comune in dissesto

MOR-ENTI LOCALI: UN COMUNE SU OTTO È A RISCHIO DEFAULT - LA MAZZATA FINALE E' STATA LA SENTENZA DELLA CONSULTA N. 80 DEL 29 APRILE SCORSO CHE HA DEFINITO INCOSTITUZIONALI LE NORME CHE HANNO CONSENTITO DI SPALMARE, FINO A 30 ANNI, I DEBITI DEGLI ENTI LOCALI IN DIFFICOLTÀ FINANZIARIE STABILENDO UN OBBLIGO DI RIPIANO RAVVICINATO - I COMUNI PIU' IN CRISI SONO IN CALABRIA, SICILIA E CAMPANIA - E POI CI SI MERAVIGLIA CHE NESSUNO ABBIA LA VOGLIA DI FARE IL SINDACO…

Antonella Aldrighetti per "il Giornale"

 

COMUNE IN DISSESTO

A.A.A. Cercasi candidato sindaco volenteroso per comune in evidenti difficoltà economiche. Potrebbe suonare più o meno così l' invito delle diverse forze politiche per ingaggiare aspiranti primi cittadini, nelle amministrative del prossimo autunno, capaci di correggere gli squilibri finanziari ed evitare le conseguenze negative delle dichiarazioni di dissesto. Già perché nella nostra penisola è in condizione di dissesto, o pre-dissesto finanziario un comune su 8, (precisamente 1.083 su un totale di 8.389).

 

Una realtà sulla quale rischia di avere un impatto significativo la sentenza della Consulta n. 80 del 29 aprile scorso che ha definito incostituzionali le norme che hanno consentito di spalmare, fino a 30 anni, i debiti degli enti locali in difficoltà finanziarie stabilendo un obbligo di ripiano ravvicinato.

 

luciana lamorgese

L'improvvido rapporto elaborato da Csel, Centro studi enti locali, e Adnkronos rileva, a livello regionale, la netta prevalenza di bilanci in rosso tra i comuni calabresi seguiti da quelli siciliani e campani. Quella sentenza rischia di scatenare un putiferio economico considerando che quegli enti locali, che hanno ripetutamente fatto ricorso a liquidità a debito per onorare gli ammanchi, oggi si ritrovino a misurarsi con un peggioramento dei conti. Due le strade: determinare la necessità di avviare un piano di riequilibrio pluriennale di rientro per i piccoli ripiani oppure, il crac finanziario, per chi galleggia nel limbo del predissesto.

 

Non se la passano meglio quei 400 comuni dove, secondo i dati del Viminale, è in corso attualmente la pratica del riequilibrio finanziario. In questa categoria ci sono maxi amministrazioni come Napoli, Catania, Messina, Reggio Calabria, Foggia, Pescara, Terni, Andria, Lecce, Alessandria, Brindisi e Guidonia, ma anche tutta una serie di enti di piccole e medie dimensioni, la maggior parte dei quali concentrati tra Calabria (86), Sicilia (83) e Campania (64).

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

 

Di contro Valle d' Aosta e Friuli risultano le uniche regioni che non hanno enti in dissesto o riequilibrio, segue il Trentino, che conta solo un pre-dissesto e Sardegna che si ferma a quota 4 dissesti ed ha all' attivo zero riequilibri.

 

Passando invece sotto la lente il resto dello Stivale di enti dissestati, alla data del 31 dicembre 2020, se ne contano 683. Chi si guadagna la maglia nera anche in questo caso è di nuovo il Mezzogiorno che vede primeggiare la Calabria con 193 comuni in default, seguita dalla Campania (173) e dalla Sicilia (80).

COMUNE IN DISSESTO

 

A un passo dal poco ambito podio, il Lazio, con 53 comuni dissestati, seguito dalla Puglia che ne conta 46. Certo è che con questo scenario l'esasperazione su responsabilità e scelte politiche del primo cittadino non sono ritenute da escludere.

 

Un proposta per garantire i sindaci arriva da Matteo Salvini. Il leader della Lega avanza di aumentare gli stipendi ai sindaci «è una mia proposta. Ma non solo per aumentare stipendi ma anche le tutele legali precisa Salvini -. Perché fare il sindaco a 1.000 euro al mese, non è degno. Che ci siano sindaci di grandi città come Milano e Roma che prendono 3-4 mila euro non è possibile».

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