mattia maestri in vetrina a casalpusterlengo

PAZIENTE UNO SARÀ TUA SORELLA - MATTIA MAESTRI, IL MARATONETA CHE FU IL PRIMO ITALIANO CUI DIAGNOSTICARONO IL CORONAVIRUS, ORA FINISCE IN VETRINA: SI TRATTA DEL NEGOZIO DELLA MOGLIE E DELLA SUOCERA A CASALPUSTERLENGO - ''DOPO IL RICOVERO MI HANNO OFFERTO SUPPORTO PSICOLOGICO VISTO CHE TUTTA ITALIA PARLAVA DI ME COME UN UNTORE. MA NON HO SENSI DI COLPA PERCHÉ…''

 

 

1. MATTIA MAESTRI, IN VETRINA LA FOTO CON MOGLIE E BIMBA: IL «GRAZIE» DEL PAZIENTE 1 GUARITO DAL COVID

Francesco Gastaldi per il ''Corriere della Sera'' - Milano

 

 

«Noi che abbiamo avuto la forza di ripartire... voi clienti e amici che ci siete stati vicini in questi mesi. A voi il nostro grazie e... Viva l’Italia!». Firmato Mattia, Valentina e Giulia. Anche una foto può ridare speranza. Specie se i protagonisti sono Mattia Maestri, il primo paziente di Codogno colpito dal Covid, e la sua famiglia. La foto con dedica è apparsa sabato pomeriggio nella vetrina di Madre Natura, l’erboristeria che Valentina, moglie di Mattia, e la madre Mara gestiscono a Casalpusterlengo.

 

mattia maestri in vetrina a casalpusterlengo

Per la cittadina lodigiana — ex «zona rossa» — è tempo di festa patronale (San Bartolomeo, con cartellone ridotto per le restrizioni Covid) e il concorso delle vetrine indetto dalla Pro loco, dal Comune e da Confcommercio è uno degli eventi di punta. Anche l’erboristeria della famiglia Maestri si è iscritta fra i 17 partecipanti. E il messaggio di speranza, con foto inedita e «Viva l’Italia» (il tema scelto dalla giuria), non è passato inosservato. «Dopo tutto quello abbiamo passato, loro e anche noi — racconta il sindaco Elia Delmiglio — quello di Mattia, Valentina e Giulia è un meraviglioso inno alla speranza. Ho visto concittadini commossi davanti dal messaggio. Davvero un bel gesto».

 

 

Tanti i curiosi che si sono fermati davanti alla vetrina o sono entrati in negozio per un saluto a Valentina e alla madre Mara che hanno tenuto aperto tutta la sera fino alle premiazioni (Mattia invece era a casa con la piccola Giulia, nata al Sacco il 7 aprile scorso). Nonostante il successo, la vetrina di Madre Natura non ha passato (con proteste) le selezioni della giuria popolare che, nonostante le frasi, la coccarda tricolore e tre linee dell’Erbolario disposte a tricolore ha preferito mandare sul podio altri candidati. Come una farmacia che ha esposto una Vespa, simbolo dell’Italia del rilancio, o l’edicola storica di Ivo Colombini (commerciante locale che ha sconfitto il Covid-19 dopo tre mesi attaccato al respiratore) che ha tappezzato le pareti con le prime pagine dei quotidiani dei trionfi mondiali dell’Italia a Spagna ‘82 e Germania 2006 finendo nella «top five».

 

MATTIA – IL PAZIENTE UNO DI CODOGNO

«Non conta il risultato ma il messaggio — ribatte Isacco Galuzzi, segretario generale di Confcommercio Lodi e presidente dei commercianti della Bassa Lodigiana — e quello lanciato da Valentina e Mattia è stato emozionante». Per i circa 500 commercianti della Bassa, zona rossa compresa, si profila un settembre molto difficile. «Meno di quanto accadrà nelle grandi città — obietta Galuzzi —: i nostri negozi vivono di più sul consumo interno, e se comunque la contrazione dei consumi si sta sentendo di pari passo con il calo della fiducia delle famiglie, un minimo di ripartenza c’è stato». Così come Casalpusterlengo, che mantenendo pur in edizione ridotta la sagra, ha dato un segnale che la vita va avanti. San Bartolomeo chiude i battenti omaggiando i morti della cittadina a causa del coronavirus: 150 persone. I loro nomi letti lunedì sera e scanditi a uno a uno, alle 21, in piazza del Popolo.

 

 

 

 

2. COVID, MATTIA: "MACCHÉ PAZIENTE UNO, LA DIFFUSIONE DEL VIRUS NON È COLPA MIA"

Carlo D’Elia per www.quotidiano.net

 

 

Tutta l'Italia lo ha conosciuto come il paziente 1, il primo caso di malato di Coronavirus nel nostro Paese. Era lo scorso febbraio, la malattia pareva relegata in Cina. Quando Mattia Maestri, 38enne di Codogno, venne ricoverato per Covid, l’Italia capì che il contagio era arrivato. Eppure questo manager lombardo amante dello sport non accetta di essere considerato il primo pezzo della lunga catena di contagi, ricoveri e dolore che ha scosso la penisola. "Non ho sensi di colpa", spiega lucido.

INFERMIERI ALL OSPEDALE DI CODOGNO CON MASCHERINE MA SENZA GUANTI

 

Perché dopo mesi di terapia, cure e riflessioni ha una certezza granitica, supportata anche da pareri sanitari: il virus era già in circolazione da tempo, ben prima di quel 20 febbraio quando lui fu ricoverato all’ospedale di Codogno con una grave polmonite e uno stato sanitario inspiegabile per una persona così giovane, sana e in forma. Il ricordo ricorrente è lo choc per la morte del padre, deceduto il 19 marzo scorso proprio a causa del Coronavirus. Un lutto che è una ferita aperta ma che Maestri ha cercato di rielaborare da solo, con le sue forze.

 

Maestri, tutti la conoscono come il paziente 1. Quante le pesa questa definizione?

"Sinceramente non credo di essere io la persona che ha portato un virus così pericoloso in Italia. E confesso che non mi pesa essere chiamato paziente 1".

Molti l’hanno definita così però fin dall’inizio. E si parlò a lungo di come si era contagiato...

"La cosa sicura è che sono il paziente che è stato certificato per primo. Ma non penso proprio di essere il paziente numero 1, visto che la malattia era già in giro ben prima del mio ricovero".

 

Si è mai chiesto perché si sia ammalato? Se può avere contagiato altre persone?

OSPEDALE CODOGNO LODI

"Quando sono stato ricoverato non sapevamo che il Covid potesse essere in giro anche in Italia. Nella mia testa non ho un ricordo particolare, non ho sensazioni di paura o sensi di colpa".

È stato difficile saltarci fuori?

"Sia al lavoro sia in ospedale mi hanno proposto un supporto psicologico per aiutarmi a superare questo choc. Ho detto di non averne bisogno".

 

Perché?

"L’importante è avercela fatta, aver superato questa terribile malattia ed essere qui con mia moglie e mia figlia".

Nel frattempo suo padre ha perso la vita per il Coronavirus.

"La cosa più dolorosa della mia terribile vicenda è proprio aver perso mio padre. Quando l’ho scoperto è stato terribile".

 

Ora lei come si sente?

"Molto bene. Pian piano ho recuperato la mia forma fisica. Dopo quasi cinque mesi dal mio risveglio al San Matteo ho ripreso tutti i venti chili che avevo perso dopo essere stato quasi un mese intubato. Ho ricominciato anche a correre, ma sento di non essere in grado di fare lunghi percorsi".

Sul volto ha ancora i segni del ricovero in terapia intensiva.

"Sì, è quello che rimane del tubo usato in terapia intensiva a Pavia. Il chirurgo plastico mi ha detto che potrei toglierlo con una piccola operazione, per ora però non ho ancora deciso se toglierlo o lasciarlo".

 

PRONTO SOCCORSO OSPEDALE CODOGNO

Qual è ora il suo sogno?

"Ne avrei uno sportivo: quello di partecipare a un Ironman (una gara di 3,8 km di nuoto, 180 km di ciclismo e 42,195 km di corsa, ndr). Avevo comprato la bici prima di tutto quello è accaduto. Forse un giorno riuscirò a farlo".

 

Nei giorni più difficili, quelli che l’hanno costretto a lottare per la vita nel reparto di terapia intensiva al San Matteo di Pavia, Maestri non ha mai mollato, come fanno i migliori maratoneti. Dimesso alla fine di marzo dopo una cura sperimentale con un cocktail di antivirali e farmaci utilizzati per contrastare l’Hiv, Maestri ha avuto sempre al suo fianco la moglie Valentina, la piccola Giulia, la figlia nata quattro mesi fa mentre lui lottava contro il Covid.

 

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