siccita sicilia renato schifani

NE DEVE PASSARE ACQUA SOTTO I PONTI PRIMA DI RISOLVERE LA DISASTROSA EMERGENZA IDRICA IN SICILIA – GIAN ANTONIO STELLA: “QUARANTASETTE DIGHE (SOLO 20 COLLAUDATE!) DI CUI OGGI 17 GIÀ DISMESSE. PIÙ ALTRE ABBANDONATE PRIMA ANCORA DI ESSERE FINITE DOPO AVERE STUPRATO IL PAESAGGIO. CHE FARE ORA? LA REGIONE CI HA PROVATO ANCHE COL PNRR. UNA DISFATTA: 31 PROGETTI PRESENTATI, 31 BOCCIATI..."

Estratto dell’articolo di Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”

 

renato schifani

«Ho ereditato una situazione disastrosa», dice Renato Schifani. Ereditata da chi: dai due soli governi di centrosinistra durati in totale 7 anni (su 78!) o dai 28 di centro e centrodestra dalla Dc in giù? Dettagli. Ma che sia disastroso il sistema della gestione dell’acqua siciliana (e qui stendiamo un velo sulle perdite delle condotte idriche al 56,1% e delle peggiori fognature d’Italia che servono il 76,5% dei cittadini e a Catania il 35,8%) è verissimo.

 

[…] Tutti gli invasi, siciliani e non solo, hanno due quote di riferimento.

SICCITA' IN SICILIA

Una sui progetti ingegneristici, l’altra una soglia di sicurezza fissata dalle autorità di bacino. Soglia superata, sversamento automatico. Decide Giove pluvio. Soprattutto in questi tempi stravolti dal Climate change . Quando ancor più di un tempo sarebbe indispensabile una manutenzione seria. Proprio questo, denuncia il commissario straordinario per l’emergenza idrica Nicola Dell’Acqua, è il tasto dolente.

diga di blufi in sicilia 1

 

Vale per l’Italia intera, ma in Sicilia a maggior ragione. Lo dimostrano la selva infestante cresciuta nei canali di sfogo della diga Trinità e certe foto scattate in momenti di recente siccità, le «torri di presa» che misurano le quote e svettano dai bacini in crisi, i razionamenti in comuni come Caccamo che domina con la sua rocca normanna il lago Rosamarina («Ma pompare quel che ci serve lì sarebbe costosissimo», sospira il sindaco Franco Fiore) eppure apre i rubinetti soltanto ogni otto giorni. Dicono tutto le tabelle del monitoraggio quotidiano della stessa Regione Siciliana.

siccita in sicilia 3

 

Che marcavano ieri la presenza lì a Rosamarina, a dispetto di vecchi resoconti sull’«enorme capienza» che avrebbe «risolto l’annoso problema dell’approvvigionamento idrico di Palermo», di uno striminzito 14,11% dell’acqua potabile consentita e del 10,30% di quella teorica (100 milioni di metri cubi!) del progetto iniziale. Né rassicurano i monitoraggi su altri bacini. Come a Scanzano oggi al 30% del livello ipotizzato, Poma (25%), Piana degli Albanesi (22%), Garcia (15%). E questo a inverno già finito.

siccita in sicilia 1

 

Dati che, dice il commissario, non consentono ottimismi. Anzi. Anche perché ogni periodo di siccità si porta dietro ulteriori problemi. Basti vedere le bucoliche campagne di Castelvetrano sfigurate da spropositati tappeti di pannelli fotovoltaici e gigantesche palizzate eoliche. «Eravamo da secoli il granaio della Sicilia», spiega Mariano Ferraro di Legambiente confermando un’inchiesta di Terraevita sul drammatico abbandono dei terreni: «Poi gli agricoltori si sono visti pagare 25 centesimi un chilo di frumento. Da fame. Va da sé che se ti offrono 50 mila euro l’ettaro per metterci impianti di energie alternative...». Vale per il grano, vale per le vigne.

siccita in sicilia 2

 

Eppure, ricorda il funzionario regionale Tuccio D’Urso incaricato nel ’91 di mappare i lavori nel settore idrico, furono spese per l’acqua somme immense: «Solo per elencare gli interventi ho avuto bisogno di 47 pagine». Per un totale di 7.000 miliardi di lire dell’epoca, «non meno di 8 miliardi di euro senza contare l’inflazione che ne moltiplicherebbe l’importo finale almeno per quattro». Risultato di tanti decenni, sforzi e denari?

 

siccita e autobotti in sicilia 1

Quarantasette dighe (solo 20 collaudate!) di cui oggi 17 già dismesse. Più altre abbandonate prima ancora di essere finite dopo avere stuprato il paesaggio. Come quella di Blufi il cui cadavere cementizio oggi ingombra orrendo le Madonie dopo essere costato ai tempi 260 miliardi di lire più 4 milioni di euro spesi di recente per rispondere a una domanda: che fare ora?

Domanda ricorrente, sull’acqua. La Regione ci ha provato anche col Pnrr. Una disfatta: 31 progetti presentati, 31 bocciati.

 

dissalatori 8

 

«Pregiudizi antimeridionali!», hanno strillato da palazzo d’Orleans. No, ha risposto l’Osservatorio Conti Pubblici della Cattolica: «La bocciatura pare dovuta alla debolezza dei progetti dalla Sicilia e alle carenze della sua amministrazione che a loro volta potrebbero dipendere da politiche poco meritocratiche di selezione del personale». Traduzione: troppi addetti scadenti assunti per motivi clientelari.

 

Sul tema un paio d’anni fa intervenne pure Matteo Salvini: «Sto lavorando come un matto per recuperare il tempo perso sulle dighe, gli acquedotti e le fognature in Sicilia».

Poi, dice l’archivio Ansa (una manciata di takes generici sull’acqua isolana, 373 sul Ponte di Messina) ha lasciato che se la sbrigassero a Palermo. Dove Renato Schifani («Non ho fatto manco un giorno di ferie», disse durante l’ultima siccità) ha promesso di investire 290 milioni.

siccita in sicilia 7

 

Per le attese manutenzioni? No, la precedenza va a 5 dissalatori (da molti sconsigliati, Cnr compreso) per lui «fondamentali a garantire l’approvvigionamento idrico e affrontare i cambiamenti climatici».

Tre andrebbero a Porto Empedocle, Trapani, Gela. Dove giacciono arrugginite le salme industriali dei dissalatori precedenti. Abbandonati anni fa per i costi proibitivi. E intanto a Gela, per il rudere attuale, stanno ancora pagando 10,5 milioni di debiti l’anno fino al 2026... Auguri.

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