terremoto abruzzo aquila

SBAGLIARE E’ UMANO, PERSEVERARE E’ ITALIANO - DOPO IL TERREMOTO DELL’AQUILA, SI SCATENO’ IL FENOMENO DEI DIRIGENTI PUBBLICI POTEVANO INDIRIZZARE I FINANZIAMENTI AI PRIVATI PER LA RICOSTRUZIONE E CHE FACEVANO ANCHE PARTE DI STUDI PROFESSIONALI CHE AVREBBERO GUADAGNATO SUI LAVORI - SUCCEDERA’ ANCHE STAVOLTA?

Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera

 

antonio fazioantonio fazio

C' era la fila, davanti alla porta di Pasqualino Fazio. Perché fratello del sindaco, Mariano Fazio? Oppure in quanto fratello di Antonio Fazio, altissimo dirigente della Banca d' Italia?

Macché. Semplicemente perché era l' ingegnere di Alvito, paese di tremila abitanti in Ciociaria. I paesani lo conoscevano e si fidavano di lui. Non che l' essere fratello del sindaco e del futuro governatore della banca centrale rappresentasse un handicap, intendiamoci: il cognome Fazio ad Alvito è sempre stato una garanzia. E Pasqualino era gettonatissimo.

 

Suo il progetto delle case popolari, prima del terremoto. Suoi anche i progetti per gli edifici pubblici, dopo il terremoto: il municipio del fratello e il convento di San Nicola. E le abitazioni private di quelli in fila davanti alla sua porta, lesionate dal terremoto. Perché nella dorsale appenninica perennemente martoriata da sisma ci fu una scossa anche ad Alvito, nel 1984. Che si portò via un bel po' di calcinacci restituendoli poi con gli interessi: 10 miliardi di lire per la ricostruzione.

 

PONTEGGI TERREMOTO AQUILAPONTEGGI TERREMOTO AQUILA

Per come hanno sempre funzionato le cose in questo Paese è normale che andasse così. E così è sempre andata anche dopo. È il sistema. Il privato che ha la casa danneggiata con i contributi statali fa quel che vuole. Dà l' incarico a chi preferisce: non ha l' obbligo di fare una gara. C' è chi la considera un' anomalia. Ma di fronte alle obiezioni i governi di turno hanno sempre deciso che quei soldi pubblici vadano considerati come quattrini privati a tutti gli effetti.

 

Fra chi intercettato definisce il disastro «una botta di culo» (L' Aquila), chi ride nel letto di notte mentre una intera città si sbriciola (ancora l' Aquila) e chi spera «in una botta forte» perché «in un minuto ne fa di danni e crea lavoro» (Mantova), capita dunque che lavorino sempre gli stessi professionisti del sisma. Tanto più nei piccoli centri: quando si tratta di tirare su un muretto o una palazzina, ci pensa il geometra autoctono.

L AQUILA SEI ANNI DOPO IL TERREMOTOL AQUILA SEI ANNI DOPO IL TERREMOTO

 

E ci pensa pure se quel muretto o la palazzina crolla causa movimento tellurico imprevisto.

Figuriamoci se poi il tecnico ha le mani in pasta nell' amministrazione comunale. Niente di illegittimo, ovvio. Ma qualche domanda è giusto farsela. Il fatto è che soprattutto nei piccoli centri la commistione fra la politica e certe figure professionali risulta inevitabile. Quello che un tempo in una comunità rappresentavano il farmacista e il notaio, ora è in molto casi il geometra. Meglio se con un incarico politico.

 

Ha raccontato Mariano Maugeri sul «Sole 24 ore» che ad Amatrice «il vicesindaco Gianluca Carloni è un geometra che continua a lavorare nello studio tecnico con il fratello Ivo, un ingegnere che ha costruito mezza Amatrice e negli anni 90 aveva ristrutturato la caserma dei carabinieri di Accumoli, fortemente danneggiata dal sisma». Intrecci all' ordine del giorno, nell' Italia dei campanili. Quando c' è di mezzo un terremoto, però, le cose si vedono sotto una luce leggermente diversa.

 

aquila terremoto 3aquila terremoto 3

All' Aquila le pratiche per la ricostruzione private erano finite in pochi studi professionali. Il più noto, quello dell' ex autorevole presidente del locale ordine degli architetti, Gianlorenzo Conti, peraltro prematuramente scomparso poco tempo fa. Perché questa concentrazione di incarichi, che allora preoccupò non poco il responsabile della struttura di missione Gaetano Fontana?

 

Forse l' idea che affidare l' incarico a uno studio locale conosciuto e ben introdotto con l' amministrazione potesse costituire una sorta di corsia preferenziale per i finanziamenti. Poco importa se l' ingegnere o il geometra è magari il responsabile del disastro. Di sicuro, questo meccanismo che ha portato tanti affari in pochissime mani ha finito per rallentare la ricostruzione. Aumentando i costi: quando all' Aquila si è passati dalle pratiche singole agli aggregati il fabbisogno finanziario si è ridotto di oltre il 20 per cento.

 

aquila terremoto 4aquila terremoto 4

Senza dire che in un Paese così carente di occasioni per i progettisti anche le catastrofi possono scatenare guerre fra poveri. Il 4 settembre 2012, tre mesi dopo il terremoto emiliano, l' ex presidente dell' ordine nazionale degli architetti Leopoldo Freyrie fece approvare un codice etico per i professionisti volontari iscritti al suo albo, che prevede dure sanzioni per chi sfrutti economicamente questa sua posizione.

 

Era successo che all' Aquila qualche architetto che aveva verificato «volontariamente» le lesioni di un edificio, fosse tornato alla carica con il proprietario proponendosi per pro-gettare la ristrutturazione. Il terremoto abruzzese è stato un formidabile banco di prova per i professionisti delle catastrofi: progettisti e imprese.

 

aquila terremoto 1aquila terremoto 1

Si andò avanti fin da subito con le procedure straordinarie della Protezione civile, e le scelte erano puramente discrezionali. Venne poi deciso di far lavorare prevalentemente le ditte locali, il che ha ristretto ancor più l' area dei partecipanti. La cosa non mancò di avere pesanti ripercussioni. Ci fu uno scontro interno all' Ance fra la struttura centrale e l' associazione territoriale delle imprese abruzzesi, che avrebbe voluto norme per limitare la partecipazione di concorrenti provenienti da altre Regioni. Per non parlare delle infiltrazioni della 'ndrangheta, registrate anche per i lavori del dopo terremoto nell' Emilia-Romagna.

 

Ma questa è decisamente un' altra storia, rispetto al groviglio di fortissimi interessi locali.

aquila terremoto 2aquila terremoto 2

Certe imprese che hanno lavorato in Abruzzo sono le stesse già comparse nella ricostruzione del terremoto dell' Umbria e delle Marche. Con significative diramazioni nella provincia di Rieti, perché fin lì è arrivato il cratere del sisma abruzzese: quindi i relativi fondi. E se lo schema resterà questo anche dopo Amatrice, il gioco è destinato a continuare.

 

Nell' ambiente dei costruttori qualcuno ha già cominciato a far girare l' idea che si debbano precostituire liste di imprese pronte a lavorare nel reatino. Dove le ditte iscritte all' associazione dei costruttori non sono che una ventina. Idea, per fortuna, prontamente messa da parte. Almeno per il momento. C' è solo da augurarsi che tutto ciò serva ora d' insegnamento…

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