sessantotto valle giulia

L’ETERNO PROCESSO AL SESSANTOTTO – L’ACCUSA DI MUGHINI: “LA GUERRA CIVILE PSICOTICA CHE VIVEMMO SI DEVE ANCHE A QUELLA SBANDATA IDEOLOGICA. GLI ASSASSINI DI LUIGI CALABRESI NON VENIVANO DA MARTE” – LA DIFESA DI BOATO: “FU UN UNA PROTESTA LIBERTARIA, DI MASSA, ALLA LUCE DEL SOLE, CHE CAMBIÒ GLI EQUILIBRI SOCIALI E I MODI DI PENSARE”

Antonio Carioti per il “Corriere della Sera”

 

MUGHINIMUGHINI

Dal 1968 è passato quasi mezzo secolo, ma della contestazione giovanile si continua a discutere con calore, tanto che a San Mauro Pascoli, in Romagna, domani si terrà un vero e proprio processo simbolico. Si tratta del tradizionale appuntamento organizzato dall’associazione Sammauroindustria, presieduta da Miro Gori, ogni 10 agosto, data in cui nel 1867 venne ucciso il padre del poeta, Giovanni Pascoli, da cui la località prende il nome. In passato sono finiti alla sbarra Giuseppe Mazzini, Palmiro Togliatti, il conte di Cavour e molti altri. Quest’anno il pubblico giudicherà i giovani contestatori.

eau 14 marco boatoeau 14 marco boato

 

Tra quei ragazzi in rivolta c’era anche Giampiero Mughini, che però domani svolgerà, insieme a Giancarlo Mazzuca, il ruolo di accusatore. Come mai? «Non voglio certo mettere in croce il mio passato — risponde —, anche perché senza il Sessantotto in Italia la modernità, nella cultura e nel costume, non sarebbe diventata appannaggio delle masse.

 

giovanni orsinagiovanni orsina

Ma dalle frange più furibonde del movimento io mi dimisi già il 1° maggio 1969, quando vidi i miei compagni di generazione, compresa la ragazza che amavo, sfilare a Catania sotto i ritratti di Mao e di Stalin. Allora ruppi con l’idea velleitaria, anzi imbecille, di fare la rivoluzione in Occidente, da cui sarebbero sgorgati il settarismo gruppettaro e la violenza omicida. La guerra civile psicotica che vivemmo poi si deve anche a quella sbandata ideologica. Gli assassini di Luigi Calabresi non venivano da Marte, come qualcuno oggi sembra credere».

 

Invece Marco Boato, un altro ex sessantottino che a San Mauro vestirà con Marcello Flores la toga dell’avvocato difensore, considera sbagliato istituire un collegamento diretto tra contestazione e terrorismo: «La lotta armata venne dopo, negli anni Settanta, come nefasta degenerazione minoritaria dell’estrema sinistra. E andò in senso opposto al movimento delle origini.

philip roth NEL SESSANTOTTO philip roth NEL SESSANTOTTO

 

Il Sessantotto fu un una protesta collettiva, libertaria, di massa, alla luce del sole, che cambiò gli equilibri sociali e i modi di pensare della gente, mentre i gruppi armati erano clandestini, elitari, militarizzati, isolati dal contesto sociale. Il movimento prese degli abbagli ideologici, ci furono anche derive staliniste, confinate peraltro alla Statale di Milano. Ma il Sessantotto nel suo complesso ebbe un positivo carattere antiautoritario».

 

Giangiacomo feltrinelli a Berlino nel sessantotto Giangiacomo feltrinelli a Berlino nel sessantotto

C’è però chi eccepisce anche sulle spinte libertarie. Per esempio lo storico Giovanni Orsina, che nel 2005 ha curato con Gaetano Quagliariello un volume dal titolo La crisi del sistema politico italiano e il Ses santotto (Rubbettino): «In un Paese con un debole senso dello Stato, la contestazione di ogni autorità e tradizione ha finito per assecondare e accentuare le spontanee tendenze anarcoidi degli italiani, scassando ulteriormente un sistema istituzionale già molto fragile, fino a rendere la società ingovernabile.

scontri a Valle Giuliascontri a Valle Giulia

 

Sul piano del costume si è giustamente posto l’accento sull’autodeterminazione dell’individuo, ma purtroppo è stato trascurato il correlativo principio di responsabilità. Così ha preso piede una concezione della libertà disgiunta da qualsiasi indirizzo etico, che reclama sempre più diritti e non vuol sentir parlare di doveri».

 

proeteste studentesche del \'68proeteste studentesche del \'68

Però di affermare i diritti c’era un gran bisogno, obietta un altro storico, Alberto De Bernardi, autore con Flores del libro Il Sessantotto (Il Mulino, 2002): «Senza il Sessantotto non avremmo avuto le leggi sul divorzio e sull’aborto, né il nuovo diritto di famiglia. Può aver alimentato forme di individualismo esasperato, ma ha rotto molte incrostazioni, ha modernizzato la mentalità diffusa, ha cambiato i comportamenti degli stessi organi statali (pensiamo alla magistratura), ha introdotto un nuovo e più dinamico concetto di cittadinanza. Il suo vero punto debole è consistito nell’incapacità di produrre una progettualità politica all’altezza delle aspettative che aveva suscitato».

 

proteste studentesche del \'68proteste studentesche del \'68

Su questo concorda anche Boato: «Nel 1988 uno degli esponenti migliori del Sessantotto all’Università di Trento, Mauro Rostagno, poco prima di cadere da eroe civile in Sicilia sotto i colpi della mafia, esaltò a distanza di vent’anni l’esperienza della contestazione: disse che grazie a noi erano cambiati i rapporti umani, ma aggiunse che per fortuna non avevamo vinto sul piano politico-ideologico. Io mi trovo d’accordo con lui».

 

Il fatto è, sottolinea Orsina, che proprio su quell’opzione perdente i contestatori avevano puntato le loro carte: «La grande illusione del Sessantotto era appunto quella che la politica potesse cambiare radicalmente il mondo e la vita, consentendo agli uomini di prendere in mano il loro destino. Nei fatti la contestazione è stata l’ultima fiammata di un’utopia fallimentare».

 

ospiti dell ashram nel sessantottoospiti dell ashram nel sessantotto

Tuttavia, nota De Bernardi, non è giusto addossare tutte le colpe ai giovani: «Le istituzioni e i partiti tradizionali avrebbero dovuto accogliere le critiche dei contestatori come uno stimolo per avviare un’iniziativa riformatrice. Invece non seppero elaborare risposte costruttive. L’unica strategia di ampio respiro messa in campo allora fu il compromesso storico di Enrico Berlinguer, quanto di più lontano si potesse immaginare dallo spirito del Sessantotto».

sessantotto sede circolo 26Lugliosessantotto sede circolo 26Luglio

 

Mughini però non se la sente di assolvere i contestatori: «In fondo il Pci cercò di frenare gli estremisti, ma si portava dietro troppe ambiguità: basti pensare all’ex partigiano comunista che regalò la sua vecchia pistola al brigatista rosso Alberto Franceschini perché ne facesse buon uso. D’altronde, quando anche la crema della cultura italiana agitava il libretto di Mao o bollava Luigi Calabresi come un torturatore, placare gli animi era difficile. E per giunta molti dei protagonisti di quelle follie oggi fanno finta che non siano mai accadute».

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…