è presentato quando stavamo facendo i lavori racconta la De Ambris ce ne hanno parlato come fosse il capo del campeggio», (ovvero dell' insediamento abusivo che sorgeva proprio dove oggi ci sono venti ombrelloni e quaranta lettini prendisole) e che affittava illegalmente le capanne.

 

«È venuto a vedere cosa facevamo nella sua area» continua la dirigente di fronte ai curiosi. Quindi l' area la controllano i rom? «E certo» risponde lei. «Non ha chiesto soldi», prosegue la dirigente. Ci mancherebbe pure. Si è solo messo a disposizione per evitare che la spiaggia venga occupata di nuovo parlando con tutti i rom del quartiere.

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Tra loro la comunicazione è più fluida. E quella intercorsa settimane fa sembra far tirare un sospiro di sollievo all' amministrazione comunale. Anche perché per aprire questa spiaggia i responsabili del progetto hanno fatto «i doppi salti mortali carpiati» commenta ancora la De Ambris.

 

Eccolo l' accordo tacito tra i responsabili della spiaggia e i rom del quartiere Marconi che, a seguire il racconto della progettista, suona un po' così: noi non vi diamo fastidio, voi ci date una mano. «Ieri sera (sabato ndr) prosegue la dirigente c' erano dei ragazzi che passeggiavano sulla strada, li avrà mandati lui».

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IL BOSS DI ZONA

Una figura conosciuta, quella di Zorro, tra i gruppi rom della Capitale. Abita dentro «alle casette comunali che un tempo erano dei giardinieri e poi sono state occupate aggiunge la progettista ma è una storia di vent' anni fa».

 

Nessuno gli ha mai intimato lo sgombero. All' anagrafe risponde al nome di C. Z., e in passato è stato denunciato dagli uomini della polizia locale per ricettazione dal momento che pare affittasse dei posteggi nel mercato abusivo di via della Vasca Navale.

zorro, il capo dei rom

 

Zorro ci ha saputo fare: modi «gentili, carini un caso raro conclude la De Ambris è venuto anche l' altro giorno che voleva parlare con la sindaca». Ma la Raggi in questo lido un po' improvvisato, con i bagni chimici già maleodoranti e l' erba di riporto, ancora non si è fatta vedere. Magari un giorno a Zorro gli stringerà la mano, forse per ringraziarlo. Lui non aspetta altro.

 

2 – «HO DETTO A TUTTI: NON DEVE SUCCEDERE NULLA»

Camilla Mozzetti per "il Messaggero"

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«C' è Zorro?», «Sì, sì è in casa, adesso lo chiamo». Il capo del gruppo rom esce un po' assonato da quella casetta tinteggiata di rosa pastello in vicolo Savini. Capelli brizzolati, qualche dente che manca, maglietta blu e pantaloncini corti. Sono le 15.30: «Stavo riposando», dice allungando la mano in segno di saluto. Non si tira indietro.

 

Anzi, al contrario, sembra addirittura fiero per ciò che è riuscito a fare all' indomani dell' apertura della spiaggia di Roma e dello stabilimento Tiberis, dopo che da anni si è stanziato in modo del tutto abusivo in questa zona alle spalle di ponte Marconi per farsi «una vita con la famiglia».

 

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È vero che il Comune è riuscito a fare la spiaggia anche grazie a lei?

«Certo, perché siamo del quartiere e allora dobbiamo anche vedere tutta questa cosa che è caruccia. Mi è piaciuto tantissimo, siamo tutti contenti, siamo volontari di questa cosa».

 

Allo stabilimento hanno detto che lei aiuta a tenere l' area protetta, a far in modo che non venga rioccupata e vandalizzata, c' è un accordo?

«Certo, io ho parlato con loro, sono veramente a favore di questo progetto. Ho comunicato a tante persone che devono anche loro controllare che non succeda nulla perché deve venire una bella area».

 

Ha parlato con i rom di zona?

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«Ho comunicato a tante persone che non deve succedere nulla, gli ho detto che non devono occupare l' area della spiaggia».

 

E il Comune?

«Vediamo che cosa possono fare anche per noi, io gli ho detto che abbiamo un' attività, che vogliamo fare una cosa bella per il quartiere tipo mettere delle panchine per gli anziani nel parco sopra».

 

Ci faccia capire bene. Lei ha detto ai responsabili della spiaggia «vi garantisco che l' area sarà mantenuta libera dai rom perché li controllo io»?

«Esatto, ho parlato con tutti: rom e non rom, tipo con i bulgari. E poi con tutte le altre persone che vivono qui: abbiamo anche fatto una riunione. Diamo una mano ma in cambio ancora non mi hanno fatto sapere nulla».

 

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Ma perché, si aspetta che il Comune faccia qualcosa per lei?

«Ancora non mi hanno detto nulla, ma sì, sarebbe l' ideale se fosse disponibile».

 

L' area dove ora c' è la spiaggia la controllava lei?

«Sì, stavamo lì prima del 1982 poi ci siamo spostati qui (in vicolo Savini ndr) nell' 86, poi lì sotto ci sono andati altri romeni. Ultimamente abbiamo parlato con il nostro Municipio, sono arrivati per il controllo e abbiamo spostato gli occupanti del fiume».

 

Ed è così che il progetto dello stabilimento sul Tevere è potuto andare avanti?

«Sì, il progetto per la spiaggia è andato avanti così».

 

 

3 – ARRIVA «SPELACCHIA» LA SPIAGGIA SUL TEVERE CHE RIMANE DESERTA

Patricia Tagliaferri per ''il Giornale''

 

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Un luogo di fantozziana memoria, la spiaggia Tiberis, allestita in tutta fretta dalla giunta Raggi sulle rive del Tevere, a Ponte Marconi, sul modello di Parigi e Berlino. E non solo perché è proprio quella l' area dove negli anni Settanta è stata girata la storica partita scapoli-ammogliati, scena cult del primo film di Palo Villaggio, ma anche perché sabato, primo giorno di apertura, sembrava proprio di assistere alla tragica Coppa Cobram del ragionier Fantozzi, con una quindicina di dipendenti del Campidoglio chiamati a raccolta per fare numero, come ieri ha raccontato il Messaggero, e piazzati qua e là sui lettini e sui due campi da beach volley sotto il sole cocente e sotto lo sguardo vigile del direttore generale del Comune, Franco Giampoletti, per far sembrare meno imbarazzante l' inaugurazione, disertata persino dalla sindaca M5s Virginia Raggi.

 

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La scusa ufficiale è stata offerta dal maltempo: inaugurazione rinviata per «condizioni meteo avverse», recitava sin da venerdì una nota del Campidoglio. E in effetti un bel po' di pioggia c' è stata, a rendere il tutto ancor più fantozziano, ma decisiva per evitare in corner una figuraccia alla prima cittadina di Roma, che se ne è ben guardata dal farsi immortalare in questa spianata bollente, senza un albero o un filo d' ombra, subito ribattezzata dai romani la versione estiva di Spelacchio, il vituperato albero di Natale di piazza Venezia.

 

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Nessuna piscina, neanche una bagnarola per rinfrescarsi, soltanto otto docce allestite nelle strutture in lamiera che di solito ospitano i bagni chimici. E poi una ventina di ombrelloni e quaranta lettini, tavoli e sedie di plastica qua e là, bagni e spogliatoi nei prefabbricati. Il bar non c' è, forse ci sarà l' anno prossimo, così come la piscina. Per ora se si vuole bere o mangiare qualcosa ci si deve accontentare delle merendine o delle bibite dei distributori automatici.

 

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Ieri era domenica. Qualche forzato dell' abbronzatura si è visto, quei pochi che non si sono voluti spingere soltanto 24 km più avanti, ad Ostia, la spiaggia di Roma e il mare vero a una ventina di minuti di auto.

 

Molti i curiosi, soprattutto anziani che si sono affacciati per fare una passeggiata, qualche grillino con tanto di maglietta del Movimento venuto a dare man forte alla sindaca pentastellata. Nei due campi da beach volley pochi coraggiosi sfidavano l' afa pur di sgranchirsi le gambe. C' erano ancora operai al lavoro, stavano finendo di allestire un gazebo.

 

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Il vialetto che scende alla spiaggia non è propriamente invitante, circondato com' è a destra e a sinistra da inquietanti teloni neri messi a domare il canneto che non si è fatto in tempo ad eliminare in altro modo.

 

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E già, la questione tempo per Tiberis è stata determinante. Nei progetti dell' amministrazione capitolina la spiaggia avrebbe dovuto aprire i battenti a giugno, come annunciato in pompa magna a dicembre. L' area era stata già bonificata l' anno scorso, ma poi il bando non è stato fatto e si è deciso di realizzare l' arenile senza privati ma utilizzando solo risorse interne e il personale del Servizio Giardini.

 

I soldi però non sono bastati e il progetto iniziale, quello che prevedeva anche due piscine e che nei piani della Raggi non avrebbe avuto nulla da invidiare alle spiagge lungo la Senna, è stato abbandonato.

 

Si è fatto quel che si è potuto e di corsa, per finire ad agosto iniziato. Per il resto bisognerà aspettare l' anno prossimo.

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