1. DANZA IN PARADISO AICHÉ NANÀ, LA DANZATRICE TURCA CHE CON IL MEMORABILE STRIP AL RISTORANTE “RUGANTINO” APRÌ LA DOLCE VITA, ISPIRÒ FELLINI E CAMBIÒ L’ITALIA 2. UNA SUSSULTANTE DANZA DEL VENTRE DURATA 35 MINUTI, DURANTE I QUALI, SI TOLSE TUTTO (ERA LA PRIMA VOLTA CHE ACCADEVA IN UNA FESTA PRIVATA) E LA TURCA RESTÒ CON UN MINUSCOLO SLIP, SOTTO GLI OCCHI “SPERMATICI” DEI MASCHI INFOJATI, TRA I PAPARAZZI CHE IMMORTALAVANO QUELLA CHE FU POI DEFINITA “LA NOTTE DEL PECCATO” 3. ERA I5 NOVEMBRE 1958. POMPATO DALL'"ESPRESSO", LO SPOGLIARELLO DI AICHÈ NANÀ FECE ENORME SCANDALO IN UNA ROMA BIGOTTA MA GIÀ PIENA DI FREMITI DA TRUCE VITA

Paolo Conti per il "Corriere della Sera"

Esistono vite che, nella memoria collettiva, restano imprigionate per sempre in un solo fotogramma. È capitato ad Aiché Nanà, attrice e ballerina di danza del ventre di nazionalità turca nata a Beirut 78 anni fa e morta ieri all'Aurelia Hospital di Roma.

Non era un solo scatto, in realtà, ma una lunga sequenza fotografica d'autore. La mano era di Tazio Secchiaroli, fotografo principe e straordinario reporter. Rivediamo quel fotogramma. È la notte del 5 novembre 1958. Nel locale notturno Rugantino di Trastevere (oggi avvilito a sala giochi) arriva, non invitata, la bella ballerina turca. Si festeggia il venticinquesimo compleanno di Olghina di Robilant, nobile bellezza di una Roma a un passo dal boom economico.

Aiché arriva col produttore Sergio Pastore. La serata sembra già un film: Anita Ekberg, Linda Christian (da poco divorziata da Tyrone Power). E poi la pittrice Novella Parigini, famosa per i suoi gatti. Prandino Visconti, all'anagrafe Eriprando, nipote di Luchino, anche lui regista e sceneggiatore. Incredibilmente (per chi lo segue da anni per le sue raffinate regie) c'è il giovane Luca Ronconi con Laura Betti.

Non può mancare Enrico Lucherini, eccelso inventore di miti cinematografici. Appare Nicky Pignatelli, principe e amico personale di Gianni Agnelli. Insomma, «quella» Roma che sarebbe stata raccontata, dopo pochi mesi, da Federico Fellini ne «La dolce vita» grazie alla geniale penna di Ennio Flaiano con Tullio Pinelli e Brunello Rondi.

La serata si accende. Si balla un furente cha-cha-cha. Aiché Nanà giurerà in seguito di essere stata drogata, spinta comunque a bere troppo. Finisce che, dopo una danza del ventre, la ballerina improvvisa uno spogliarello mozzafiato sulle giacche degli uomini che, con un gesto teatrale, le gettano man mano ai suoi piedi. Lei rimane solo con gli slip neri, che oggi apparirebbero castigatissimi.

Secchiaroli immortala lei che ride, si piega sulle gambe, scioglie i capelli nerissimi guardata con sussiego da aristocratiche signore in nero e fili di perle, mentre impazza la Roman New Orleans Jazz Band di Carletto Loffredo. Inevitabilmente arriva la polizia con una spettacolare irruzione. Secchiaroli è sveltissimo. Non si fa perquisire e mette in salvo il rullino che va in prima pagina su «L'Espresso» (ai tempi nel mega formato a lenzuolo). Scandalo clamoroso, anche internazionale.

E così Aiché Nanà rimase per sempre l'Aiché Nanà di quelle fotografie. La storia venne citata da Fellini, appunto, nella sua «Dolce vita». Lei stette al gioco. Quando uscì il film andò col fotografo di «Oggi» al santuario del Divino Amore descrivendo una sua prossima conversione al cattolicesimo. Seguirono gli anni della ripetizione ossessiva dello stereotipo. La sua filmografia registra storia di second'ordine («Prostitution» di Jean-François Davy del 1976).

L'unico guizzo artistico fu la sua partecipazione al film «Storia di Piera», la romanzesca biografia dell'attrice Piera degli Esposti tratta dal libro di Dacia Maraini. Il film era del 1983 e portava la prestigiosa firma di Marco Ferreri.

L'ultimo atto pubblico risale al 2008 quanto intentò una causa per la fiction di Canale 5 «Vita da paparazzo» di Pierfrancesco Pingitore. Esigeva il taglio della scena dello spogliarello, chiedendo 500 mila euro di danni. Un mese fa il regista è stato assolto dal tribunale di Anzio. Troppo famosa, quella scena, per immaginare un divieto di citazione. Prigioniera fino all'ultimo del 5 novembre 1958.

2. A MEZZO SECOLO DALLO STRIP CHE CAMBIÃ’ L'ITALIA
Laura Laurenzi per "la Repubblica" - 17 OTT 2008 17:18

Il 5 novembre saranno passati cinquant´anni da quella notte peccaminosa. Fu quella data esatta, la data di quello spogliarello, a inaugurare ufficialmente l´epoca della Dolce Vita. È l´anno in cui debutta Canzonissima, l´anno della cagnetta Laika in orbita e della legge Merlin, l´anno in cui diventa papa Giovanni XXIII. È da poco nato Carosello e Cinecittà è già Hollywood sul Tevere. I fotografi piantonano via Veneto e non si chiamano ancora paparazzi.

Lei, Aichè Nanà, era una ballerina turca, specialista in danza del ventre, che ravvivò una serata già piuttosto mondana improvvisando un torrido strip tease (ma allora nessuno usava questa parola) durato 35 minuti. Eccitata dal rullo di tamburo di un´orchestrina locale, la Roman New Orleans Jazz Band, prima fece volare i sandali da sera, poi si tolse uno dopo l´altro tutti gli indumenti che aveva indosso, un attillato abito senza maniche, la sottoveste, le calze, il reggiseno, mentre cinque uomini stesero sul pavimento le loro giacche. Discinta ballò, ancheggiò, si sdraiò, si inarcò, e rimase «con indosso soltanto uno slip velato di merletto nero», come annotarono i cronisti. L´una di notte di mezzo secolo fa...

Lo scandalo fu enorme in una Roma bigotta e democristiana, ma già percorsa da quei fremiti che saranno benissimo raccontati, di lì a poco, da Federico Fellini nel film "La dolce vita"; una delle sequenze si ispira proprio a quello spogliarello. Arrivò la polizia e gli avventori furono denunciati. La ballerina venne processata per atti osceni in luogo pubblico e la Corte d´appello confermerà la condanna a due mesi di reclusione.

C´è quella sera al ristorante Rugantino di Trastevere, dove oggi sorge un asettico McDonald´s, Anita Ekberg, che si scatena in un furioso cha-cha-cha a piedi nudi, e c´è Linda Christian, ci sono Eriprando Visconti, Luca Ronconi, Laura Betti, Peter Howard, Nicky Pignatelli e altri centoquaranta ospiti di riguardo a festeggiare i 25 anni della bionda contessina Olghina Di Robilant. Nessuno ha invitato Aichè Nanà, arrivata con il produttore Sergio Pastore, e neppure la pittrice Novella Parigini, imbucata dunque, quella che più aizzerà la ballerina turca (ma nelle biografie risulta nativa di Beirut) a spogliarsi, a danzare, a sdraiarsi flessuosa e a sensualmente ondeggiare fra il ritmico battimani dei presenti.

«L´atmosfera era di grande trasgressione e di eccitamento collettivo - racconta oggi Enrico Lucherini, uno dei testimoni oculari - Ricordo che io ridevo come un pazzo e correvo da una parte all´altra. Era una festa molto elegante, eravamo tutti in smoking e cravatta nera e Olghina, la padrona di casa, era seccatissima per questo numero fuori programma di cui nulla sapeva. Alla fine fece irruzione la polizia e sequestrò a tutti i fotografi i loro rullini.

Ma Tazio Secchiaroli, quello che più di ogni altro avrebbe immortalato la Dolce Vita, fece in tempo a consegnarmi i suoi negativi che io lasciai scivolare in tasca. Nessuno pensò a perquisirmi. Ci demmo appuntamento fuori, un paio d´ore più tardi, a notte fonda, davanti all´attiguo cinema Reale, e io gli consegnai il suo rullino. Lo scandalo nacque non tanto dal racconto dei presenti quanto dalla pubblicazione delle fotografie con le varie fasi dello spogliarello, ritenute estremamente pruriginose».

FOTO DI TAZIO SECCHIAROLI
Dunque uno scandalo a scoppio ritardato. Lo scoop lo fece l´Espresso, a quei tempi formato lenzuolo, che con il suo reportage, ricordano i testimoni, indignò mezza Italia ma elettrizzò l´altra metà. Insorsero i moralisti e anche i semplici benpensanti. La settimana successiva Epoca stigmatizzò severamente: «Squallida la vicenda, squallidi i protagonisti: pittrici la cui reputazione è affidata più ai bikini che ai pennelli, nobili i cui nomi ricorrono con ragguardevole frequenza nelle cronache giudiziarie, attori di scarso talento e attrici di abbondanti proporzioni.

Questi ricchi borghesi, questi principi in fondo fanno pena: i loro antenati si conquistarono un nome coi commerci o con le armi, mentre la loro notorietà si raccomanda attualmente - più che altro - ai registri dei commissariati. Sono - tutto sommato - i migliori amici di Togliatti».

Episodio arcaico ma dettato da meccanismi tuttora attuali, secondo quanto scrisse in quei giorni il rotocalco Oggi, come testimonia il volume "Dolce Vita Gossip" di Aurelio Magistà: «Il deplorevole scandalo del Rugantino può essere ricondotto alla triste mania di pubblicità che ha ormai pervaso tutti gli ambienti». Titolo dell´articolo: La notte turca di Roma.

La ballerina, che fece sapere di avere perso, causa scandalo, la firma di un contratto per un film con De Sica, fu espulsa dall´Italia d´autorità e il ristorante Rugantino venne chiuso a tempo indeterminato. Due anni e mezzo più tardi, alla vigilia del processo, Kiash Nanah, questo il suo vero nome, rivelerà: «Mi hanno drogato. Mi hanno fatto bere molto... Un whisky dietro l´altro... Mi ha invaso una sorta di euforica frenesia».

Nel marzo del ´60, quando "La dolce vita" era appena arrivata nelle sale, era andata in pellegrinaggio, foulard in testa e pelliccia di visone, al santuario della Madonna del Divino Amore, annunciando ai fotografi l´intenzione di convertirsi al cattolicesimo. La sua fioca filmografia include 14 titoli, tutti minori tranne "I nuovi mostri": da "Crisantemi per un branco di carogne" a "Prostitution" a "Porco mondo". Lo scorso maggio ha annunciato che si preparava a chiedere 500 mila euro di danni ai produttori della fiction di Canale 5 "Vita da paparazzo" se non avessero tagliato la scena dello spogliarello.

 

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