don roberto malgesini

LA CONFESSIONE-DELIRIO DEL KILLER DI DON ROBERTO: ''È MORTO COME UN CANE'' - IL TUNISINO TEMEVA COMPLOTTI PER RIMPATRIARLO, ANCHE DETTA ''LA LEGGE ITALIANA''. PER I PM NON AVEVA PROBLEMI MENTALI - INIZIALMENTE LA SUA VITA ERA STATA REGOLARE, MA DAL 2015 AVEVA COLLEZIONATO SEI DENUNCE PER VIOLAZIONE DELLA LEGGE SULL' IMMIGRAZIONE. E QUANDO AVEVA DIVORZIATO DALL' ITALIANA CHE AVEVA SPOSATO NEL '93, GLI ERA STATO REVOCATO IL PERMESSO DI SOGGIORNO

Tiziana Paolocci per il Giornale

 

«Il prete faceva parte di un complotto contro di me».

don roberto malgesini

Ridha Mahmoudi, 53 anni, il tunisino che due giorni fa ha massacrato a coltellate in strada a Como don Roberto Malgesini, ieri non è apparso minimamente pentito davanti agli agenti della squadra mobile, che l' hanno interrogato.

 

L' assassino, confuso e spaventato, ha rivendicato con una freddezza disarmante l' omicidio del religioso, per tutti «il sacerdote degli ultimi», che anche martedì mattina, poco prima dell' aggressione mortale, stava raggiungendo piazza San Rocco per portare la colazione ai senzatetto, come faceva da sempre. «Don», così lo chiamavano i poveri che assisteva, aveva aiutato spesso anche il suo carnefice.

 

Sul tunisino, allo stato delle indagini, non è emersa alcuna perizia che confermi un problema psichiatrico.

Eppure l' interrogatorio dell' uomo, che ha passato la maggior parte della sua esistenza da irregolare in Italia, è stato tutt' altro che semplice e i rari momenti di lucidità hanno lasciato il posto a momenti di follia, in cui vaneggiando ha ammesso la mattanza del sacerdote.

 

la morte di don roberto malgesini

«È morto come un cane - ha raccontato orgoglioso Mahmoudi -. È giusto così». Ma cosa abbia armato la mano del killer non è chiaro. Di certo il tunisino voleva uccidere e sarebbe arrivato a rivolgere il coltello contro chiunque, magari lo stesso giudice di pace davanti al quale avrebbe dovuto presentarsi proprio martedì per rispondere di essere rientrato clandestinamente in Italia nonostante l' espulsione.

 

Al pubblico ministero Massimo Astori, che ha condotto l' interrogatorio, ha chiarito però che non esiste alcun movente religioso.

«Mi seguono dappertutto e per questo a giugno ho comprato un coltello», ha blaterato convinto di essere spianto e seguito da mesi.

Era sicuro che don Roberto, il prefetto di Como, i giudici, perfino i suoi avvocati e i medici che avevano firmato la perizia escludendo che la sua malattia agli occhi fosse incompatibile con l' espulsione, facessero parte di un complotto per mandarlo via dall' Italia. Alle autorità italiane e all' ambasciata tunisina aveva inviato documenti e dossier terrorizzato dall' ipotesi di dover tornare in Tunisia.

 

don roberto malgesini

Il suo legale, Davide Giudici, ha fatto già sapere che chiederà sul tunisino una perizia psichiatrica. «È una persona che soffre di un disagio psichico - ha sottolineato l' avvocato - se poi questo abbia influito sulla sua capacità di intendere e di volere e su quello che è successo ieri credo che lo debba stabilire una perizia. Credo che anche la Procura si muoverà in questa direzione».

Inizialmente la vita del tunisino era stata regolare, ma dal 2015 aveva collezionato sei denunce per violazione della legge sull' immigrazione. E quando aveva divorziato dall' italiana che aveva sposato nel '93, gli era stato revocato il permesso di soggiorno inizialmente concesso per motivi familiari.

 

Così aveva presentato appello al Giudice di Pace contro tutte le espulsioni, una dopo l' altra. La prima espulsione, nel 2015, era stata annullata nel 2017 per un problema che aveva avuto agli occhi. In seguito, però, una perizia medica aveva stabilito che la malattia poteva essere curata anche in Tunisia, dando così il via libera all' allontanamento, non eseguito ad aprile a causa del lockdown legato al Covid.

 

don malgesini

Ma ora la storia si chiude e oggi il tunisino comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari per l' udienza di convalida dell' arresto.

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