LA SCO-REGGIA DI CASERTA - A COSA SERVE IL ‘CORNO ROSSO’? A RICORDARCI DEL DEGRADO DELLA VERSAILLES D’ITALIA: CROLLI, AREE CHIUSE, FURTI, 340 DIPENDENTI E I CUSTODI NON POSSONO PULIRE - I TURISTI SCAPPANO

Giuliana De Vivo per "il Giornale"

Ci voleva un corno di 13 metri davanti alla Reggia di Caserta per ricordarci del degrado del palazzo vanvitelliano, patrimonio Unesco dal 1997? Sembra un modo di rigirare la frittata, ora che l'opera d'arte ha scatenato un mare di critiche, ma Pio Del Gaudio, il sindaco di Caserta che ha voluto la creazione, insiste: «Era una provocazione e ha funzionato, tutti si sono accorti che la Reggia è un "grande malato". Magari qualche grosso imprenditore, leggendone, investirà nel rifacimento di piazza Carlo III», la piazza antistante il monumento.

I fondi - ecco l'unica certezza quando si parla della Reggia- non bastano mai. Di rumore «o' cuorno» ne ha fatto: molti fanno notare che quei 70mila euro potevano essere spesi meglio, qualcuno ha creato la pagina Facebook «Il corno della Reggia di Caserta», in cui si leggono frasi come: «Se io sono uno scuorno (una vergogna, ndr) quelle impalcature alle mie spalle cosa rappresentano?».

La facciata esterna e il marciapiede davanti all'ingresso sono ingabbiati da mesi, perché il bellissimo complesso borbonico perde pezzi: nel 2009 si è staccata una foglia di pietra da una lesena della facciata interna, a fine settembre del 2012 è caduto un pezzo di timpano. Una settimana dopo parte di un capitello in marmo ha ceduto, precipitando da quaranta metri di altezza e sfiorando alcuni passanti. A ottobre di quest'anno si è staccato un fregio ornamentale da un soffitto interno.

Il ministero dei Beni culturali ha stanziato 22 milioni di euro per il restauro, di cui, spiega la Soprintendente Paola David, il primo stralcio - 9 milioni e tre, più un milione fornito da Arcus, la società del Mibac per lo sviluppo di arte e cultura- è stato bandito il 18 settembre. Ma nessuno si è ancora aggiudicato la gara. «Si protrarrà per qualche mese perché è una gara europea, e non dipende da noi: viene dalla direzione regionale del Mibac, diretta dal dottor Angelini».

Da oltre 20 giorni le transenne sono anche dentro il parco, dove per il brutto tempo sono crollati 50 alberi, alcuni secolari. Per rimettere tutto a posto sono arrivati altri fondi ministeriali ma, illustra la Sovrintendente, certi percorsi restano chiusi al pubblico, «perché altri rami potrebbero crollare».

Chiuse, da tempo, anche le Cavallerizze reali: 5 milioni per restaurarle, oggi sono infestate da erba incolta, le pareti stanno marcendo.«L'intervento fu fatto quando io non ero qui e non è perfetto,l'impermeabilizzazione è cattiva», sottolinea David. Che tuona: «Se qualcuno mi dice che i custodi sono tenuti a pulire sospendo la risposta». I custodi, quindi, non devono pulire quella zona? «Direi proprio di no».

La Sovrintendenza di Caserta ha 340 dipendenti, 162 sono gli addetti alla vigilanza della Reggia. Per fare qualche paragone, la reggia torinese di Venaria Reale ha 50 dipendenti fissi, più altri 160 da ditte esterne, che però fanno tutto, dalla vigilanza alla pulizia passando per il guardaroba dei turisti. La Veneranda Fabbrica, che gestisce un monumento delicato come il Duomo di Milano, ha 130 dipendenti, gli Uffizi di Firenze 194.

Dei 162 custodi di Caserta sei fanno il turno di notte: monitorano da una stanza le telecamere puntate sugli interni della Reggia. Per questo, spiega David, nessuno si è accorto del furto della «gabbia di Faraday», il sistema di fili di rame sul tetto, per proteggere il palazzo dai fulmini, trafugato lo scorso aprile. Il tetto è esterno, quindi sfugge alla competenza dei custodi. Gli altri 156 che lavorano di giorno sono divisi su due turni. Di effettivi al lavoro non ce ne sono 78, come la matematica farebbe supporre, bensì «una sessantina, tra ferie e malattia», dice l'architetto David.

Quindi, più o meno, ogni giorno circa 18 dipendenti sono in ferie o in malattia: un tasso di assenteismo abbastanza alto. Nei 180 ettari di parco si aggirano spesso parecchie auto. «I dipendenti non sono da me autorizzati a entrare in auto nel parco. Io ho dato loro uno spazio parcheggio in una zona non certamente visibile al pubblico», si difende la Sovrintendente.

Insomma, le cose succedono, ma la responsabilità è sempre di qualcun altro. Viene da chiedersi chi ci sia alla guida di tutte le vetture immortalate nelle fotografie di visitatori e cronisti cittadini nel corso degli anni. Certo non i turisti, che sono circa 500mila all'anno. A Versailles sono 10 milioni, e il biglietto costa 18 euro, contro i 13,80 di Caserta.

 

reggia caserta pio del gaudio pio del gaudio Vittorio Sgarbi e Massimo Bray corno delgaudiio x corno alto polemiche reggia di caserta

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