IL CONTO DEI MISTERI – NELL’INCHIESTA SULLE TANGENTI SAIPEM IN ALGERIA SPUNTA IL CONTO “ZANNAROSSA” A LOCARNO – CI OPERAVA L’EX AD TULLIO ORSI MA ERA DEL MANAGER DI UN FORNITORE, OGGI MORTO

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera

 

Nome del conto svizzero: «Zannarossa». Un conto talmente strano che a un certo punto la banca stessa non sa più a chi chiedere cosa fare del denaro depositatovi. È l’ultimo mistero che affiora dalle carte dell’inchiesta milanese sulle tangenti che Saipem avrebbe pagato nel 2006-2010 in Algeria per ottenere 8 appalti. 


Un mistero buffo, per come lo racconta il dirigente Saipem che senza plausibile motivo vi ha attinto almeno mezzo milione di euro. Ma forse anche un mistero parecchio più serio, se dietro vi si scorgesse il dubbio di (più piccole) tangenti private a margine dei 198 milioni di tangenti che costituiscono il cuore dell’indagine. 

Pozzi di petrolioPozzi di petrolio


Tullio Orsi era l’amministratore delegato di Saipem Algeria, è una delle otto persone (tra cui l’ex numero uno di Eni, Paolo Scaroni) per le quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per corruzione internazionale di politici algerini, ed è uno dei due indagati che hanno reso dichiarazioni valorizzate dall’accusa. Ma una rogatoria fa scoprire che si è dimenticato un dettaglio: Zannarossa, al Credito Svizzero di Locarno. 


«Io avevo — risponde allora Orsi — poteri di firma insieme al direttore commerciale di “Alma”, società di Genova attiva nel catering». Orsi fa il nome, che qui non si indicherà perché è morto, e allo stato non è accertabile se si tratti di riferimento vero o di scaricabarile sul morto. A detta di Orsi, infatti, costui «mi disse che i Cavalleroni (titolari di “Alma”, ndr) volevano ampliare e diversificare il loro business in Algeria partecipando anche alle gare per la fornitura e costruzione degli alloggi dei campi. Mi venne chiesto di aiutarli a preparare le offerte tecniche, lo feci nei ritagli di tempo, e loro vinsero gare indette da Sonatrach, Bhp, Saipem, Gaz de France». Orsi nega turbative d’asta o tangenti: «In alcun modo e in nessun caso vi è stata una relazione tra questa mia attività per loro e il mio ruolo in Saipem Algeria, non avevo alcuna possibilità di “mettere una buona parola”». 

algeria amenas impianto petrolifero algeria amenas impianto petrolifero


Eppure nel 2009 lo scomparso manager di “Alma” si rivela Babbo Natale: «Per il mio aiuto mi offrì 300.000 euro. Mi disse che Giuseppe Cavalleroni era d’accordo. Mi disse che mi avrebbe fatto mettere la firma su un conto che lui aveva in Svizzera, in modo tale che qualunque cosa succedesse io potevo autonomamente prelevare da questo conto 300.000 euro». Attimo di sbalordimento, e infatti Orsi aggiunge: «Mi rendo conto che tutto ciò implica l’esistenza di rapporti di particolare fiducia, ma ribadisco che io e lui (il morto, ndr) eravamo veramente molto amici».

 

Massimo Giannini Paolo Scaroni Massimo Giannini Paolo Scaroni

Un amico dal quale Orsi ammette di «aver ricevuto ulteriori 200.000 euro. Non mi venne data una particolare spiegazione di questo secondo bonifico. Mi disse solo che “andava bene così”. Mi diceva che sul conto arrivavano somme dal gruppo e lui ci “faceva la cresta”. Quando morì nel 2010, la banca mi chiamò ed erano molto allarmati perché non sapevano cosa fare dei depositi su Zannarossa. Io dissi al direttore di banca che non era denaro mio e di mandarli alla vedova». Interpellati dal Corriere , Cavalleroni senior declina «perché convalescente», il figlio Cesare perché «in azienda solo da un anno». E mentre la Procura valuta se esistano reati teoricamente ipotizzabili (corruzione privata? Traffico di influenze?), è Saipem (con l’avvocato Paola Severino) a chiedere ai pm di indagare anche a tutela dell’azienda eventuale parte lesa. 

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)