michael jackson

TRANS-HUMAN POP – CHI È STATO DAVVERO MICHAEL JACKSON? L'ICONA POP CELEBRATA DA UNA MOSTRA ALLA NATIONAL PORTRAIT GALLERY DI LONDRA, OPPURE ANCHE QUALCOSA DI PIU? – LO SHOW DI BUCAREST DEL 1992, GLI INTERVENTI CHIRURGICI E IL TRIONFO DI QUELLO CHE BENJAMIN CHIAMAVA IL “SEX APPEAL DELL’INORGANICO” – JACKO È STATO SOPRATTUTTO UN ARTISTA POST UMANO, UN PO' ANDROIDE, UN PO' UMANO

Vincenzo Trione per il "Corriere della Sera"

 

micheal jackson on the wall 1

Jacko. Chi è stato davvero Jacko? Una straordinaria icona, è la risposta del critico Nicholas Cullinan, curatore di Michael Jackson: On the Wall, la mostra che verrà inaugurata alla National Portrait Gallery di Londra giovedì 28 giugno (fino al 21 ottobre).

 

micheal jackson on the wall 2

In occasione dei sessant' anni della nascita della popstar, Cullinan ha radunato nelle sale della pinacoteca londinese gli omaggi di quaranta artisti e fotografi di diverse culture, provenienze e sensibilità. Una plurale e inattesa galleria di ritratti. Che esibiscono soprattutto il volto patinato di Michael Jackson. Solo Marilyn Monroe aveva suscitato un analogo interesse negli artisti (da Warhol a Rotella).

kehinde wiley michael jackson

 

Jacko, dunque. Andy Warhol lo fotografa sulle copertine di «Interview» (1982) e di «Time» (1984), per celebrare il successo mondiale di Thriller. Jeff Koons lo trasforma in una statua dorata in stile neoclassico, con in braccio una scimmia. David LaChapelle lo sublima, assimilandolo a un angelo.

 

Paul McCarthy ne propone una trasfigurazione sarcastica, oscillando tra rimandi alla statuaria di Oldenburg e rinvii fumettistici. Sulle orme di Rubens, Kehinde Wiley lo identifica con Filippo II di Spagna: eccolo a cavallo mentre viene incoronato. E ancora: Catherine Opie, nella serie 700 Nimes Road, cataloga gli effetti personali - fotografie, giacche, regali - conservati nella casa di Liz Taylor, molti dei quali legati proprio al cantante.

jeff koons michael jackson

 

Infine, Isa Genzken, ispirandosi agli studi leonardeschi sul volo, rielabora uno scatto di Annie Leibovitz in cui Jacko danza sulle punte nella posizione freeze e lo accosta a una riproduzione di una pala d' altare rinascimentale e a un dettaglio del David di Michelangelo: nasce così un collage in cui il divo sembra sollevarsi dal suolo.

 

david lachapelle michael jackson

Questi episodi pittorici, plastici e fotografici sono come i capitoli di un film coloratissimo e talvolta kitsch, il cui protagonista, in un' epoca spesso incapace di generare miti, è riuscito a costruire se stesso come creatura «sovrasensoriale», in grado di sedurre, ipnotizzare, attirare sguardi estatici, condannandoci alla «fascinazione rituale del vuoto» (Baudrillard).

andy warhol michael jackson

 

Divinità sfarzosa e vuota, lussuosa e fragile. Celebrity planetaria, che ha vissuto rinchiusa a Neverland, rifugio dorato, fortezza, prigione. Jackson: simulacro infantile e sfarzoso, vivace e maledetto. Come una stella che compare e scompare rapidamente: non illumina ma irradia una luce fredda e intermittente. Ma questo dandy neobarocco è stato solo una potente e contraddittoria icona postmoderna, come suggerisce la mostra di Londra? No.

andy warhol e michael jackson

 

Egli è stato, in maniera forse inconsapevole, un originale artista visivo, che ha studiato la storia dell' arte e ha «acquisito» soluzioni e artifici propri delle neoavanguardie. In tal senso, rivelatore quel che ha raccontato Wiley: «Michael era un grande conoscitore d' arte. In lunghe conversazioni, abbiamo parlato di Rubens e dei cambiamenti della sua pennellata. I suoi riferimenti erano sorprendentemente colti e raffinati».

micheal jackson on the wall 5

 

Questo giudizio ci aiuta a cogliere il lato più segreto della personalità di Jacko. Che riprende da tanti quadri neoclassici la passione per le uniformi. E cita il vero padre della Pop Art, Walt Disney, indossando guanti bianchi come Mickey Mouse. Jackson, inoltre, concepisce i suoi concerti come performance e come tableau vivant: sequenze di immagini inorganiche, eppure vive (non troppo diverse da alcune installazioni di Vanessa Beecroft). Si ricordi lo show tenuto nell' ottobre del 1992 nello Stadio Nazionale di Bucarest, che è stato analizzato dallo storico dell' arte Horst Bredekamp in Immagini che ci guardano (Raffaello Cortina).

micheal jackson on the wall 4

 

All' inizio, l' autore di Bad viene scaraventato sul palco; poi, magicamente, si immobilizza. Una lunga sospensione. Il corpo assume una posa statuaria, scevro «persino dell' atto respiratorio». In quel momento Jackson oltrepassa «il confine che separa un' opera d' arte figurativa da un essere vivente, per trarre una presenza magnetica».

 

michael jackson

Per incanto, quella staticità si rompe. E subentra un nuovo movimento. Quasi al rallentatore, il cantante toglie gli occhiali per iniziare la sua danza inconfondibile: il moonwalk. Un po' uomo, un po' androide, sembra procedere andando indietro, mentre si tocca i genitali, come tanti automi erotici della storia del cinema (il Casanova di Fellini).

 

michael jackson 5

Siamo, secondo Bredekamp, dinanzi a una «summa (...) dell' atto iconico schematico». Ma, forse, le assonanze più profonde sono con le esperienze del Post-Human: una tendenza diffusasi negli anni Novanta in Europa, animata da figure «estreme» come Orlan, Stelarc, McCarthy e Stebark. La popstar sembra appropriarsi delle azioni «disgustose» compiute dai protagonisti del Post-Human, che situa in un orizzonte iper-pop e glamour. In problematica sintonia con quegli scandalosi artisti ma anche con scrittori come Burroughs e Ballard e con cineasti come Cronenberg, egli aderisce al fenomeno delle identità mutanti e delle ibridazioni tecnologiche.

michael jackson 4

 

Per mettere in scena il declino di una corporeità organica, fondata sulla differenza tra i sessi. E sancire il trionfo di quello che Walter Benjamin definiva il «sex appeal dell' inorganico»: una sessualità neutra, priva di rispetto nei confronti della bellezza e dei generi. In tale prospettiva bisogna leggere le intenzioni poetiche sottese ad alcuni gesti di questa sorta di reincarnazione di Peter Pan.

 

Che, sorretto da ansie e da inquietudini, insofferente nei confronti della natura, sente la presenza dell' altro, il suo odore e il suo sguardo, come una minaccia sempre incombente. Sceglie, perciò, di trattare il proprio corpo come linguaggio, come mezzo di comunicazione, come materia flessibile: da violentare, da metamorfosare, da rendere irriconoscibile. Sottoponendosi a continui interventi chirurgici, si ricostruisce minuziosamente.

michael jackson 3

 

Per ragioni quasi «artistiche», si rifà la faccia, schiarisce la pelle, stira i capelli, fino a diventare un androgino frankensteiniano. Transessuale. Travestito. Come ha scritto Jean Baudrillard, mutante artificiale e solitario, interprete «di una nuova estetica dopo tutte le estetiche», densa di assonanze con la filosofia di Warhol. «Embrione di tutte le forme sognate di mutazione che ci libererebbero dalla razza e dal sesso».

 

micheal jackson on the wall 3

La sua utopia: diventare bambino innocente e puro. Angelo senza sesso. Si osservino le ultime foto di Jacko, cui Bernard-Henri Levy ha dedicato un illuminante articolo («Corriere della Sera», 30 giugno 2009). Fisico prosciugato come quello delle silhouette di Giacometti. Pelle sempre più bianca. Volto ridotto, inespressivo. Tratti assottigliati. Occhi come buchi nella fronte. Naso quasi inesistente. Labbra mangiate dall' interno. È «l' ultima stazione di un lungo, terribile calvario».

 

Che conduce l' uomo verso la trans-umanità, verso la post-umanità. O l' auto-cancellazione. Svuotata di ogni tragicità, forse la morte è stata l' ultima performance di Jacko. Baudrillard: «La morte delle star è la sanzione della loro idolatria rituale. È necessario che muoiano, è necessario che siano (...) perfette e superficiali, anche nel maquillage».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…