fulco pratesi

"SONO UN PERFETTO ESEMPIO DI RADICAL CHIC" - L'INTERVISTA-DELIRIO DI FULCO PRATESI, FONDATORE DEL WWF: "SMETTIAMO DI COSTRUIRE CIMITERI. IN INDIA LASCIANO DIVORARE I CADAVERI DAGLI AVVOLTOI. NON FACCIO NE' IL BAGNO, NE' LA DOCCIA. COME MI LAVO? CON LA SPUGNA SOTTO LE ASCELLE E POI OVVIAMENTE FACCIO IL BIDÈ…" - IL CANE "ECOLOGICO" CHE FA LA CACCHETTA, IL PENTIMENTO PER AVER UCCISO UNA ZANZARA, I TOPI INSEGUITI SUL TEVERE, LA PESCA IN CONGO E I SERMONI DA EX CACCIATORE PENTITO

Roberta Scorranese per il “Corriere della Sera”

 

Bella casa, Pratesi.

«Un regalo dell' Opus Dei».

 

In che senso?

fulco pratesi

«Prima abitavamo in un altro appartamento sempre ai Parioli, un posto dove si trovava la tomba del loro fondatore. Ci hanno corteggiato per vent' anni affinché gliela vendessimo, poi alla fine l' assegno che ci hanno offerto è stato abbastanza cospicuo. Così abbiamo preso questa casa».

 

Ma perché in Italia le questioni ambientali hanno sedotto spesso persone con almeno due cognomi?

«Perché siamo radical chic».

 

Ah.

«Certo, io sono il perfetto esempio di radical chic, perché dovrei averne vergogna?»

 

Come sono i veri radical chic?

«Persone che hanno i soldi, spesso perché hanno alle spalle famiglie facoltose, e che cercano di arginare l' ondata di consumismo e malagrazia. Qualche volta per espiare un certo senso di colpa per essere nati ricchi. Ma radical chic non è un insulto, anzi. Non c' è niente di male nel rappresentare un' élite che coltiva la sensibilità ambientalista. Dirò di più».

 

Prego.

«Guardi il mio cagnolino, Robin. Un barboncino, molto ecologico. Non sporca, perché fa "pezzetti" piccoli, non aggredisce gli altri animali. I cani di grossa taglia sono inquinanti. I terrier o i bassotti sono fatti per la caccia».

 

Però prima di fondare il Wwf Italia nel 1966, lei era un cacciatore appassionato.

«Sì, perché io sono del 1934 e fino agli anni Sessanta non c' era la cultura del rispetto per la natura. L' unico modo per avvicinarsi a quel mondo era quello predatorio. Quanti safari ho fatto. Poi una volta, era il 1963, mi passò accanto un' orsa con tre cuccioli. Mi commosse.Piansi e decisi di smettere con i fucili».

 

L' ultimo animale che ha ucciso?

«Per errore, un anno fa, una zanzara».

 

Ma sono fastidiose, è comprensibile.

fulco pratesi 17

«No, perché ogni animale possiede un' anima terrestre, la natura sa bene quali sono i suoi equilibri. Non esistono animali più sacrificabili di altri, è questo il punto. Per esempio, i gatti sono ecologici, però uccidono i topi».

 

Be', è un po' il loro mestiere.

«C' è stato un periodo in cui mi sono messo a seguire gli itinerari dei topi sul Tevere. Avevo imparato dove vanno a nascondersi, che cosa mangiano, dove dormono. Bisogna conoscergli gli animali, è questo il problema».

 

Un problema italiano?

«Sì, perché la riforma Gentile del 1923 escluse le Scienze naturali dall' insegnamento. Un errore molto grave del quale ancora oggi paghiamo le conseguenze. Da dove crede che nasca questa noncuranza davanti ad una catastrofe ecologica come quella che stiamo vivendo? Tutti conoscono Dante, ma in quanti conoscono il cervo sardo, per dire?»

 

Lo avete riportato voi del Wwf.

«Sì, come il lupo. Pensi che nel 1970 ce n' erano solo cento esemplari, adesso quasi duemila. Abbiamo fatto battaglie per l' orso abruzzese. Mi piace l' Abruzzo perché lì vanno d' accordo con gli orsi: alcuni lasciano loro il pane, hanno anche fatto un dolce ispirato a loro».

fulco pratesi 9

 

È vero che i gabbiani a Roma li ha portati lei?

«Sì, nel 1973. Mi affidarono una gabbianella ferita, la curammo e la mettemmo nello zoo.

Poi lei nidificò e oggi...be', sono tanti».

 

A Milano ci sono i piccioni.

«L' unica specie fastidiosa, colonizzatrice e sfruttatrice di cui non si parla mai è un' altra».

 

Cioè noi umani?

«Sì, riponevo molte speranze in papa Francesco, anche perché quel nome mi aveva colpito. Certo, lui si è espresso in favore dell' ecologia e una volta ha anche timidamente accennato al fatto che non bisogna "riprodursi come conigli", però poteva dire qualcosa in più».

 

Lei vorrebbe abolire i cimiteri. Come?

«Diciamo che sarebbe meglio smettere di farne. Soprattutto quelli enormi, magari dotati di cappelle votive grandi come palazzi. Mangiano terreno, danneggiano la natura quando il nostro corpo è destinato a scomparire».

 

Polvere siamo e polvere torneremo, va bene, ma c' è il culto dei morti, millenario.

«Io le ho viste le torri dei morti in India, dove secondo i riti zoroastriani lasciano divorare i cadaveri da avvoltoi e nimbi».

 

Pratesi, non starà mica pensando...

«È una provocazione, certo. E la volta in cui l' ho detto i cattolici mi sono saltati addosso.

Ricordo un attacco feroce di Vittorio Messori».

 

fulco pratesi 8

Eh, forse aveva le sue ragioni.

«Dico solo che in Sardegna c'è una magnifica colonia di avvoltoi. Provocazioni a parte, riflettiamo su una cosa. Passiamo la vita a inquinare il pianeta con il nostro corpo, almeno pensiamo che una volta non più vivi torneremo alla terra e basta. Io e mia moglie Fabrizia abbiamo dato disposizioni per venire cremati. Le ceneri saranno disperse in campagna».

 

Nel Viterbese, dove eravate sfollati durante la guerra?

«Papà faceva il costruttore. Dopo la caduta di Mussolini lui scalpitava per tornare a Roma, dove aveva gli affari. Mamma no. Lei pensava ai suoi sette figli, non voleva rischiare. Allora sfidò il marito a carte: "Se esce l' asso di cuori restiamo qui". Uscì quella carta e non tornammo se non nel 1947. Anni dopo mio fratello mi rivelò la verità: mamma si era allenata a bluffare con le carte per mesi. Vinse con l'astuzia».

 

Lei poi si ha studiato Architettura a Roma.

«Volevo fare Scienze naturali, ma niente da fare. C'era da sostenere l' impresa di papà. Ma ho fatto l' architetto per anni e volentieri».

 

fulco pratesi 3

Una casa di cui è orgoglioso?

«Quella di Enrico Cuccia a Meina, sul lago Maggiore. Il direttore di Mediobanca voleva una villa molto raffinata e io avevo qualche remora ma poi, anni fa, quando capitai lì a ritirare un premio, provai a bussare. Mi aprì la vedova che mi abbracciò riconoscente. Ne ho fatte tante di case, anche quella di Filippo Carpi de' Resmini, già presidente dell' Aci».

 

Non tutti sanno che una volta lei correva con le auto sportive.

«Una volta prendemmo parte persino ad un pezzo della Mille Miglia. Ma è stato tanti anni fa, poi mi sono messo a girare in motorino. Oggi Fabrizia ha la macchina, ma questa maledetta artrite reumatoide mi ha rovinato le mani e non guido più da tanto tempo».

enrico cuccia x

 

Ma se non bisognerebbe fare cimiteri perché quelle costruzioni divorano il terreno, come si fa per le abitazioni? Che criterio?

«Ci sono tanti edifici dismessi in Italia. Caserme, ospedali. Riconvertire il più possibile».

 

Fulco, sappiamo che lei applica alla lettera alcuni principi anti-spreco. Da quanto tempo non fa il bagno?

«Da anni. La doccia poi mai, l' ho trovata in questa casa ma l' ho fatta togliere. Sa quanti litri d' acqua consumiamo ogni anno?»

 

Ma come si lava?

«Con la spugna sotto le ascelle e poi ovviamente faccio il bidè. Non serve consumare tanta acqua, basta lavarsi nelle parti critiche con attenzione. Una volta mi chiesero se era opportuno fare pipì sotto la doccia per risparmiare acqua. Mi sembrò eccessivo».

 

Pratesi, ma come mai da anni non si parla che di ambiente e sostenibilità quando la rappresentanza politica dei Verdi si è assottigliata fin quasi a sparire?

palermo cimitero bare

«Secondo me è stata scardinata e assorbita dall' associazionismo, più pragmatico e meno incline a coloriture politiche. Penso che l' ultima vicinanza forte alla sinistra non sia stata proficua, non per il colore politico in sé quanto perché certe battaglie hanno bisogno di concretezza».

 

I dipinti del suo salotto, realizzati da lei, rappresentano animali da palude. Perché?

«Perché una delle battaglie più dure per noi è stata quella di togliere alla palude quella patina di disgusto che l' accompagna da secoli.

doccia

Abbiamo creato le prime oasi, abbiamo ridato dignità ad animali che altrimenti venivano banditi come demoni. Pensi solo ai ratti: lei crede che se avessero una bellissima coda piumata verrebbero così trattati male?»

 

È vero che sua madre ne aveva uno?

«Sì, si chiamava Baby Boy, lo aveva comprato in piazza Vittorio, a Roma. Stette con lei per anni, quando morì pianse a lungo. Chi ama gli animali li ama tutti, vede. Io quando scrivo accolgo sulla mano un insetto che non saprei riconoscere, ma mi cammina a lungo sulla pelle, sembra conoscerla come la sua casa».

 

Da ex cacciatore comprende i cacciatori quando dicono di amare la natura?

vittorio messori

«Tasto molto delicato. Discuto con loro da decenni, con alcuni di loro sono anche diventato amico. E, mi creda, abbiamo provato a fare delle leggi che coniugassero la caccia con l'ecologia, ma non è stato possibile. Io credo che non sia possibile uscire e sparare ad un uccellino che pesa meno dell' arma, mi dispiace».

 

Si parla tanto di caccia, ma c'è anche la pesca.

«Ho praticato a lungo anche quella. Sono stato sui pescherecci, ho risalito il fiume Congo a bordo di una imbarcazione dove, sì, si pescava. Certo, la pesca sembra meno crudele della caccia perché non vedi l' occhio del capriolo che ti guarda spaurito, ma sempre caccia è».

 

Quando è stata l' ultima volta che ha pianto per un animale?

«Tanti anni fa. Eravamo in campagna e avevamo adottato un agnellino. Un giorno lui trovò una cesta di funghi sotto al tavolo, li mangiò e morì. Versai fiumi di lacrime».

 

Pratesi, ma poteva morire lei.

«Ma è morto lui. Capisce che cosa intendo quando dico che per me ogni animale ha una vita che deve essere rispettata come la mia?»

fulco pratesi 2

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