rischio covid nelle regioni

IL CTS COMANDA COLORE - LA LIGURIA E ALTRE 4 REGIONI (TOSCANA, UMBRIA, BASILICATA E ABRUZZO) PASSANO IN ZONA ARANCIONE. GLI ISPETTORI IN CAMPANIA. OGGI LA REGIONE DI DE LUCA POTREBBE TINGERSI DI ROSSO. "LA SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA CONTINUA A PEGGIORARE NEL NOSTRO PAESE E SI REGISTRA UN INDICE RT PARI A 1,72". BEN OLTRE QUELLA SOGLIA LIMITE DELL'1,5…

PAOLO RUSSO per la Stampa

 

rischio covid nelle regioni

Dopo una giornata di riunioni tra cabina di regia sul monitoraggio e Cts la cartina dell'Italia si tinge ancor più di arancione. Con il rischio di diventare tutta rossa già a fine settimana se la crescita dei contagi dovesse non rallentare, costringendo il governo a giocare l'ultima carta, quella del lockdown nazionale.

 

Intanto nella fascia di rischio intermedio, dove al bar e al ristorante non si va più nemmeno a pranzo o per colazione, non si esce e non si entra dal proprio comune, si troveranno da domani gli abitanti di Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria, che vanno a fare compagnia a Puglia e Sicilia, già arancioni. Di rosso potrebbe tingersi oggi la Campania.

 

Ieri mattina gli ispettori del ministero della salute sono scesi a Napoli dove per tutto oggi continueranno a fare le pulci ai dati sulla situazione epidemiologica e di tenuta degli ospedali campani. Gli 007 avrebbero già trovato anomalie che farebbero peggiorare da moderato ad alto il profilo di rischio della regione. E poiché anche l'Rt, l'indice di contagiosità, in Campania è già salito a 1,64, sopra il livello che configura lo scenario 4, il peggiore, in base ai criteri sanciti dall'ultimo dpcm la regione finirebbe direttamente in zona rossa. Dove la Campania si troverebbe in compagnia di Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d'Aosta e Alto Adige, dove già non si può uscire di casa se non per comprovate esigenze di lavoro, di studio o semplicemente per fare la spesa.

 

rischio covid nelle regioni

Dove i negozi, salvo quelli di beni essenziali, restano con le saracinesche abbassate. E dove dalla seconda media in su non si va più a scuola ma si studia via web. Bolzano in realtà in lockdown ci si era già collocata da sola, ma a mettere il sigillo c'è ora l'ordinanza ministeriale di Speranza che certifica i cambi di fascia decretati dal monitoraggio dell'andamento epidemico e del suo impatto sulla sanità dal 26 ottobre al 1° novembre.

 

Una fotografia già ingiallita, hanno protestato i tecnici campani, che chiedono di introdurre anche indicatori del trend futuro di rischio. Le regioni in bilico Ma per ora i criteri restano questi e in base ai nuovi profili di rischio altri movimenti si prevedono per il prossimo 26 novembre, quando scadrà di fatto l'ordinanza ministeriale del 4 novembre, quella che per prima ha collocato le regioni più a rischio in fascia arancione e rossa. In base al dpcm varato lo stesso giorno dalle misure più restrittive a quelle più soft non si può passare prima di due settimane, più una di verifica dei dati.

 

covid cure

Mentre Speranza può ordinare ad ogni nuovo report settimanale sul monitoraggio il passaggio in senso peggiorativo. In base al quadro fornito ieri dal nuovo report, restando così le cose, tra 16 giorni Piemonte, Lombardia e Alto Adige resterebbero nella fascia rossa ad alto rischio, mentre la Valle d'Aosta dal rosso passerebbe all'arancio. Colore che si trasformerebbe invece in giallo per Sicilia e Puglia, dove la situazione sembra in miglioramento.

 

covid

Rischio lockdown nazionale Ma a tagliare la testa al toro potrebbe essere il lockdown nazionale, che il governo sarebbe pronto a proclamare già a fine settimana se la crescita dei contagi non dovesse iniziare ad arrestarsi. Ieri i nuovi casi sono calati ancora da 32.616 a 25.271. Solo tre giorni fa erano quasi 40 mila, ma con 86mila tamponi in meno. A partire da oggi però dovrebbe iniziare a produrre effetti il primo dpcm che ha introdotto l'obbligo di mascherina all'aperto.

 

Se così non sarà, obtorto collo Conte è pronto a chiudere tutto meno le fabbriche. Del resto, come sottolineato dal direttore del dipartimento prevenzione del ministero, Gianni Rezza, «la situazione epidemiologica continua a peggiorare nel nostro Paese e si registra un indice Rt pari a 1,72». Ben oltre quella soglia limite dell'1,5, oltre la quale, secondo lo studio dell'Iss condiviso dalle regioni e fatto proprio dall'ultimo dpcm, si entra nello scenario 4, il peggiore, che prefigura una sola contromossa: il lockdown nazionale. Anche perché a spaventare il governo è il collasso degli ospedali che sembra ormai sempre più vicino.

giovanni toti con gli occhiali arancioni

 

I medici anestesisti rianimatori dell'Aaroi si attendono un raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva da qui a una settimana e si uniscono alla richiesta di lockdown avanzata dall'Ordine dei medici. «I reparti di medicina interna sono così pieni che se arrivano pazienti Covid da mettere in isolamento non sappiamo dove collocarli», rivela a sua volta Dario Manfellotto, presidente Fadoi, la federazione dei medici internisti. Mentre l'Agenas, l'agenzia pubblica per i servizi sanitari regionali, certifica che oramai un ricovero su due è Covid. E siccome le altre malattie non vanno in letargo vuol dire che gli ospedali stanno collassando per tutti. Malati di coronavirus e non. -

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