billionaire briatore

1. CHE CI FA LA CUOCA DI FLAVIO BRIATORE NELLA LISTA DELL’EX INFORMATICO FALCIANI? 2. BARBARA F., 36 ANNI, DISOCCUPATA, DOMICILIATA IN UN QUARTIERE PERIFERICO DI BRESCIA: “HANNO USATO IL MIO NOME PER INTESTARMI UN CONTO DA 39 MLN DI DOLLARI SENZA DIRMELO”

1. BRIATORE E LA CUOCA RICCA A SUA INSAPUTA: LE INTESTÒ 39 MILIONI

Paolo Biondani e Vittorio Malagutti per “la Repubblica”

 

Tra i 7.500 italiani della lista Falciani c’è anche una cuoca di Brescia con un conto da 39 milioni di dollari. Una cuoca di 36 anni, Barbara F., al momento disoccupata che vive in un quartiere di periferia della città lombarda. Lo rivela “l’Espresso” che nel numero oggi in edicola torna a occuparsi della lista Falciani, l’elenco dei clienti con il conto alla Hsbc di Ginevra.

 

presentazione del libro di herve falcianipresentazione del libro di herve falciani

Tra le decine di personaggi citati nell’inchiesta del settimanale c’è il manager Giancarlo Boschetti, già amministratore delegato (nel 2003) di Fiat auto. E poi lo stilista Renato Balestra, gli eredi del regista Sergio Leone, il direttore finanziario di Acea, la società di servizi pubblici controllata dal comune di Roma. Un conto di poche migliaia di dollari viene invece associato nella lista al nome di Massimo Pessina, che di recente, in cordata con altri investitori, si è offerto di rilevare l’Unità, il quotidiano assente dalle edicole dalla scorsa estate ora in liquidazione.

FLAVIO BRIATORE ALLA BOCCONIFLAVIO BRIATORE ALLA BOCCONI

 

Ma la storia più sorprendente è senz’altro quella della cuoca di Brescia. Una vicenda incredibile, almeno in apparenza. Tutto diventa più chiaro se si pensa che Barbara tra il 2005 e il 2006 ha lavorato per il team Renault di F1, all’epoca diretto da Flavio Briatore. «Hanno usato il mio nome — accusa Barbara — per intestarmi un conto svizzero senza dirmelo».

 

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Chiamata dalla Guardia di Finanza che le ha chiesto di giustificare quel deposito milionario, l’ex cuoca della scuderia Renault è riuscita a dimostrare la sua estraneità a quegli affari off shore. La verifica fiscale si è chiusa «senza alcuna contestazione», perché il conto svizzero è risultato «non riconducibile a Barbara F.», si legge nei documenti d’indagine. Anche il nome di Briatore, che ormai da un paio di decenni risiede a Londra, compare nella lista Falciani.

 

E nell’elenco dei clienti c’è anche la Formula business ltd, una società off shore delle Isole Vergini Britanniche riconducibile al fondatore del Billionaire. Scagionata da ogni accusa, la cuoca è stata sentita dagli investigatori come parte lesa in una denuncia contro ignoti: «Per ragioni non note a questo ufficio», segnala la Guardia di Finanza alla Procura, «il conto svizzero è stato acceso e movimentato utilizzando fraudolentemente i suoi dati anagrafici».

 

Le sorprese non sono finte, perché, come rivela “l’Espresso”, tra i file trafugati sette anni fa da Hervé Falciani, all’epoca consulente informatico di Hsbc, ce ne sono alcuni intestati a ordini e istituzioni religiose.

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Più di 500mila dollari risultano associati all’Opera don Guanella. «Quei conti ci servivano per i nostri scopi assistenziali in Svizzera», ha spiegato a “l’Espresso” l’economo dell’ente religioso. Anche la provincia lombarda dei Frati minori Cappuccini era titolare di un conto nella banca ginevrina con quasi 35 mila dollari. «È stato aperto molto tempo fa per raccogliere denaro da destinare alle nostre missioni», si è giustificato un portavoce dell’Ordine, precisando che il deposito è stato azzerato.

 

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Stessa sorte anche per un altro conto con la targa di un ente religioso, quello delle suore missionarie Scalabriniane. A questa intestazione nella lista Falciani non corrisponde nessuna cifra, segno che il conto è stato estinto prima del 2007, l’anno a cui risale l’elenco dei clienti della Hsbc di Ginevra.

 

 

2. FALCIANI, CAPITOLO 2: DAL PRETENDENTE DELL’UNITÀ AI LEONE

Carlo di Foggia per “il Fatto Quotidiano”

   

herve falcianiherve falciani

La lista Falciani non smette di regalare sorprese, e nomi, a partire dallo stilista Renato Balestra, per finire all'ex ad di Fiat auto Giancarlo Boschetti e agli eredi di Sergio Leone. In mezzo decine di imprenditori, broker e azionisti di importanti imprese. La seconda tranche degli illustri correntisti italiani della banca Hsbc è stata ricostruita grazie alle carte dell'Internation International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) rivelate ieri dall'Espresso.

 

Solita premessa: la presenza tra i 7.499 connazionali dell'elenco sottratto dal perito informatico Hervè Falciani non basta per essere qualificati come evasori fiscali, è sufficiente, infatti, dichiarare i conti al Fisco italiano. Fiduciarie anonime in paradisi fiscali e prestanome, però, abbondano.

 

renato balestra (3)renato balestra (3)

È il caso, per dire, della Famiglia Agrati, proprietaria dell'omonimo gruppo di Monza che produce bulloni (300 milioni di fatturato): il conto (6,8 milioni di dollari) è associato all'ad Cesare Annibale Agrati, ma altri depositi sono intestati all'Agrati Internationa dell’ isola di Madeira, noto paradiso fiscale. Lo stesso fiduciario della Agrati si occupava anche della Almeo di San Giuliano Milanese (8,7 milioni): “Nessuna irregolarità è emersa dalle verifiche”, ha fatto sapere l'azienda.

   

Nessun commento invece da Renato Balestra (conto da 1,5 milioni) e dalla stilista Carla Sozzani (1,1 milioni), signora della moda milanese insieme alla sorella Franca, direttrice di Vogue Italia. Stesso discorso per il costruttore Massimo Pessina, candidatosi a rilevare L'Unità, il quotidiano del Pd ora in liquidazione: il conto è stato chiuso nel 2003, quando ammontava a 9 mila dollari.

 

Nel 2008 Pessina venne indicato anche nella lista dei correnti italiani in Liechtenstein, e, nel 2010, della Smi bank di San Marino. Boschetti, invece, in Fiat fino al 2003 come responsabile del settore auto ha spiegato di aver chiuso il conto nel 2010 aderendo allo scudo fiscale voluto nel 2009 da Giulio Tremonti: nel 2003 aveva 182 mila dollari.

 

herve falciani 4herve falciani 4

Ha scudato i soldi (275 mila dollari) anche Franco Balsamo, direttore finanziario di Acea, la Multiutility del comune di Roma. Non è chiaro, invece, se abbiano usufruito dello scudo anche gli eredi della ricchissima dinastia Manuli (Antonello, Elisabetta, Alessandra), patron della Manuli Rubber Industries, multinazionale dei tubi in gomma, proprietari, tra le altre cose, di Ticketone e delle terme di Saturnia: “Tutte le posizioni sono in regola”, ha spiegato una nota della famiglia (17 milioni, il conto).

 

Tra i nomi, anche quello di Andrea Leone, figlio del regista Sergio, scomparso nel 1989: insieme alle sorelle Francesca e Raffaella e alla madre Carla Ranalli ha un deposito di 2,5 milioni: è parte dell'eredità paterna, ha spiegato. Ma la lista è lunga e contiene decine di nomi di piccoli e medi imprenditori, broker come Giovanni Curioni (“è vero ma la mia posizione è stata regolarizzata) o manager come Alessandro Gumier (2,7 milioni), un passato in Unicredit e ora alto dirigente di Bank of America in Italia. Chi invece ha chiuso il conto, nel 2007, è Maria Concetta Patti. La famiglia Patti controllava la Valtur, big del settore turistico ora in amministrazione straordinaria. Il padre di Maria Concetta, Carmelo è finito sotto indagine per presunti rapporti con il clan mafioso del boss Matteo Messina Denaro.

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