fuga esodo milano coronavirus

TORNA A CASA VIRUS! – LA PANDEMIA HA SCATENATO UN CONTRO-ESODO IMPENSABILE APPENA QUALCHE MESE FA: MIGLIAIA DI PERSONE HANNO REAGITO SCAPPANDO DALLE GRANDI CITTÀ PER AFFRONTARE LA QUARANTENA NEL PAESE O NELLA REGIONE D’ORIGINE – UN RIFLESSO CONDIZIONATO CHE È AVVENUTO OVUNQUE, CON LE STESSE SCENE: L’ASSALTO ALLE STAZIONI E LE ACCUSE DI ESSERE UNTORI…

 

 

Stefano Montefiori per www.corriere.it

 

esodo di massa in india per il coronavirus 1

«Tornare a casa». Ovunque nel mondo, quando è stato chiaro che l’epidemia di Covid-19 era un evento senza precedenti e che i governi si apprestavano a confinare la popolazione, molti — non solo turisti — hanno reagito con lo stesso istinto: tornare a casa, per affrontare la crisi nel Paese di origine o nella regione di appartenenza all’interno di uno stesso Stato. In molti casi questo ha significato un colossale esodo dalle grandi metropoli verso le zone rurali o più in generale le province. Un ripiegamento dettato da motivi economici e sentimentali, osservato nelle città occidentali come Parigi, Milano o New York ma anche a Mosca, Nairobi, Antananarivo.

 

tentata fuga da milano

Oltre la metà dell’umanità vive, con modalità variabili, confinata in casa. Ma prima dell’entrata in vigore del lockdown, molti hanno avuto qualche ora di tempo per scegliere quale fosse, la casa in cui vivere rinchiusi per chissà quanto tempo. Le scene che si sono viste a Milano, con i treni all’improvviso carichi di cittadini diretti al Sud, si sono ripetute ovunque nel mondo.

 

In Francia, secondo i dati resi noti da Orange (il primo operatore telefonico francese), oltre un milione di abitanti ha lasciato Parigi e la sua regione nella settimana precedente il confinamento. L’analisi delle celle telefoniche ha indicato che il 17% dei cittadini ha abbandonato la capitale, e che negli stessi giorni la popolazione dell’île de Ré (una località sull’Atlantico dove molti possiedono una seconda casa) è cresciuta del 30 per cento.

 

coronavirus fuga da parigi 1

L’esodo interno francese è stato accompagnato da molte polemiche perché molti lo hanno interpretato come l’ennesimo segno della frattura della società francese, divisa in classi sociali e colpita dalle diseguaglianze: i meno fortunati sono stati costretti a rimanere negli appartamenti di pochi metri quadrati dei palazzoni di periferia della Seine-Saint-Denis, il dipartimento «93» che è il più colpito dal virus e che oggi conosce di nuovo incidenti tra giovani e poliziotti; chi ha potuto, ha preso i treni e le auto ed è tornato nella mai così accogliente provincia francese, nelle dimore di famiglia o nelle seconde case. Tutte le sere alle 20 si aprono le finestre e si applaudono medici e infermieri: ma l’ovazione è tenue, perché in certi quartieri della capitale interi palazzi si sono svuotati dei loro abitanti.

CORONAVIRUS – LA FUGA DA MILANO IN TRENO

 

Lo stesso riflesso, l’abbandono della metropoli verso una provincia che spesso è il luogo di origine, si è avuto ovunque, per esempio in Madagascar. Richard Rakotoarisoa, padre di famiglia trentenne, ha raccontato alla Afp di essersi messo in marcia con altre centinaia di abitanti di Antananarivo, la capitale, sulla strada nazionale 7 per raggiungere la città di Antsirabe, a 150 chilometri. «I miei genitori sono agricoltori, là potremo vivere dei prodotti della terra, mentre nella capitale saremmo costretti ad attendere l’arrivo della carestia». In Kenya, colonne di auto hanno lasciato la capitale Nairobi in direzione dei villaggi di origine.

fuga dalla citta' coronavirus

 

L’esodo interno è stato accompagnato da accuse agli «untori», giudicati responsabili di portare il virus nelle zone fino a quel momento meno colpite. Ma finora, in Francia per esempio, non ci sono prove di un contagio simile: le regioni più colpite dall’epidemia restano quelle di Parigi e del Grand Est (Alsazia) mentre le altre, soprattutto a Ovest (per esempio Bretagna e Normandia) continuano ad avere pochi casi.

 

L’esodo da un Paese all’altro ha riguardato turisti presi alla sprovvista ma anche lavoratori: per esempio centinaia di migliaia di ucraini, che hanno abbandonato i bar e ristoranti polacchi ormai chiusi e sono tornati a casa, nel Paese di origine

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