L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE CI STA TRASFORMANDO IN UN BRANCO DI EGOMANI RINCOJONITI – UNO STUDIO DIMOSTRA CHE L'IA AMPLIFICA L’EFFETTO "DUNNING-KRUGER", UNA DISTORSIONE COGNITIVA A CAUSA DELLA QUALE LE PERSONE CHE SONO MENO BRAVE A FARE QUALCOSA TENDONO ANCHE A SOPRAVVALUTARE NOTEVOLMENTE LA PROPRIA BRAVURA NEL FARLO – PIÙ I "BOT" CI AIUTANO, PIÙ TENDIAMO A CREDERCI DEI FENOMENI, MENTRE GLI ESPERTI TENDONO A SOTTOVALUTARSI…
Estratto dell'articolo di Luca Tremolada per https://24plus.ilsole24ore.com/ - 4 novembre 2025
L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui normali tendono a sopravvalutare le proprie abilità. In altre parole, le persone che sono meno brave a fare qualcosa tendono anche a sopravvalutare notevolmente la propria bravura nel farlo, mentre coloro che sono realmente abili tendono a non rendersi conto del loro vero talento. […]
Dopo decenni di studi, ma bastava un po’ di sano buon senso, ci siamo accorti che gli algoritmi e i social amplificano questo disturbo. E non tanto perché gli influencer di successo o i content creator più famosi si sopravvalutino, quanto perché l’algoritmo che seleziona i contenuti non premia solo la qualità del contenuto. Nell’era dell’intelligenza artificiale questa situazione peggiora ulteriormente.
Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior dal titolo «L’intelligenza artificiale ti rende più intelligente, ma non più saggio», sostiene che tutti i partecipanti erano incapaci di stimare le proprie prestazioni dopo aver completato una serie di attività utilizzando ChatGPT. E, sorprendentemente, i peggiori erano proprio i partecipanti «competenti in intelligenza artificiale». Cosa vuole dire? Più l’AI ci aiuta, più tendiamo a credere di essere bravi.
In buona sostanza, il gruppo di ricerca, coordinato da Luís M. Fernandes, ha chiesto a un campione di volontari di affrontare una serie di test cognitivi – ragionamento, logica, comprensione – con e senza il supporto di un assistente AI. Il risultato è stato netto: le prestazioni oggettive miglioravano grazie all’aiuto dell’algoritmo, ma la percezione soggettiva delle proprie capacità peggiorava. In altre parole, la macchina ci fa ottenere risposte migliori, ma ci rende meno consapevoli dei nostri limiti.
La cosa interessante è che il classico schema del Dunning-Kruger – la curva a U rovesciata in cui i meno esperti sovrastimano le proprie capacità e i più esperti le sottovalutano – sparisce completamente. Al suo posto compare una linea piatta di fiducia eccessiva. Tutti si credono sopra la media, anche quelli che non lo sono.
Gli studiosi parlano di «metacognitive decay», un decadimento della consapevolezza di sé che cresce proprio con l’uso dell’AI. E il fenomeno è più marcato tra chi dichiara di conoscere meglio la tecnologia. Più siamo familiari con l’intelligenza artificiale, meno siamo capaci di giudicare se l’AI – e noi con lei – stiamo davvero facendo bene.
Lo spiegano così i ricercatori: l’AI agisce come uno specchio distorto. Riflette un’immagine più brillante delle nostre capacità, ma allo stesso tempo ci impedisce di vedere le zone d’ombra. È un po’ come indossare occhiali che correggono la vista ma tingono tutto di luce artificiale. Si vede meglio, ma si crede di vedere perfettamente. […]
effetto dunning kruger
effetto dunning kruger 2
dunning kruger 1



