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LE MONACHE DI CLAUSURA SI FANNO UN GRAN CULO - INTERVISTA A UN'ANTROPOLOGA CHE HA VISSUTO IN DUE CONVENTI: ''INIZIANO ALLE 5 E FINISCONO ALLE 10 DI SERA, SENZA MAI PARLARE: SOLO PREGHIERE - NIENTE GIORNALI E TANTA OMERTA’. MA LE SUORE SONO PADRONE DEI LORO CORPI E DELLE LORO MENTI''

 

Lucia Esposito per “Libero Quotidiano”

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Di solito una donna che entra in un monastero di clausura non ne esce più. È come se venisse inghiottita da un buco nero, in un mondo di cui si sa troppo poco. Un mondo dove conta sparire e non apparire, pensare e non parlare.

 

Francesca Sbardella è entrata in due monasteri francesi di Carmelitane scalze, ha vissuto come una monaca di clausura e, quando ne è uscita, ha raccontato tutto nel libro "Abitare il silenzio" (pubblicato da Viella con foto di Franco Zecchin).

 

Sbardella, antropologa e storica delle religioni all' Università di Bologna, ci fa entrare in punta di piedi nei monasteri, ci porta per mano nel silenzio del refettorio e nelle celle spoglie, riferisce i discorsi che le monache tessono durante i pochi minuti di ricreazione. Attenta ai gesti, ai riti e agli sguardi che pesano come o forse più delle parole.

 

Come è riuscita a entrare in un monastero?

«Come postulante, come chi intende muovere i primi passi che portano alla clausura. La priora sapeva che sono una ricercatrice, ma molte monache no».

 

Com' è la vita in clausura?

«La cosa che mi ha più colpito è il silenzio. Un silenzio che non è naturale e che a tratti è quasi fastidioso. L' unica forma di espressione verbale è la preghiera. Le monache comunicano molto attraverso i gesti e gli occhi. Il quotidiano è scandito da una sequenza ordinata di silenzi e di momenti di preghiera, in cui è permessa solo la parola di devozione. Ho trovato una struttura fissa e vincolante. Il tempo è organizzato sulla base della cosiddetta liturgia delle ore, cioè il complesso di salmi, inni, preghiere e letture che ecclesiastici, monaci e religiosi di ambo di sessi devono recitare durante la giornata».

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Cosa l' ha colpita oltre al silenzio?

«La capacità di controllo del proprio corpo. Stanno ore e ore in ginocchio immobili, come se fosse una posizione naturale. Il silenzio si esprime anche attraverso i gesti. Quando camminano nei corridoi è come se volassero, io invece sentivo il mio corpo pesante avanzare nelle stanze, percepivo ogni minimo rumore che l' incedere dei miei passi produceva sui pavimenti antichi di secoli. Le monache aprono le porte come fossero incorporee, io non riuscivo a non far sentire il mio ingresso in una stanza. Ho provato a indossare le ciabatte, ma non è servito a nulla».

 

Ma cosa fanno tutto il giorno oltre a star zitte?

«Il loro è un silenzio che ha dentro molta vita, loro stesse lo definiscono un "silenzio abitato". I ritmi sono frenetici. Pensi che io facevo fatica a star dietro a tutte le attività della giornata, non ho mai avuto tempo per me né come studiosa né come persona. La sveglia suona per tutte alle 5 e 45, alle 6,25 c' è l' Angelus, alle 7,30 le lodi, alle 8 la colazione, alle 8,20 la lettura spirituale, alle 9,15 l' ora terza della preghiera, alle 11,45 la messa, alle 13, 45 una pausa per la ricreazione e poi riprendono le attività di preghiera. Si va avanti così fino alle 22 e 30, quando si spengono le luci per tutte».

 

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Riusciva a pregare così tanto in un giorno?

«A fatica. Durante i cicli di preghiera avevo sempre male alle braccia, desideravo cambiare posizione e talvolta, nello spostamento o nell' appoggiarmi per sbaglio al bracciolo facevo rumore; la mia difficoltà con l' orazione era evidente: arrivavo alla fine dell' ora di preghiera, quando riuscivo ad arrivarci, con tutte le gambe addormentate e dolenti, mi alzavo in modo scomposto e facevo sempre rumore con il piccolo sedile: le religiose invece appaiono come statue di gesso o figure pietrificate. Il corpo quasi si annulla e questo accade anche durante la ricreazione».

 

Di che cosa si parla durante la ricreazione?

«Formalmente si potrebbe parlare di qualsiasi argomento, in realtà è tutto molto controllato. Raramente le monache parlano di sé, si confrontano sulle loro difficoltà magari perché non hanno capito un testo religioso, parlano delle famiglie o commentano le notizie che arrivano dal mondo esterno».

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Allora non c' è il distacco totale?

«Arrivano giornali anche se solo quelli religiosi, non c' è la televisione ma c' è una religiosa che per mezz' ora al giorno si connette con il mondo esterno attraverso il computer. Per il resto sono isolate. Ricordo che un giorno ho commesso un errore».

 

Cosa ha combinato?

«In una toilette, sopra gli asciugamani, ho trovato una chiavetta Usb.

Non l' ho presa, ma durante la ricreazione l' ho detto alle monache. Non ho ricevuto risposta, eppure credevo di essere stata gentile. Ho chiesto spiegazioni alla religiosa a cui ero stata affidata e lei mi ha chiarito che avevo sbagliato per due motivi: dicendo della mia scoperta avevo peccato di vanagloria e messo in difficoltà la responsabile del pc. Non avrei dovuto mettermi in mostra e avrei dovuto "proteggere" l' altra religiosa».

 

Ha conosciuto anche monache giovani?

«Sì, donne sulla quarantina».

 

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Ma è riuscita a capire qual è la motivazione principale che spinge alcune donne a entrare in clausura? Hanno una vocazione speciale?

«Non ho approfondito questo aspetto perché, durante le ore di ricreazione, non puoi parlare sempre con le stesse monache. E quindi, nonostante cercassi un dialogo con alcune in particolare, soprattutto con l' archivista che poteva darmi più informazioni, non ho creato un rapporto così intimo da poter fare queste domande. Direi che la motivazione è il desiderio di un dialogo diretto con la divinità, la ricerca di un misticismo puro».

 

Come sono le celle in cui vivono?

«C' è un lettino, un armadio, una sedia e un crocifisso».

 

Specchi?

SUORE CLAUSURASUORE CLAUSURA

«No, né in camera né in bagno. Nascosto nell' armadio c' è uno specchietto piccolo, come quello che le signore portano in borsa. Essendo il simbolo della vanità, va eliminato. L' unico specchio sono le altre suore che consentono un confronto e una verifica quotidiana e sono anche una continua fonte di apprendimento, visto che l' uso della parola è limitato: sono la regola personificata. La comunità è il libro vivente delle proprie consuetudini».

 

C' è rivalità tra le religiose?

«Questo tema è al centro della loro formazione. Le rivalità sono taciute e, d' altro canto, sono vietate le amicizie particolari. Anche se una persona è più simpatica di un' altra non riesci a frequentarla come vorresti sia per l' organizzazione rigida della giornata in monastero sia perché, come dicevo, durante la ricreazione è obbligatorio cambiare interlocutore ogni volta».

 

Com' è il cibo, si mangia quello che passa il convento?

«In un certo senso sì, anche se si mangia bene e in abbondanza. Ma anche nel refettorio c' è una forma di controllo della e sulla persona. Quando ti siedi a tavola non sai cosa c' è dopo, non puoi chiederlo. Se vuoi il bis devi fare un cenno col capo, ma magari poi arriva un secondo che ti piace tanto e non riesci a mangiarlo».

 

SUORA CLAUSURASUORA CLAUSURA

Si mangia in silenzio?

«Certo. Non puoi alzarti e devi mangiare in venti minuti massimo mezz' ora. Mi viene in mente un altro mio errore…». Dica… «Un giorno, durante la ricreazione, mi sono confidata con alcune monache: "Ho mangiato troppo, non sto bene"».

 

E loro?

«Non mi hanno risposto».

 

Un po' insensibili, per fortuna che sono religiose…

«Mi hanno spiegato che non si parla di cibo. Non c' è motivo. Se hai mangiato troppo, la prossima volta impari a controllarti e a mangiare di meno».

 

C' è qualcosa che non si aspettava di trovare in un monastero?

«Ritmi così incalzanti».

 

Manzoni ci ha regalato quel capolavoro di donna che è la peccaminosa monaca di Monza, che aveva scoperto il piacere del corpo con Egidio. Nella realtà le monache parlano di sesso?

papa a napoli, 'assedio' suore clausura a8d5d0bfpapa a napoli, 'assedio' suore clausura a8d5d0bf

«Non ho mai sentito discorsi di questo tipo, sono stata in due monasteri diversi per un totale di tre mesi, poco per affrontare questo argomento. Forse in qualche modo le monache avranno una loro sessualità ma non so dire nulla su questo».

 

Cosa ha imparato da quest' esperienza?

«Ho capito che parliamo troppo e spesso inutilmente».

 

Ha avuto la tentazione di farsi monaca veramente?

«No, ho sempre avuto un approccio da studiosa. Conservo però un bellissimo ricordo di quelle donne, padrone dei loro corpi e delle loro menti».

 

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