mario draghi green pass

NO GREEN PASS? NIENTE STIPENDIO: IL PUGNO DURO DI DRAGHI CHE HA FIRMATO IL DPCM SULLE LINEE GUIDA PER IL RIENTRO IN UFFICIO E QUELLO SULLE MODALITA' DI CONTROLLO DEL GREEN PASS - I LAVORATORI NON VACCINATI SONO CIRCA 3,5 MILIONI, E, A PARTIRE DA VENERDì, CIASCUNO DOVRA' FARE TRE TAMPONI ALLA SETTIMANA - DAL 15 OTTOBRE RIAPRIRANNO COMPLETAMENTE ANCHE GLI UFFICI DELLE 32 MILA AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE - ECCO TUTTO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE SULLA CERTIFICAZIONE VERDE...

Rita Querzé e Claudia Voltattorni per il "Corriere della Sera"

 

Mario Draghi

Con due decreti della presidenza del Consiglio, il governo aggiunge gli ultimi tasselli al quadro normativo che regola l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro a partire dal 15 ottobre. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri ha firmato il dpcm sulle linee guida per il rientro in ufficio dei dipendenti della Pubblica amministrazione e quello sulle modalità di controllo della certificazione verde sia per l’impiego pubblico che per quello privato.

 

Per quest’ultimo è stato necessario il parere favorevole del Garante della privacy, che ha dato l’ok all’uso di specifiche applicazioni e piattaforme digitali per la verifica dei green pass e definito regole da rispettare per tutelare i dati sensibili dei lavoratori. Per sciogliere gli ultimi dubbi, nella serata di ieri Palazzo Chigi ha diffuso anche 11 Faq (domande frequenti) con le risposte ai quesiti più comuni.

 

green pass 3

Viene sottolineato che l’uso del green pass è una misura ulteriore che non può far ritenere superati i protocolli aziendali e di settore. Inoltre, chi è in attesa di green pass ma è vaccinato o negativo a un tampone, per accedere al posto di lavoro può presentare il certificato rilasciato dalla struttura sanitaria o da chi ha effettuato la vaccinazione o il test.

 

In dettaglio viene specificato che parrucchieri, estetisti e tutti gli operatori dei servizi alla persona non devono controllare il green pass ai clienti, come loro stessi non sono obbligati ad esibirlo. Lo stesso vale per tassisti e autisti di auto a noleggio con conducente. Ad appena due giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo del certificato verde per accedere a tutti i luoghi di lavoro, aziende e lavoratori si stanno preparando.

 

GREEN PASS

Ma le difficoltà non sono poche. In questo momento, i lavoratori ancora senza alcuna vaccinazione sono circa 3,5 milioni. Ciascuno dovrà fare tre tamponi alla settimana, se sarà sempre presente al lavoro. Il che significa oltre un milione di tamponi alla settimana. Al momento l’Italia è il primo Paese d’Europa a introdurre il green pass per accedere a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati. Solo la Grecia, dallo scorso settembre, ha reso obbligatorio un tampone settimanale per tutti i lavoratori, se non vaccinati.

 

VERIFICAC19 - L'APP PER VERIFICARE IL GREEN PASS

La verifica del possesso e della validità del green pass potrà essere effettuata manualmente o in via automatizzata. I ministeri della Salute, dell’Economia e dell’Innovazione tecnologica mettono a disposizione dei datori di lavoro pubblici e privati un pacchetto di software per la verifica del certificato verde che possa integrare la app «Verifica C19» già scaricabile gratuitamente oggi sullo smartphone.

 

Il Garante per la privacy ha dato parere favorevole quindi all’impiego di un pacchetto di sviluppo per applicazioni da integrare nei sistemi di controllo agli accessi, considerati validi sia in ambito lavorativo pubblico sia privato. Per la Pa, potranno quindi essere aggiunte funzionalità specifiche alla piattaforma Noipa o al portale Inps, mentre per le amministrazioni pubbliche con più di 1.000 dipendenti è previsto un servizio con la piattaforma nazionale Dgc.

 

VERIFICAC19 - L'APP PER VERIFICARE IL GREEN PASS

Per le amministrazioni più piccole, la verifica potrà essere anche manuale e attraverso la app «Verifica C19». In ogni caso, sottolinea il Garante per la protezione dei dati personali, l’attività di verifica «non dovrà comportare la raccolta dati dell’interessato in qualunque forma».

 

Massimo 48 ore e non oltre. Tanto l’anticipo di tempo in cui il datore di lavoro può richiedere ai propri lavoratori il green pass per svolgere l’attività lavorativa. Lo prevede il dpcm sulla privacy e sui controlli che ieri ha ottenuto il via dal Garante. La richiesta è possibile «per far fronte a specifiche esigenze di natura organizzativa, come ad esempio quelle derivanti da attività lavorative svolte in base a turnazioni, o connesse all’erogazione di servizi essenziali».

 

VERIFICAC19 - L'APP PER VERIFICARE IL GREEN PASS

Il datore di lavoro, o la persona da lui delegata può quindi richiedere al proprio dipendente di presentare il certificato verde in anticipo fino ad un massimo di 48 ore per programmare turni di lavoro e rotazione, ma solo «in relazione agli obblighi di lealtà e di collaborazione derivanti dal rapporto di lavoro».

 

Il QrCode collegato al green pass che viene scansionato durante i controlli non può in alcun modo essere conservato dal datore di lavoro, pubblico o privato che sia, né utilizzato in seguito. Lo stesso vale anche per tutte le informazioni rilevate durante i controlli automatizzati che non dovranno essere registrate né utilizzate in seguito. Anche i soggetti esenti da vaccinazione presto avranno un loro QrCode.

 

Green pass in azienda

Il green pass è obbligatorio per accedere al proprio posto di lavoro. E il lavoro da remoto non è un’alternativa per chi non lo ha. Nel testo del dpcm sul rientro in ufficio viene infatti specificato: «Non è consentito in alcun modo, in quanto elusivo del predetto obbligo, individuare i lavoratori da adibire al lavoro agile sulla base del mancato possesso di tale certificazione».

 

Questo perché, «il possesso della certificazione verde e la sua esibizione sono condizioni che devono essere soddisfatte al momento dell’accesso al luogo di lavoro» e, viene sottolineato: «Non sono consentite deroghe a tale obbligo». Non si ha quindi alcun diritto di usufruire dello smart working se non si è in possesso del certificato verde.

 

Green pass in azienda 2

Ma nel caso in cui, per motivi organizzativi interni all’azienda o all’amministrazione pubblica, al lavoratore venisse chiesto di svolgere la propria attività lavorativa da remoto (indipendentemente dal possesso o meno del certificato), non gli potrà essere richiesto il green pass, né tanto meno il documento potrà essere verificato a distanza con le app o le piattaforme digitali presto a disposizione e i suoi dati non potranno essere né conservati né usati.

 

Il lavoratore che si presenta senza green pass, o comunica in anticipo di non averlo, non potrà accedere al posto di lavoro. Resterà a casa senza stipendio. Questo non comporterà però nessuna sanzione disciplinare. Non si tratta di un dettaglio: alcuni contratti nazionali di lavoro prevedono che, in caso di provvedimenti disciplinari ripetuti in un certo arco di tempo, si possa arrivare al licenziamento. Il lavoratore assente ingiustificato conserverà il posto di lavoro e rientrerà al termine dello stato di emergenza, quindi dal primo gennaio. A meno, ovviamente, che lo stato di emergenza non sia prorogato.

 

Green pass in azienda 3

Secondo una circolare di Confindustria, se la mancanza del lavoratore causa danni all’azienda, l’azienda stessa può cercare di rivalersi sul suo dipendente. È il caso per esempio del trasfertista chiamato a mondare un impianto entro una certa data che si fa trovare senza green pass il giorno della partenza. Del lavoratore addetto a mansioni che hanno a che fare con la tutela della sicurezza di tutti i dipendenti. O, ancora, dei lavoratori con specializzazioni/licenze indispensabili all’attività o assunti in edilizia per uno specifico appalto.

 

Green pass in azienda 4

Il decreto 127 del 21 settembre scorso aveva già disposto che i controlli sui green pass potessero essere fatti a campione. Oggi le linee guida sulla pubblica amministrazione danno un elemento di informazione in più: i controlli devono riguardare almeno il 20% della popolazione aziendale.

 

Inoltre i controlli a campione vanno fatti a rotazione, coinvolgendo di conseguenza nell’arco dei cinque giorni all’interno della settimana lavorativa tutta la popolazione aziendale. Il decreto della presidenza del Consiglio su indicazione dei ministri della Salute e della Pubblica amministrazione suggerisce poi che i controlli a campione siano fatti «prioritariamente» durante la mattinata, quindi poco dopo l’ingresso in fabbrica o in ufficio.

 

Osho Green Pass Vaccino Lavoro

La ratio della misura è facile da intuire: fare in modo che un eventuale dipendente infetto resti il meno possibile a contatto con i colleghi e si riduca così il rischio di focolai. Alcune grandi aziende si stanno attrezzando per consentire ingressi automatici ai tornelli con lettori abilitati a rilevare i pass e poi controlli a campione all’interno per verificare che il pass utilizzato sia davvero del dipendente.

 

Sono soggetti all’obbligo di green pass anche «i dipendenti delle imprese che hanno in appalto i servizi di pulizia o ristorazione, il personale delle imprese di manutenzione che, anche saltuariamente, accede alle infrastrutture, gli addetti alla manutenzione e al rifornimento dei distributori automatici di caffè e merendine, quelli chiamati anche occasionalmente per attività straordinarie, i consulenti, i collaboratori, nonché chi frequenta corsi di formazione, i corrieri che recapitano posta, destinata ai dipendenti che dovessero riceverla in ufficio (anche i corrieri privati dovranno essere provvisti di green pass se accedono alla struttura)».

 

Green pass universita

Questo ha dettagliato il decreto della presidenza del Consiglio emanato ieri. Devono avere il green pass anche i lavoratori «somministrati»: coloro che sono distaccati all’interno di un’impresa da un’agenzia privata per il lavoro. In questo caso l’Agi, l’associazione giuslavoristi italiani, sollecita una semplificazione delle procedure, visto che oggi questi lavoratori sono soggetti a un doppio controllo del green pass: da parte dell’agenzia che li ha assunti ma anche nell’azienda in cui lavorano.

 

Un conto è dichiararsi senza green pass, un altro è «barare» e entrare in azienda o nell’amministrazione pubblica senza il certificato aggirando i controlli. In questo secondo caso, oltre a rimanere a casa in assenza ingiustificata senza stipendio, si deve pagare una sanzione amministrativa che va dal 600 ai 1.500 euro. Oltre a questo vanno messe in conto sanzioni disciplinari.

 

green pass

Tra gli esperti di diritto del lavoro non si esclude che nei casi più gravi si possa arrivare anche al licenziamento. Le linee guida della presidenza del Consiglio dei ministri sulla pubblica amministrazione chiariscono in aggiunta che «non è esclusa la responsabilità penale per i casi di alterazione o falsificazione della certificazione verde Covid-19 o di utilizzo della certificazione altrui».

 

Per finire, il datore di lavoro è tenuto a segnalare al prefetto il lavoratore entrato in azienda senza il certificato verde. Un obbligo aggiuntivo che però non piace alle associazioni delle imprese. «Non siamo addetti di pubblica sicurezza», lamentano infatti molti imprenditori. In generale, la disponibilità della certificazione verde non può essere oggetto di autocertificazione da parte dei dipendenti e fornitori.

 

Il dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) approvato ieri contiene le linee guida preparate dai ministri della Pa e della Salute, Renato Brunetta e Roberto Speranza, per il rientro in ufficio dei dipendenti della Pubblica amministrazione. Dal 15 ottobre quindi potranno riaprire completamente gli uffici delle 32 mila amministrazioni pubbliche.

 

green pass

«Si completa la cornice - dice Brunetta - per garantire il ritorno alla piena operatività, a partire dagli sportelli e dal back office». In attesa della regolazione del lavoro agile nell’ambito della discussione in corso sul Contratto nazionale di categoria, e fino al 31 dicembre 2021 ogni amministrazione può ancora però far lavorare da remoto i propri dipendenti per alcuni giorni della settimana e a rotazione.

 

L’importante è che vengano garantiti i servizi agli utenti, un’adeguata rotazione di turni e un’adeguata dotazione tecnologica e la riservatezza dei dati trattati in lavoro da remoto. Il dpcm prevede inoltre la mobilità tra uffici e aree diverse e «ogni misura di riorganizzazione interna» in caso di mancanza di personale perché senza green pass. Previste anche, in via d’urgenza, convenzioni tra enti.

 

MARIO DRAGHI E IL GREEN PASS BY OSHO

Le aziende che operano nella logistica dei porti paghino i tamponi ai dipendenti non vaccinati. Questa la raccomandazione contenuta in una circolare del ministero dell’Interno. Ma i porti non sono l’unico contesto lavorativo a rischio disagi con l’entrata in vigore venerdì prossimo del green pass obbligatorio.

 

Tutta la filiera della logistica è sotto pressione. Perché molti autotrasportatori sono stranieri e tra questi diversi o non sono vaccinati o sono vaccinati con sieri non riconosciuti in Italia. Ma non è solo questo. Nell’autotrasporto può bastare una sola persona a bloccare la consegna di un carico. «Fra due giorni si rischia il caos, con un’incognita enorme nei rifornimenti e sul funzionamento regolare dei trasporti e della logistica», avverte Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto-Confcommercio.

 

MARIO DRAGHI GREEN PASS

«Siamo per i vaccini, convinti che siano una misura di sicurezza indispensabile. Ma nell’autotrasporto il 30% degli operatori non è vaccinato. Sono in gran parte lavoratori stranieri, ma ci sono anche diversi italiani». Filt, Fit e Uiltrasporti, le categorie dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil, ieri hanno chiesto al governo che la «raccomandazione» alle aziende a pagare i tamponi ai dipendenti senza pass sia estesa a tutta la filiera di trasporti e della logistica. Da monitorare anche la situazione del trasporto pubblico locale.

 

A taccuini chiusi le associazioni delle imprese confessano i loro timori: soprattutto tra i piccoli, con i cassetti pieni ordini e in difficoltà per la presenza in azienda di una quota di dipendenti senza il certificato, qualcuno potrebbe omettere le verifiche. Ma il decreto legge 127 del 21 settembre affida proprio al titolare dell’impresa la responsabilità del controllo del green pass: chi lo omette rischia una sanzione amministrativa dai 400 ai 1.000 euro. In caso di violazione reiterata, la sanzione amministrativa è raddoppiata.

 

green pass sui trasporti pubblici 2

La stessa multa è comminata al datore di lavoro che non predispone le misure organizzative necessarie. Per cominciare, l’imprenditore deve incaricare un responsabile dei controlli. Quando si trova nelle condizioni di rinunciare a un dipendente senza pass, può attivare un sistema di sostituzione interno. Soltanto le piccole aziende con meno di 15 dipendenti possono sostituire il lavoratore per un periodo di dieci giorni prolungabile con altri dieci. Le associazioni delle piccole imprese dell’artigianato e del commercio lamentano la difficoltà, anche volendo, di sostituire i lavoratori assenti a causa delle mancanza di personale specializzato. Contestano inoltre l’aggravio contributivo che comporta l’utilizzo del contratto a termine (più oneroso rispetto al contratto a tempo indeterminato).

Ultimi Dagoreport

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...