beppe sala stadio san siro meazza

“ABBIAMO VENDUTO SAN SIRO PER EVITARE CHE INTER E MILAN COSTRUISSERO IL NUOVO STADIO FUORI MILANO” - IL GIORNO DOPO LA PERQUISIZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA NEGLI UFFICI COMUNALI, IL SINDACO BEPPE SALA OFFRE LA SUA RICOSTRUZIONE DEI FATTI AL CENTRO DEL NUOVO FILONE DI INCHIESTA SULLA CESSIONE DEL MEAZZA – TRA I 9 INDAGATI ANCHE IL DIRETTORE GENERALE DEL COMUNE CHRISTIAN MALANGONE CHE SU CONSIGLIO DELL’AVVOCATO BLINDA PC E TELEFONO: NEGATI AI FINANZIERI I CODICI PER SBLOCCARLI - QUELLA COMUNICAZIONE DEL 2025 DA CUI PER I PM “SI DESUME LA POSSIBILITÀ CHE L’ASSESSORE TANCREDI ANCORA STESSE FACENDO QUANTO POSSIBILE PER ASSECONDARE GLI INTERESSI DELLE SQUADRE”

Luigi Ferrarella per corriere.it – Estratti

STADIO MEAZZA IN SAN SIRO

 

Se siete capaci - è come se martedì mattina avesse detto agli inquirenti venuti a Palazzo Marino a sequestrargli i dispositivi informatici-, apriteveli da soli.

 

A sorpresa, unico tra i 9 indagati, e come assai raramente si vede fare ai «colletti bianchi» in occasione di perquisizioni, nell’inchiesta sulla cessione dello stadio di San Siro il direttore generale del Comune di Milano, Christian Malangone, braccio destro del sindaco Beppe Sala,

 

non ha voluto accendere il computer del suo ufficio e fornirne alla Guardia di Finanza le password di accesso, e non ha voluto dare agli inquirenti il codice di sblocco del proprio telefono cellulare: apparecchi sui quali la Procura di Milano nel decreto autorizzativo gli spiegava di voler cercare la messaggistica «indispensabile fonte di prova in considerazione del fatto che Malangone risulterebbe essere stato il soggetto a più diretto e stretto contatto con gli interlocutori privati» Inter e Milan.

CHRISTIAN MALANGONE

 

Cioè con le due società a beneficio delle quali il Comune, dal 2019 e sino in particolare all’«Avviso Pubblico» del 24 marzo 2025, per i pm Cavalleri-Filippini-Polizzi ha orientato una «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente», ipotesi di reato a carico di Malangone e altre 8 persone (tra dirigenti comunali e consulenti dei due club) nell’avere «strumentalmente predisposto in modo sartoriale» i vari passaggi procedurali allo scopo di «allontanare o dissuadere potenziali offerenti diversi da quelli prediletti ex ante».

 

La scelta di Malangone, adottata su indicazione del suo difensore Domenico Aiello, è perfettamente legittima, rientrando tra le facoltà di chiunque (indagato o no) si veda sequestrare telefoni e pc: a fornire invece le password è stata ad esempio la sua vice, cioè la non indagata vicedirettrice generale del Comune, Carmela Francesca, «a stretto contatto con Malangone, motivo per cui detiene e informazioni e documenti utili» (cioè probabilmente molti degli stessi messaggi sul telefonino di Malangone).

 

ada lucia de cesaris

(…)

 

Proprio dalle chat altrui sono arrivate martedì sia l’ipotesi di «rivelazione di segreto» contestata a Malangone (la condivisione con la consulente dell’Inter, l’avvocato ed ex assessore all’Urbanistica Ada De Cesaris, di una bozza di delibera comunale tra il 4 e 5 novembre 2021 sulla «dichiarazione di pubblico interesse»); sia una seconda ipotesi di rivelazione di segreto invece non contestata perché già prescritta (una bozza di delibera comunale fatta avere a De Cesaris tra il 6 e l’8 novembre 2019); sia altre tre circostanze su cui i pm scrivono di voler cercare la chiusura del cerchio indirettamente suggerita dai messaggi altrui.

 

GIANCARLO TANCREDI

E cioè una anticipazione a De Cesaris sull’indice di edificabilità il 31 ottobre 2021; una interlocuzione nel 2024 (sul vincolo di interesse culturale dello stadio) con Katherine Ralph del fondo Oaktree proprietario dell’Inter; e una comunicazione del 2025 da cui per i pm «si desume» la possibilità che l’assessore Tancredi «ancora stesse facendo quanto possibile per assecondare gli interessi delle squadre».

 

 

MILANO, L'INCHIESTA SULLA VENDITA DI SAN SIRO, LA DIFESA DI SALA

Monica Colombo, Chiara Evangelista e Giampiero Rossi per corriere.it - Estratti

 

«Abbiamo ipotizzato la ristrutturazione dello stadio esistente. La posizione dei club era ed è però chiarissima: o uno stadio o via da Milano».

 

beppe sala foto lapresse

Il giorno dopo la perquisizione negli uffici comunali da parte della Guardia di finanza, il sindaco di Milano Beppe Sala parla attraverso i suoi profili social, e offre la sua ricostruzione dei fatti al centro del nuovo filone di indagini sulla vendita dello stadio di San Siro.

 

Sala rievoca quella scelta: «Avrei potuto tirare a lungo e lasciare questa patata bollente al prossimo sindaco. Certo, i milanesi avrebbero visto partire i lavori per il nuovo stadio di Roma, per fare un esempio, mentre a Milano ci si sfiniva in dibattiti fra partiti, comitati etc etc. Ma non sarebbe stato da me.

 

Questa città non merita un sindaco passacarte. E speriamo non lo avrà mai». Quindi spiega ancora: «Meglio Milano con uno stadio nuovo o Inter e Milan a San Donato? lo sono per la prima ipotesi.

 

beppe sala

Credo anche la stragrande maggioranza dei milanesi. Lo stadio e le aree limitrofe si sarebbero potute vendere a un prezzo diverso? Abbiamo fatto fare una doppia valutazione. La prima dall’Agenzia delle Entrate, che ci ha indicato un prezzo che è stato poi quello sul quale si è raggiunto un accordo. La seconda da Politecnico e Bocconi, che addirittura hanno ipotizzato un prezzo più basso. Più di così...».

 

 

Insomma, trascorse poco più di 24 ore dalla notizia della nuova inchiesta sull’urbanistica milanese, Beppe Sala sembra assumere un diversa postura rispetto alla procura. Dalla sua ha l’appoggio politico del Pd (però ancora in prudente silenzio), dei centristi di Azione e dei riformisti di Italia viva. Sotto la lente della procura in particolare ci sarebbe l’avviso pubblicato da Palazzo Marino il 24 marzo per verificare se ci fossero ulteriori soggetti interessati a rilevare lo stadio.

 

giuseppe marotta foto mezzelani gmt 0032

«Bisogna chiarire che la Legge Stadi autorizza, anzi spinge i Comuni, a contrattare direttamente con i club locali, senza bisogno di alcun avviso pubblico — scrive Sala in proposito —.

 

L’avviso pubblico, quindi, è stato fatto solo per verificare che non ci fossero soggetti interessati a proporre soluzioni alternative a quella di Milan e Inter. I 35 giorni erano previsti solo per una generica manifestazione di interesse all’acquisto, o alla ristrutturazione dello stadio. Se poi fosse pervenuta qualche manifestazione di interesse si sarebbe stabilito un termine congruo per formulare una vera e propria offerta, con un livello di approfondimento più elevato».

 

beppe sala alla camera ardente di giorgio armaniGERRY CARDINALE A MILANOgiuseppe marotta foto mezzelani gmt 0029

(…)

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