embrione uomo pecora

SIAMO UOMINI O PECORE? L'EMBRIONE IBRIDO PECORA-UOMO POTREBBE RAPPRESENTARE UNA SVOLTA SUL FUTURO DEI TRAPIANTI: L’IDEA E’ “PRODURRE” ORGANI COMPATIBILI - TRA UNA GRANDE SCOPERTA SCIENTIFICA E LA SUA APPLICAZIONE PRATICA NON PASSANO MAI MENO DI VENT'ANNI. ABBIAMO QUALCHE SOPERANZA DI NON FARE "BEEEE"

Edoardo Boncinelli per “il Corriere della Sera”

 

EMBRIONE UOMO PECORA

Un embrione con una parte rossa, ben individuabile, corrispondente alla componente cellulare umana, ci fa vedere in concreto di cosa siamo capaci. Un animale chimerico composto di cellule umane e non umane. L'ultima volta era stato creato un embrione di maiale, quello della foto. Ora gli scienziati dell'Università della California sono riusciti dopo un anno a fare la stessa cosa con una pecora. Gli embrioni sono stati distrutti dopo quattro settimane - il limite massimo consentito per legge - ma il risultato rappresenta un passo avanti verso la possibilità di far crescere organi umani negli animali.

 

Le cellule umane sono colorate in rosso in modo da poterle seguire, sia per individuare la parte totalmente umana sia per visualizzare quelle sparse nell'embrione. Questo fa capire quante sono, nonostante tutto. Nel caso del maiale erano una su centomila, in quello della pecora si parla di una cellula umana su diecimila.

TRAPIANTO DI RENE

 

Siamo cioè stati capaci di produrre una chimera che ha un numero abbastanza alto di cellule umane che devono poi servire a ridurre il rigetto dell' organo da parte della persona trapiantata. Perché queste strane chimere sono state prodotte proprio per costruire organi in abbondanza che possano attecchire nell' organismo che li riceve.

 

Di queste cose la fantascienza ha parlato spesso. Ora però ci troviamo davanti alla realtà. Il secolo scorso è stato, tra le altre cose, anche il secolo dei trapianti. Le tecniche hanno fatto progressivamente spettacolari passi avanti, ma c'è sempre un problema di numeri: gli organi da trapiantare non sono mai abbastanza per le nostre esigenze.

 

trapianto cuore

Da qui la necessità di aggirare l'ostacolo, creando nuovi organi in laboratorio. Questi devono essere di un organismo comparabile all'uomo per dimensioni e per fisiologia. Se poi si vuole che un trapianto attecchisca, deve avere anche qualcosa di umano o, per lo meno, niente di scandalosamente diverso. Si è pensato quindi subito agli xenotrapianti, organi di animali compatibili con la loro utilizzazione pratica. In prima battuta ci si rivolse ai maiali che per varie ragioni presentano dei vantaggi, ma occorreva ottemperare a due requisiti: abbondanza di organi da poter utilizzare e tolleranza da parte dell' ospite umano.

 

Si pensò allora alla formazione di ibridi genetici uomo-animale, un obbiettivo non difficile da raggiungere dopo la pecora Dolly e gli esperimenti consimili. Si mescolano cellule di una specie e dell' altra e si fa partire lo sviluppo dell' embrione corrispondente, salvo interromperne la gestazione quando potrebbe andare troppo avanti. Enormi investimenti sono stati fatti su tali tecnologie soprattutto negli Usa, ma non si è mai passati alla fase operativa.

embrione

 

Ora si è arrivati alla pecora, che presenta diversi vantaggi teorici e pratici sul maiale: occorrono meno embrioni per ottenere una gravidanza e anche meno tempo per costruire gli organi da trapiantare. Un primo esperimento è andato in porto all' Università della California. Tra una grande scoperta scientifica e la sua applicazione pratica non passano mai meno di vent'anni. Ed è facile prevedere che in questo caso ce ne vorranno anche di più.

 

Sarà vera gloria? Difficile dirlo e possiamo solo metterci nella diposizione d' animo di attendere e seguire con interesse. Le prospettive sono indubbiamente eccitanti, anche per il concomitante progresso in tutte le tecniche genetiche e cellulari.

 

EMBRIONE

Se proprio l' obiettivo pratico non fosse facile da raggiungere, avremmo sempre imparato qualcosa di biologia e della biologia più profonda e viva. In fondo questo è il vero ruolo della scienza: imparare, diffondere e imparare ancora. Se poi c' è anche un vantaggio pratico, meglio. Di solito le applicazioni pratiche non mancano mai, anche se spesso vengono dalla direzione da cui non ci si aspettava che venissero.

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