donnie brasco

NEL 1942, LA MAFIA ITALO-AMERICANA AIUTÒ IL GOVERNO USA A VERIFICARE CHE NON VI FOSSERO SABOTATORI NAZISTI NEI PORTI DI NEW YORK. GRAZIE A QUEL PATTO, "LUCKY LUCIANO" FU LIBERATO E GLI FU POSSIBILE TORNARE IN ITALIA - FEDERICO VARESE, DOCENTE DI CRIMINOLOGIA: "A NEW YORK, LA COSA NOSTRA È ANCORA VIVA. RIEMERGONO NOMI DI FAMIGLIE E PERSONAGGI CHE SEMBRANO USCITI DA DONNIE BRASCO. I MAFIOSI SONO MOLTO PIÙ SERI DI TRUMP: PARLANO POCO E NON A VANVERA, MANTENGONO LE PROMESSE..."

Estratto dell'articolo di Enrico Franceschini per "il Venerdì di Repubblica"

 

donnie brasco

C'è una scena nel film Il padrino-parte I, talmente memorabile da essere ancora oggi riproposta dai social, in cui don Vito Corleone, interpretato da Marlon Brando, risponde così al capo di un altro clan mafioso newyorchese che gli propone di collaborare nel traffico di droga: "Devo rifiutare la sua offerta. I miei protettori politici non hanno nulla da dire finché mi occupo di scommesse clandestine e gioco d'azzardo, li considerano un vizio innocente. Ma se entrassi nel business dei narcotici, perderei il loro appoggio". La pellicola diretta da Francis Ford Coppola è del 1972.

 

lucky luciano

Oltre mezzo secolo dopo, gli arresti di decine di membri di tre delle cinque famiglie che si spartiscono il crimine organizzato a New York (Bonanno, Genovese e Gambino – le altre sono Lucchese e Colombo), per un racket da milioni di dollari di scommesse illecite e partite di poker truccate (in cui erano coinvolti un famoso allenatore e un celebre giocatore della Nba, la lega professionistica di basket Usa), potrebbero indurre a credere che da allora non è cambiato nulla, se la mafia italoamericana continua a prosperare grazie al "vizio innocente" del gioco d'azzardo.

 

In realtà, nella Cosa Nostra degli Stati Uniti, «è cambiato molto», dice Federico Varese, nato a Ferrara e docente di Criminologia all'università di Oxford, a lungo consulente dei romanzi di John le Carré (sul quale nel 2025 ha curato una mostra e un libro) e uno dei maggiori esperti mondiali sulla criminalità organizzata (ne ha scritto in Mafie in movimento Einaudi). [...]

 

Partiamo dall'inizio, professor Varese: quando e come si sviluppa Cosa Nostra in America?

tony soprano depresso1

«Un momento cruciale è stato il proibizionismo del 1920-'30, con cui il governo americano rese illegale il commercio di alcolici: la mafia si candidò a governarne i flussi, a trovare l'alcool e a gestire i conflitti tra produttori e distributori. Ma famiglie mafiose esistevano a New York già prima del 1920, strutturate in maniera rudimentale, impegnate soprattutto in piccole estorsioni. Molti italiani poi entrati nei ranghi della mafia, come Al Capone e Lucky Luciano, erano intruppati nella Five Points Gang, l'associazione criminale immortalata da Martin Scorsese nel film Gangs of New York».

 

tony soprano

È vero o è un mito che nella Seconda guerra mondiale la mafia newyorchese ottenne che milioni di immigrati italoamericani non venissero internati in campi di prigionia, in quanto sospettati di complicità con un Paese nemico, come invece capitò agli immigrati giapponesi?

«Non ci sono prove che la mafia ebbe un ruolo del genere. Gli italiani erano molto integrati, politicamente influenti e assai più numerosi dei giapponesi: cinque milioni rispetto a circa 130 mila. Sarebbe stato impossibile internarli tutti. Nondimeno, 600 mila subirono restrizioni e duemila furono internati. Nel 1942 la mafia americana, però, aiutò il governo Usa a verificare che non vi fossero sabotatori nazisti nei porti di New York. Grazie a quel patto, Lucky Luciano fu liberato e gli fu possibile tornare in Italia».

 

In passato ci sono stati sanguinosi regolamenti di conti fra le famiglie mafiose di New York, come l'assassinio nel 1957 di Albert Anastasia sulla sedia di un barbiere sulla 56esima strada, e di Paul Castellano all'ingresso di una bisteccheria sulla 46esima nel 1985. Perché sono diventati più rari?

«Nonostante alcuni episodi eclatanti, i rapporti all'interno della mafia italoamericana sono sempre stati più pacifici rispetto a quelli interni alla mafia siciliana e ai massacri che ci sono stati in Sicilia. Dopo la guerra Castellammarese del 1930-'31, Lucky Luciano ha gestito bene i conflitti tra le famiglie. Inoltre, la capacità repressiva dell'Fbi è stata altissima».

 

Cos'altro è cambiato nella Cosa Nostra americana degli ultimi decenni?

al pacino johnny depp donnie brasco

«In una parola: la droga. Il proibizionismo aveva permesso a Cosa Nostra di crescere e radicarsi, in particolare a New York. La legalizzazione del consumo di alcol e poi del gioco d'azzardo le tolse due mercati importantissimi. Perciò, in seguito ha puntato sui narcotici. Ma oggi i protagonisti del narcotraffico sono gruppi colombiani e brasiliani, che lavorano con la `ndrangheta in Europa e emissari latinoamericani negli Usa. Tutto il mercato del fentanyl è ormai estraneo alla mafia italoamericana».

 

E cosa ci suggerisce il recente caso del poker con il trucco a New York?

«Che la mafia italoamericana è ancora viva: sa usare la violenza e controlla alcune zone di New York. In questa storia riemergono i nomi di famiglie date per morte e personaggi che sembrano usciti dal film Donnie Brasco, con battute come quella di Angelo Ruggiero Jr., del clan Gambino, che intimidisce un testimone avvertendolo: sai come trattiamo chi tradisce, andiamo a farlo di persona».

 

ralph santaniello

Ma la mafia descritta dalla saga de Il padrino, o più tardi dalla serie televisiva I Soprano, corrisponde a quella della realtà?

«Ne è abbastanza lontana. In genere i figli dei boss non diventano boss a loro volta, come vuole farci credere Il padrino e di certo non vanno dallo psicoanalista come fa Tony Soprano! Ma i mafiosi hanno amato Il padrino, ne hanno copiato frasi e atteggiamenti».

 

Nella Little Italy di Manhattan non vivono quasi più italoamericani: Mulberry Street sopravvive come un set cinematografico per turisti. Su quella via ci sono ancora i "social club" in cui un tempo si riunivano i mafiosi e la processione annuale per la festa di San Gennaro simile a quella che si vede nel Padrino: ma la mafia newyorchese si è trasferita altrove?

«Sì, come del resto gli italoamericani di New York, che ora abitano a Brooklyn, Staten Island e nel New Jersey. La mafia newyorchese è inoltre passata attraverso una crisi di vocazioni, ma non mancano le nuove leve, come il 53enne Ruggiero Jr., coinvolto nel caso del poker, figlio di un boss dei Gambino. Diversamente dagli anni 50-60, le nuove reclute sono spesso figli di vecchi mafiosi [...]

 

Federico Varese

In verità, i mafiosi sono molto più seri di Trump: parlano poco e non a vanvera, mantengono le promesse. Alcuni sono anche molto intelligenti. Ciò non toglie che si dovrebbe indagare sul rapporto storico tra le attività di palazzinaro del presidente e Cosa Nostra, da sempre presente nel settore immobiliare di New York».

lucky luciano

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