sonno dormire

NON RIUSCITE A RICORDARE UN CAZZO? SARÀ PERCHÉ DORMITE MALE – UN NUOVO STUDIO DIMOSTRA CHE UN SONNO DI SCARSA QUALITÀ PUÒ PORTARE AL DETERIORAMENTO DEL SISTEMA GLINFATICO , LO “SPAZZINO” DEL CERVELLO CHE RIMUOVE I PRODOTTI DI SCARTO DEL METABOLISMO CEREBRALE, CHE POTREBBE PORTARE A PROBLEMI DI MEMORIA O A PROBLEMI NEUROGENERATIVI – È PER QUESTO CHE È IMPORTANTE DORMIRE BENE E PER ALMENO 7-8 ORE A NOTTE (O ALMENO MAI SOTTO 5): UN TRUCCHETTO? APRIRE LE FINESTRE AL MATTINO AIUTA A…

 

Estratto dell’articolo di Alice Vigna per “Salute – Corriere della Sera”

 

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Dimenticate dove avete lasciato le chiavi dell’auto, vi capita di non ricordare al primo colpo un indirizzo o un nome? Potrebbe essere colpa di un sonno di scarsa qualità, soprattutto se non siete più giovanissimi, e tuttavia la soluzione potrebbe essere semplice come fare tutti i giorni una bella passeggiata al mattino: lo dimostrano due recenti studi condotti entrambi su anziani. […]

 

Come dimostra la prima ricerca, realizzata da esperti dell’Università di Hong Kong, un sonno di scarsa qualità si associa ad alterazioni della funzionalità del sistema glinfatico , lo «spazzino» del cervello che rimuove i prodotti di scarto del metabolismo cerebrale. […]

 

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«Il peggioramento del sistema glinfatico si associa a una diminuzione delle connessioni strutturali e funzionali fra le cellule nervose, perciò può effettivamente tradursi in problemi di memoria», commenta Luigi Ferini Strambi, responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

 

«Va detto però che il sistema glinfatico funziona inevitabilmente un po’ meno con l’andare degli anni perché invecchiando diminuisce la quantità di sonno profondo, ovvero la fase in cui il sistema è “più attivo”; pure la posizione che si assume nel sonno lo influenza, perché dormendo supini il sistema glinfatico lavora peggio. È stato osservato infatti che persone con malattie neurodegenerative in fasi iniziali tendono a dormire di più sulla schiena e questo può favorire un ulteriore deterioramento delle funzioni cognitive».

 

Per far sì che lo spazzino cerebrale agisca al meglio e non avere grossi intoppi di memoria quindi è bene dormire su un fianco e per un numero sufficiente di ore: dopo i 65 anni la quantità di sonno necessaria per stare bene diminuisce, ma la “forchetta” adeguata resta fra 7 e 8 ore e non si deve scendere al di sotto delle cinque ore di riposo.

 

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Il sonno però deve essere anche di buona qualità e non solo per favorire l’attività del sistema di pulizia cerebrale perché, come aggiunge Ferini Strambi: «Non è l’unico elemento che incide sulla memoria. In chi soffre di apnee ostruttive notturne (e quindi russa e resta letteralmente senza fiato per qualche secondo, ndr ) il sonno frammentato e i cali intermittenti nell’apporto di ossigeno al cervello per esempio hanno effetti negativi diretti sulle cellule nervose, aumentando i disturbi di memoria».

 

Mantenere una buona qualità e quantità di sonno nella terza età non è impossibile e il primo suggerimento arriva da un secondo studio, dell’Università inglese del Surrey, che ha osservato come l’esposizione alla luce al mattino aiuti a essere più attivi durante la giornata e anche a dormire meglio. […] Soprattutto al mattino è bene uscire e camminare, come conferma Ferini Strambi: «Con la bella stagione del resto è anche più facile: passare più tempo all’aperto nella luce naturale aiuta a fare più attività fisica, migliora l’umore e favorisce il riposo notturno.

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L’esposizione alla luce deve essere abbondante di giorno, ma del tutto assente di notte: anche una piccola fonte luminosa in camera disturba il sonno e per esempio interferisce con l’inibizione notturna della produzione dell’ormone dello stress, il cortisolo, con il risultato di aumentare anche il rischio di ipertensione e diabete». […]

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