guardrail guard rail incidente strage mestre

VIAGGIARE INSICURI – LA STRAGE DI MESTRE NON DOVREBBE SORPRENDERE: IN ITALIA CI SONO ALMENO 600MILA CHILOMETRI DI STRADE CON GUARDRAIL CHE NON RISPETTANO I PIÙ MODERNI STANDARD DI SICUREZZA – A QUESTO SI AGGIUNGE IL FATTO CHE LA NORMATIVA EUROPEA SULLE BARRIERE DI SICUREZZA È VECCHIA DI TRENT’ANNI – CALAMANI (AISICO): “GLI ENTI LOCALI NON HANNO RISORSE, OBBLIGHI DI LEGGE E NEPPURE LA COMPETENZA TECNICA PER ADEGUARE LE BARRIERE. INOLTRE I NUOVI VEICOLI ELETTRICI SONO PIU’ PESANTI...”

Estratto dell’articolo di Marco Morino per “Il Sole 24 Ore”

 

pullman caduto dal cavalcavia a mestre

Il terribile incidente di Mestre ripropone con forza il tema della sicurezza passiva lungo le strade italiane. Tecnicamente si definisce sicurezza passiva tutto ciò che sta al di fuori del veicolo, ma impatta sulla sicurezza dei trasporti. I guardrail rientrano a pieno titolo nel concetto di sicurezza passiva.

 

[...] c’è un primo dato che dovrebbe spingere i decisori pubblici e il mondo politico in generale a effettuare una profonda riflessione: in Italia, parlando di barriere di sicurezza, ci sono almeno 600mila chilometri di strade comunali, provinciali e regionali a rischio in quanto le amministrazioni locali, a cui è affidata la gestione di queste infrastrutture, non hanno né le risorse finanziarie, né gli obblighi di legge e neppure la competenza tecnica per adeguare le barriere ai più moderni standard di sicurezza.

 

pullman caduto dal cavalcavia a mestre - dinamica dell incidente

Se poi aggiungiamo il fatto che la normativa sulle barriere di sicurezza, a livello europeo e non solo italiano, è vecchia di 30 anni, si comprende quali rischi si corrano quotidianamente lungo le strade.

 

A lanciare un simile allarme è un’autorità in materia: la società Aisico, attraverso il suo amministratore delegato Stefano Calamani. Aisico è un’eccellenza del made in Italy nei crash test e nelle prove di impatto dei veicoli contro barriere di sicurezza stradali e attenuatori ferroviari. Spiega Calamani: «Ciò che è accaduto a Mestre ci deve spingere a ragionare sul sistema globale della sicurezza stradale in Italia. Ci sono tre criticità: i guardrail, i ponti e le gallerie. Ora si parla continuamente di veicoli elettrici. Bisogna sapere che questi veicoli pesano molto di più di quelli tradizionali. Le norme di crash, inoltre, risalgono a circa trent’anni fa, quando i mezzi in circolazione erano assai diversi rispetto a oggi.

 

bus precipitato da un cavalcavia a mestre 2

Quindi, in caso di impatto con un veicolo elettrico, gli attuali guardrail, anche quelli di ultima generazione, non sono in grado di contenerlo, proprio perché pesa assai di più e, in caso di incendio, i motori elettrici sono molto più difficili da spegnere». [...]

 

Continua Calamani: «Lei sappia che questi pullman a doppia altezza nessuna barriera al mondo li può contenere, perché hanno un baricentro talmente alto che appena sbattono contro la barriera si ribaltano. Se noi consentiamo di mettere sulle strade dei veicoli alti, che pesano di più, che hanno velocità più elevate rispetto agli standard di trent’anni fa e poi non adeguiamo le norme sulle barriere, abbiamo un enorme problema». E così, stante l’immobilismo della politica, spetta ai privati come Aisico farsi avanti.

 

bus incidente mestre guard rail

La società italiana, in collaborazione con il mondo accademico, è impegnata a presentare alla Commissione europea una proposta di revisione delle norme sulle barriere di sicurezza. Le quali, a loro volta, devono evolvere verso un concetto smart: non più un semplice pezzo di ferro montato a bordo strada, ma installazioni dotate di sensori, luci integrate e così via.

 

Prosegue il ceo di Aisico: «La responsabilità della revisione delle norme non può certo ricadere sulle spalle dei privati. Deve essere innanzi tutto l’Europa a ridefinire le regole, oggi del tutto obsolete. In particolare, non è previsto alcun obbligo per i gestori delle strade di adeguare le barriere ai nuovi standard. Qui però bisogna distinguere: lungo i 6mila chilometri della rete autostradale a pedaggio, gli investimenti in sicurezza sono adeguati.

 

Anche lungo la rete Anas (25mila chilometri) c’è attenzione. Il problema si pone per tutto il resto della viabilità ordinaria, che fa capo agli enti locali, ovvero ai circa 600mila chilometri di strade comunali, provinciali e regionali, dove la situazione è nel complesso disastrosa, anche perché le amministrazioni non hanno alcun obbligo di sostituzione dei guardrail». Al riguardo, esiste solo una norma molto generica del Codice della strada, là dove si dice che un ente che gestisce una strada deve tenere in ordine la propria rete stradale. Niente di più.

bus incidente mestre guard rail

 

«Ma anche ammesso che ci sia un obbligo – sottolinea Calamani – mancano sia le risorse finanziarie sia le capacità tecniche per adeguare le proprie barriere. L’amara verità è che siamo stati fortunati, dopo il caso di Avellino, dove si è verificato un incidente più o meno analogo a quello di Mestre, che per 10 anni non sia più accaduto niente del genere. Ma se avessimo incidenti del genere anche tre, quattro, cinque volte l’anno non ci sarebbe da sorprendersi».

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