eugenio scalfari

ALLA CORTE DI BARBAPAPA’ - AMARCORD DI FRANCO RECANATESI SUI PRIMI ANNI DI “REPUBBLICA”, FINO AL SORPASSO IN EDICOLA SUL ''CORRIERE DELLA SERA'' NEL 1987: “LA MATTINA ANDAVAMO A PIAZZA INDIPENDENZA” - CURIOSITA’: EDITORE DEL LIBRO E’ URBANO CAIRO, PRIMO AZIONISTA DEL CORSERA

Massimo Riva per la Repubblica

 

FRANCO RECANATESIFRANCO RECANATESI

Franco Recanatesi gli anni eroici di Repubblica — quelli del lento e difficile decollo e poi di un successo clamoroso — li ha vissuti in una quantità di ruoli così diversi che, come pochi altri, ha potuto conoscere tutto e tutti di quella straordinaria e forse irripetibile avventura giornalistica.

 

Veniva dal Corriere dello Sport, un piano più sopra nello stesso palazzo di Piazza Indipendenza, e così ha cominciato come semplice redattore di un settore inizialmente trascurato in un quotidiano esordiente e quindi a bassa foliazione.

 

Ma poi ha percorso, passo dopo passo, l’intera gamma delle articolazioni redazionali fino a diventare capo dell’ufficio centrale, il cuore della macchina giornalistica. Per passare infine al ruolo, più appariscente all’esterno, di inviato speciale e anche qui spaziando dall’Italia al mondo come valente cronista di vicende d’ogni sorta. Dai teatri di guerra più lontani fino a quello, tutto domestico ma non meno feroce, dei sanguinosi delitti di mafia.

 

SCALFARI REPUBBLICA NUMERO ZEROSCALFARI REPUBBLICA NUMERO ZERO

Ed è proprio questa sua ricca, complessa e multiforme esperienza a rendere di particolare interesse la lettura del libro che Recanatesi ha voluto ora dedicare al racconto degli uomini e delle cose che hanno reso possibile il miracolo laico di Repubblica. Nel titolo ( La mattina andavamo a Piazza Indipendenza, Cairo editore, pagine 379, euro 16) ha scelto di fare un po’ scherzosamente il verso a quel La sera andavamo in Via Veneto nel quale tempo fa Eugenio Scalfari ha condensato i suoi ricordi di quell’altra straordinaria stagione di giornalismo innovativo che ruotava attorno a Il Mondo di Mario Pannunzio. Apripista dell’invenzione di quell’Espresso, che fu a sua volta progenitore della stessa Repubblica.

URBANO CAIROURBANO CAIRO

 

Nel suo volume Recanatesi evita volutamente di rifare l’intera storia dei quarant’anni del giornale nato nel gennaio 1976 e chiude la sua testimonianza al 1987. Data fondamentale nella vita del giornale perché si tratta dell’anno in cui Repubblica — per vendite e lettori — raggiunge il primato nazionale fra i quotidiani lasciando alle sue spalle lo storico e consolidato concorrente Corriere della Sera.

 

SCALFARI DE MITASCALFARI DE MITA

E così, forse come per un debito pagato ai suoi inizi professionali nel settore dello sport, Recanatesi scandisce il racconto come una sorta di corsa all’inseguimento. Anno per anno ogni capitolo si apre con l’indicazione di tre cifre: numero delle copie di Repubblica, copie del Corriere, differenza. Si parte così dal 1976 (102mila contro 530mila, divario a meno 427mila) per arrivare a un trionfale sorpasso nel 1987 con 664mila contro 538mila e un saldo positivo per Piazza Indipendenza di 126mila copie. Tirature che la prolungata recessione economica ha reso oggi impensabili per tutti, spostando ormai la competizione sulla quantità dei lettori raggiunti con ogni singola copia.

aldo moro repubblicaaldo moro repubblica

 

Ciò che rende coinvolgente la ricostruzione della corsa a inseguimento secondo Recanatesi è la sua abilità nel sovrapporre e miscelare dentro il racconto le vicende (politiche e non) di quegli anni con il loro riflesso sulle discussioni interne alla redazione anche attraverso rapidi ritratti o abbozzi di ritratto delle firme grandi o piccole che si alternano sulle pagine e nella confezione del giornale.

 

FRANCO RECANATESIFRANCO RECANATESI

Riemergono così cose note e non note di quegli anni: come le discussioni e i contrasti per la linea anti-craxiana e filo-berlingueriana scelta da Scalfari, i turbamenti per la fiducia concessa in una certa fase al governo di De Mita. Ma soprattutto tornano i tormenti profondi suscitati dal terrorismo brigatista dapprima nella vicenda Moro e poi con il rapimento D’Urso. Banchi di prova dai quali per merito della fermezza di Scalfari («Nessuna concessione alle Br») il giornale conquisterà nell’opinione pubblica la considerazione di una voce più solida e limpida perfino di molte istituzioni dello Stato.

 

Un passaggio essenziale questo per spiegare la singolare rapidità dei successi raccolti da Repubblica nel suo primo decennio di vita. Per i quali, tuttavia, Recanatesi sa anche rendere giustizia al contributo di un personaggio estraneo alla redazione ma che più e meglio di molti giornalisti sapeva intuire i venti della pubblica opinione: l’inarrivabile nostromo della distribuzione, l’entusiasta e sempre sorridente Giancarlo Turrini. Al quale tutti noi che la mattina andavamo in Piazza Indipendenza dobbiamo più di quanto si possa immaginare.

 

 

Ultimi Dagoreport

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO